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CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI, VALÈRIE PERRIN, E/O

Perché non lo leggono tutti questo libro? Perché non è oggetto di culto? Bisogna leggerlo una volta nella vita e poi rileggerlo meditando su frasi come queste: “Appena i pensieri ti portano verso le tenebre prendi le cesoie e taglia via la tristezza” o anche ”Mi piace dare la vita. Seminare, innaffiare, raccogliere e farlo di nuovo ogni anno. Mi piace la vita com’è oggi, soleggiata. Mi piace essere nell’essenziale.”.
L’autrice ha collocato il suo personaggio – una donna  che inizia la vita col piede sbagliato e per di più si chiama Violette, come la Traviata – in una zona d’ombra fra la vita e la morte. Abita nella casetta del custode di un cimitero e cura con affetto lapidi e tombe e anche gatti e cani che perdono i loro padroni, ascolta chi vuol essere ascoltato, chiacchiera con i necrofori e discute con il prete, coltiva con amore fiori e ortaggi, incrocia altre persone che arrivano fin lì sospinte dal dolore o dalla ricerca di un qualche significato e offre loro un tè. La sera si regala due gocce di liquido color rubino, il sangue delle vigne di Porto, in un momento perfetto.
Questo suo mondo sospeso  affonda le sue fondamenta in una vita che è stata flagellata dalla Tragedia, con la T maiuscola. Violette l’ha attraversata. Per questo bisognerebbe ogni tanto rileggerne qualche pagina e imbiancare le fondamenta della nostra vita.

 

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