CASA TYNEFORD  DI NATASHA SALOMON, NERI POZZA 2020

Una vicenda che si snoda tra l’Austria e la Gran Bretagna, un incontro tra due mondi distanti geograficamente e culturalmente, l’amore come linguaggio universale: ecco in sintesi le fila che animano Casa Tyneford, l’ultimo romanzo della Salomon, che già ci aveva fatto fremere e sognare con i Goldbaum.
Elise, nel pieno delle leggi razziali e dell’Anschluss hitleriano, viene inviata dalla famiglia appartenente all’alta borghesia ebraica viennese - madre e sorella concertiste, padre scrittore- in Inghilterra, come cameriera nella tenuta Tyneford: l’impatto con il nuovo ambiente non sarà facile, ma poco per volta, grazie a Kit, figlio di Mister Rivers, il proprietario della casa, la ragazza  imparerà non solo la lingua ma ad apprezzare il paesaggio che la circonda, fino a sentirsene parte integrante.
Purtroppo, i venti di guerra si faranno sentire anche in Gran Bretagna e la vita non farà sconti a nessuno: Elise dovrà imparare ad accettare la nuova realtà e a convivere con essa.
Molti i sapori e i profumi disseminati nel romanzo: il libro di Margot che emana aroma di violetta, la voce di Anna, la madre, che è fatta di ciliegie e cioccolato, il the  scuro con zucchero e latte di casa Tyneford,, il caffè, lo sherry, il brandy, le bevute di  champagne, lo stordimento provocato dal whisky, ma a rimanere  scolpita nella mente è soprattutto l’ immagine di Mr Rivers nei campi che, tra un lavoro e l’altro, mangia pane e formaggio bevendo birra.

 

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