foto.jpg

RIFLESSIONE

PER QUESTA GIORNATA- VENERDI' SANTO

Proponiamo qualche riflessione su Giuda.

L’anno scorso avevamo parlato dell’omonimo romanzo di Amos Oz, che ne dava un’interpretazione personale, ora osserviamo il particolare del suo viso, all’interno dell’”Ultima cena” di Rubens, quadro realizzato nel 1632.

La sua sembra quasi una posizione isolata rispetto al resto degli Apostoli, ma a colpire è soprattutto l’espressione del suo volto: cosa nasconde? Cosa ci rivela?

Paura? Incertezza? Un dubbio estremo?

Sembra quasi si rivolga a noi e ci guardi dalla distanza ti tutti questi secoli, per dirci qualcosa.

Per esprimerci i suoi dubbi.

Per mostrarci che le sue paure potrebbero essere, forse, le nostre paure; il suo tradimento il nostro tradimento.

“Povero Giuda”, diceva don Primo Mazzolari, riservandogli lo sguardo pietoso con cui si guarda chi è alle soglie della disperazione, di una scelta estrema.

“Povero Giuda”, possiamo dire anche noi oggi, povero come ogni uomo che non riesce più a controllare i propri impulsi, le proprie paure, i propri egoismi.

 
foto  pia senese.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

DANTE, PURGATORIO, V, 130-136

Nel VII centenario della morte di Dante, ci piace proporre ancora qualche terzina tratta dalla sua opera principale. Precedentemente avevamo commentato insieme a voi i famosi versi del V canto dell’Inferno- Amor, ch’a nullo amato amar perdona-- che descrivevano l’amore tra Paola e Francesca e si concludevano con la maledizione rivolta a colui che li aveva uccisi, Gianciotto marito di lei nonché fratello di lui: - Caina attende chi a vita ci spense-
Ora invece parliamo della Pia Senese, ovvero di Pia de’ Tolomei, uccisa dal marito, forse per essere libero di sposare un’altra donna.

«Deh, quando tu sarai tornato al mondo
 e riposato de la lunga via», 
seguitò ’l terzo spirito al secondo, 

«ricorditi di me, che son la Pia;
 Siena mi fé, disfecemi Maremma: 
 salsi colui che ’nnanellata pria 

disposando m’avea con la sua gemma».

L’atteggiamento di questa donna è di blanda nostalgia, di vago ricordo della vita terrena e del matrimonio (inanellata con la sua gemma disposandomi).
La sua vita terrena è tutta compresa nell’incrocio di vita e morte (Siena mi fé: sono nata a Siena; disfecemi Maremma: sono morta in Maremma), chiede solo di essere ricordata, ma come le altre anime del Purgatorio non maledice né invoca vendetta. 
Ed ora a voi, cari lettori: vi piacciono questi versi? Cosa ne pensate?

 
foto.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

UNGARETTI, Commiato- Locvizza il 2 ottobre 1916, Il  Porto Sepolto

Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l'umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento


Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso


Ci piace ricordare l’incontro tra Ungaretti ed Ettore Serra, giovane tenente: a lui affidò tutti i foglietti, cartoline in franchigia, spazi bianchi di lettere ricevute …  su cui aveva scritto le sue poderose e folgoranti intuizioni poetiche.

In questo breve componimento, posto in chiusura de “Il porto sepolto”, il poeta ci viene mostrato alla ricerca della parola che possa sondare l’abisso misterioso nascosto all’interno di ciascuno di noi.

Ed ora a VOI.

Cosa è per voi “poesia” e quale, secondo voi, è la sua “funzione”?

 
foto.jpg

LA GIORNATA DELLA POESIA

RICEVIAMO DALLA NOSTRA AMICA CLAUDIA


Giornata internazionale della Poesia.                21 Marzo 2021


"Sono nata il ventuno a primavera 

ma non sapevo che nascere folle

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta." 


Poche righe di Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931, bastano per dare il senso di cosa possa essere la poesia. 

E per far venir voglia di procedere con altre righe, nuove poesie, sue, non sue, tue, mie, di chi ha cercato, incontrato, vissuto poesie. 


E a un’altra donna non posso negare ancora la voce. 1800.

"L'erba ha così poche occupazioni

un mondo di semplice verde

con solo farfalle su cui meditare

e api da ospitare" 

Emily Dickinson


Due pennellate per immergerci nella natura piena e sazia di sé. 


E da ultimo Catullo. Un salto indietro di 2000 anni. 

“Odi et amo “, tradotto in dialetto napoletano da Stefano Benni, mi è sembrato rendesse più di tutte le versioni in italiano.

“Odio e amo:

fusse che chiedi:

perché lo faccio?

Nunn’o saccio

ma lo faccio

e mme sient’nu straccio.”


Epoche completamente diverse da cui rimbalzano le poetiche, domande a cui non sappiamo rispondere, sentimenti e contemplazioni, stupori e slanci nel cuore e nell’animo umano.

Quali sono le voci dei poeti che parlano a voi, la vostra poesia preferita, la prima che avete imparato a memoria?

O la poesia non fa parte dei sogni e delle passeggiate che fate? Preferite ammirare un quadro ed entrare lì a passare qualche ora o giorno? O è la musica la vostra poesia?

 
foto.jpg

GLI EXTRA DEL GIOVEDI'

CONSIDERAZIONI di Danilo Mauro Castiglione, 2019 Algra Editore

Attraverso una personalissima rielaborazione di testi che spaziano attraverso le più varie tradizioni, filosofiche, epiche, letterarie, religiose, Castiglione ci propone interessanti riflessioni sul nostro passaggio sulla terra, attraverso il tempo, il nostro desiderare altro, fino al ritorno a quella eternità cui apparteniamo.
Il nostro non è un viaggio “in solitaria” ma in compagnia: senza la dialettica tra me e l’altro, che appare talvolta la negazione di noi stessi, non esiste un fare per essere completi nella nostra autenticità.
Molti i temi, che rappresentano il cuore del libro stesso, su cui Castiglione riflette: il tempo, di cui perdiamo il senso in una corsa verso un fare che troppo sempre appare un nulla; il deserto, che non è tanto uno spazio fisico geografico quanto il modo di esistere delle nostre moderne insensibilità; la mancanza di amore che porta a isolarci in un ego che non ci appaga.
La realtà nella quale siamo immersi, suggerisce Castiglione, può acquistare senso solo guardata attraverso uno sguardo completamente nuovo per giungere alla sua piena comprensione che va verso l’Oltre.
Quale il sapore di queste considerazioni? Quello del melograno: gli innumerevoli chicchi, tenuti insieme dal tegumento rosso, sono il simbolo di quell’unità perduta che l’uomo aspira a ricostituire.

 
FOTO.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

LA TRAFILA DELLA FARFALLA DI OMAR GELLERA

Vogliamo festeggiare l’arrivo imminente della primavera con questa bella poesia di Omar Gellera, in cui la rinascita della natura diviene simbolo della rinascita di ogni essere umano: la farfalla è il sogno cui aspirano le nostre potenzialità inespresse; il mare, con le sue onde, è il liquido dal quale nasciamo e in cui ci sentiamo trasformare a nuova vita.

Lasciamo però la parola ai lettori, per proporre la propria personale interpretazione

LA TRAFILA DELLA FARFALLA


Sono le gocce di pianto e sudore

a costellare il nostro fiume,

a dar forma alle nostre onde. Nuotiamo, sbracciamo, affondiamo

fin dai giorni della placenta,

fino all’ultima boccata d’aria.

E quando il flusso inonda la gola

e una zattera ha il gusto del miraggio

ci perdiamo nel caos della corrente, siamo acqua che si perde nell’acqua. Ma alzando la testa, lassù,

dove il cielo si sfoglia leggero,

dove le ali calano l’armatura,

lo sforzo abbraccia l’auspicio del bruco.

È nel culmine della trasformazione,

nell’esplosione della latenza

che riponiamo tutti i nostri sogni:

nella trafila di una farfalla.

 
FOTO.jpg

GLI EXTRA DEL GIOVEDI'

L’UOMO A PEDALI di Roberto Bonfanti, 2021 Edizioni del Faro

A trent’anni, Sergio è costretto a fare un bilancio della sua esistenza, crudo e veritiero.
Una la sua grande passione perduta: correre in bicicletta.  Questo suo amore, che ha dato senso alla sua vita fino al grande incidente che ha messo fuori uso il suo ginocchio, diviene metafora di tutte le passioni cullate, coltivate e poi perdute.
La morte del nonno amato era stata da lui celebrata affrontando in suo onore i trentasei tornanti che conducono al Tonale, ma non ci sono prove che possano fargli elaborare il lutto per la perdita di sé come uomo.
Così, perso in lavori ripetitivi e inappaganti, in amori consumati voracemente e velocemente abbandonati, in serate e notti bagnate da vino, birra, grappa e alcol, si trascina fino all’ingresso nell’anno che dovrebbe segnare il suo trentesimo compleanno.
Sulla sua bicicletta affronterà, con la gamba sempre più dolorante, la salita che dovrà dare un senso al suo dolore. Allo scoccare della mezzanotte, sospeso sul parapetto che dà su di una linea d’arrivo che è il fiume reso nero dalla notte, ripensa alle parole di Kundera:
“Le vertigini non sono dovute alla paura di cadere ma all’attrazione fatale verso il vuoto:
al desiderio profondamente inconscio di lasciarsi precipitare a dispetto di ogni razionalità e ogni istinto di sopravvivenza.”
Il sapore che ci rimane è quello dell’ultima lattina di birra bevuta e lasciata accartocciata per terra.

 
foto 3.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

GIUSEPPE UNGARETTI da Sentimento del tempo-
CANTO QUINTO
(1932)

Nasce una notte


piena di finte buche,
di suoni morti
come di sugheri
di reti calate nell'acqua.

Le tue mani si fanno come un soffio
d'inviolabili lontananze,
inafferrabili come le idee.

E l'equivoco della luna
e il dondolio, dolcissimi,
se vuoi posarmele sugli occhi,
toccano l'anima.

Sei la donna che passa
come una foglia.

E lasci agli alberi un fuoco d'autunno.

 
FOTO.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

GIOVANNI PASCOLI, Canti di Castelvecchio (Bologna, Zanichelli 1903).

GIOVANNI PASCOLI, Canti di Castelvecchio (Bologna, Zanichelli 1903).

 
FOTO 2.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

INVERNO  di Fabrizio de Andrè

Proponiamo oggi il testo di una poesia/canzone di De Andrè, che avrebbe festeggiato il suo 81° compleanno il 18 febbraio.

L’occasione che ci ha ispirato è proprio il perdurare di questa nostra stagione invernale, ancora tristemente vissuta con le nostre paure, che non ci aiutano a immaginare un ritorno alla normalità.


Nonostante le immagini avvolte da una profonda malinconia affiora, in questo bellissimo testo, la speranza del ritorno alle gioie passate, all’amore, alla stagione del biancospino, al vento caldo di un’estate che ci sembra ancora lontana.


Sale la nebbia sui prati bianchi
Come un cipresso nei camposanti
Un campanile che non sembra vero
Segna il confine fra la terra e il cielo

Ma tu che vai ma tu rimani
Vedrai la neve se ne andrà domani
Rifioriranno le gioie passate
Col vento caldo di un'altra estate

Anche la luce sembra morire
Nell'ombra incerta di un divenire
Dove anche l'alba diventa sera
E i volti sembrano teschi di cera

Ma tu che vai ma tu rimani
Anche la neve morirà domani
L'amore ancora ci passerà vicino
Nella stagione del biancospino

La terra stanca sotto la neve
Dorme il silenzio di un sonno greve
L'inverno raccoglie la sua fatica
Di mille secoli da un'alba antica

Ma tu che stai perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
Cadrà altra neve a consolare i campi
Cadrà altra neve sui camposanti

 
FOTO.jpg

GLI EXTRA DEL GIOVEDI'

AL DI LA’ DEL MARE  di Paola Ruzzini, Amico Libro edizioni


“Al di là del mare” è un romanzo interessante, di formazione e introspezione: Sofia, la protagonista, narratrice in prima persona, si offre al lettore quasi senza veli.

Molte sono le pagine di analisi e auto analisi, di riflessioni, sul senso di sé, della vita, del viaggiare, della malattia, della vittoria sulle proprie paure e sulla morte.

Molti sono i ritratti non solo di una generazione, quella dell’Erasmus, ma anche di quelle che l’hanno preceduta, amata, formata… magari senza capirla e accettarla fino in fondo.

Il mare, presenza femminile materna per eccellenza, unisce le due terre in cui Sofia è nata ed è rinata: la Sardegna e la Spagna.

La vittoria della protagonista sulle sue paure e sulla malattia sarà la sua personale vittoria sui pregiudizi e sulle resistenze che da sempre l’hanno resa estranea a sé stessa: la figura che scorgerà tra le onde non sarà altro che uno specchio in cui ritrovarsi, per ricostruirsi e rinascere.

Molti sono i sapori che fuoriescono da ogni pagina, in un melting pot accogliente e arruffato.

Tra tutti, scegliamo una tapa consumata in una spiaggia in riva a quel mare … nel quale Sofia ritrova sé stessa.

 
foto.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

DANTE, INFERNO, V, 100-105

Nel VII centenario della morte di Dante, ci piace proporre due delle sue terzine più famose, lasciando ai lettori il gusto del commento.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende

Prese costui de la bella persona

Che mi fu tolta; e il modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona

Mi prese del costui piacer sì forte

Che, come vedi, ancor non m’abbandona.



Noi ricordiamo solo che si tratta del canto in cui si parla dell’amore tra Paolo e Francesca, amore inteso secondo i canoni dello Stilnovo: solo animi capaci di sentimenti nobili possono provarlo e chi ama veramente non può non essere corrisposto.

Proponiamo un’immagine poco “ortodossa”: la panna, dolce come l’amore, e le fragole, rosse come la passione, che richiama anche il sangue dei due amanti, uccisi dal marito tradito.


Ed ora la parola a voi: cosa pensate della concezione amorosa proposta da Dante? E cosa dell’immagine da noi scelta?

 
FOTO.jpg

GLI EXTRA DEL GIOVEDI'

LA BUONA SCUOLA di Elda Biagi 2020 Gruppo Albatros Il Filo

C’è tutta la scuola, buona e meno buona, degli ultimi quarant’anni, in questo bel libro di Elda Biagi.
Appassionante e coinvolgente, la narrazione si svolge su tre piani temporali, scanditi da diversi caratteri grafici.
Il presente è la storia di Nilde, insegnante di Lettere in un Liceo ai margini di Milano, alle prese con i problemi legati alla sua quotidianità di docente: scadenze burocratiche, impegni pressanti, rapporti non sempre facili con la Dirigenza, studenti spesso demotivati … compensati dall’amore per un “mestiere” appassionante, che non ha mai smesso di amare.
Il passato prossimo ci riporta al tempo, guardato con nostalgia, in cui Nilde era professoressa di sostegno in una scuola media, dove cercava di includere e sorreggere ragazzi fragili nei quali vedeva brillare il desiderio di sapere, di fare.
Il passato remoto è il tempo di Nilde, il tempo in cui lei stessa frequentava scuole che allora erano “non inclusive”. Erano gli anni in cui era costretta a seguire le lezioni in   istituti speciali o classi differenziali, animata dalla passione e dal desiderio di apprendere, sapere, conoscere e diventare, a sua volta, docente.
Così, di periodo in periodo, di episodio in episodio, di vicenda in vicenda, siamo condotti per mano dentro la nostra storia e i nostri sogni e desideri lunghi …quarant’anni: la contestazione, don Milani, le Comunità di base, i fermenti giovanili, il desiderio di protagonismo, l’amore per una cultura che sappia riscattare e dare dignità.
E ancora: i dibattiti sull’inclusione, sulla chiusura delle sezioni speciali, sul diritto allo studio, su una scuola che sappia dare senso e dignità; il sogno di un’istruzione al passo con i tempi, che sappia essere a “misura d’uomo” e la delusione a fronte di istituzioni sempre più “burocratizzate”, ridotte a “diplomifici”.
Infine, a fungere da collante, pagine bellissime in cui Nilde, riportando stralci di lezioni e spiegazioni realmente svolte nelle sue classi, riflette sul senso della vita, sulla storia, sulla dignità degli uomini, sulla ricerca di Dio … attraverso passi tratti da Leopardi, Verga, Sciascia, Dante, Seneca, Lucrezio, Orazio…. Insomma, una lettura mai banale né scontata che apre al confronto e al dibattito.
Che sapore rimane a lettura ultimata? Sicuramente quello dei molti pranzi cui Nilde ha dovuto rinunciare, per poter affrontare gli impegni scolastici pomeridiani senza … “fastidi” di alcun genere.

 
FOTO.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

 NEVICATA, 1877 Odi Barbare, Carducci

Lenta fiocca la neve pe ’l cielo cinerëo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,
non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amore la canzon ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aëre le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.
Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.
In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.


Anche in questa poesia abbiamo un paesaggio invernale, che diviene rappresentazione dello stato d’animo del poeta.

Carducci si trova a Bologna, in un momento difficile - a seguito della perdita di una persona cara - e ascolta il suono delle campane che, dalla piazza San Petronio, arriva a lui attutito.

Per meglio capire e interpretare la lirica osserviamo:

presenza di enjambements (vv.5-6; 7-8);

utilizzo di un metro classico, il distico elegiaco, reso attraverso un calibrato uso dell’accentazione delle parole;

chiasmo (v.3) e anafore (3-4);

similitudine (v.5-5) e ipallage (v.3).


INVITIAMO a riflettere sull’immagine degli uccelli raminghi, che sembrano richiamare l’attenzione del poeta, E A PROPORRE UNA PROPRIA INTERPRETAZIONE.

 
FOTO.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

ORFANO di Giovanni Pascoli, 1903  Myricae

Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca,
senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca,
canta una vecchia, il mento sulla mano,

La vecchia canta: Intorno al tuo lettino
c'è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s'addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

Continuiamo con le poesie che prendono spunto dalla neve, per proporre questa lirica di Giovanni Pascoli.

Prima di lasciare la parola ai lettori, per esprimere sensazioni e sentimenti propri, suscitati dalla lettura, offriamo qualche spunto di analisi.


Come spesso avviene in Pascoli, si parte da un quadretto di vita in cui, sin da subito, viene posta una contraddizione o proposta una contrapposizione. In questo caso è tra il dentro, caldo, e il fuori, freddo.

Il linguaggio, lo stile e il ritmo solo all’apparenza possono sembrare colloquiali e dimessi: molte le figure retoriche (chiasmo, anafora, parole onomatopeiche, spezzatura del verso), i termini tecnici (zana) e personale l’utilizzo della punteggiatura.

A cosa mirano questi “artifici”? Cosa vuole esprimere Pascoli? Cosa sentiamo risuonare dentro di noi?

A VOI LA PAROLA.

 
foto.jpg

GLI EXTRA DEL GIOVEDI'

BAR  HEMINGWAY- Citazioni e proverbi a media e alta gradazione alcolica - di Giovanni Casalegno, 2020  Il Leone Verde

Questa simpatica e originale antologia ben si addice allo stile de “Il sapore di un libro”. Seguendo il gusto di un buon vino, possiamo ritrovare l’ebbrezza sapienziale dei persiani antichi e quella orgiastica dei dionisiaci, la saggezza dei greci e la morigeratezza dei latini, le apoteosi etiliche medievali e rinascimentali: dai Carmina Burana alla dismisura di Rabelais. Un filo, soprattutto rosso, attraversa tutte le culture mediterranee: dall’Epopea di Gilgameš alla Bibbia, dall’Odissea ai canti dionisiaci, dai lirici greci a Marziale, Ovidio e, soprattutto Orazio, dai canti goliardici medievali alla poesia araba e persiana con Abû Nuwâs, Khayyâm e Hâfez.


Secondo un ordine cronologico e una suddivisione per tematiche, possiamo godere di 300 citazioni.

Eccone un assaggio scelto da noi de “il sapore di un libro”: l’acqua divide gli uomini; il vino li unisce. (Bovio, Scritti vari, 154); bevi e sii felice: cosa sarà domani, / cosa sarà il futuro, non si sa. / Non correre, non ti stancare, godi / per quanto t’è possibile, non essere egoista, / mangia, e poi non ti dimenticare / che sei un uomo: tra vivere e non vivere / non c’è proprio nessuna differenza. / Tutte le vite sono fatte così: sono soltanto / un equilibrio instabile. Quello che prendi / anticipando gli altri, è tutto tuo; / ma, quando muori, / tutto passa a un altro, e tu non hai più nulla. (Anonimo, in Vino e poesia, 143); Il vino è il più certo e (senza paragone) il più efficace consolatore. (Leopardi, Zibaldone, 324).


Non mancano nemmeno i proverbi. Eccone alcuni scelti tra i 171 proposti:

Buona ubriacatura tre giorni dura.

Chi non beve in compagnia o fa il ladro o fa la spia

Consigli di vino non finiscono mai.

Il primo bicchiere accarezza, il secondo bacia, il terzo abbraccia.

 
foto.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

Quasimodo - Traduzione dei lirici greci 1940
inverno – Anacreonte

Ecco, il mese di Posidone

comincia; e gonfiano d’acqua

le nubi e cupamente

le impetuose bufere rombano


L’inverno del poeta greco Anacreonte diviene, in Quasimodo, espressione degli stati d’animo umani e rivelazione di una comune condizione esistenziale.

Il linguaggio rarefatto, analogico, talvolta onomatopeico, la spezzatura del verso concorrono a creare suggestioni che ciascuno di noi può cogliere secondo la propria sensibilità.

A voi l’invito a proporre la propria interpretazione.


Per capire appieno la poetica di Quasimodo, riportiamo, in traduzione, i versi dell’originario frammento 17 di Anacreonte:

“Vedete, è arrivato il mese di Poseideon, le nuvole (…) acqua e le tempeste selvagge.”

 
foto.jpg

CONSIGLI DI LETTURA PER LA FESTIVITA DEL GIORNO 8 DICEMBRE

LEI di Mariapia Veladiano, 2017 Guanda

È una storia umanissima, quella che Mariapia Veladiano ha voluto comporre intorno alla figura di Maria.
Giovane fanciulla di Nazareth, impara un po’ alla volta a essere madre di Gesù, così come tutte le mamme del mondo imparano a essere madri dei loro figli: “Senza il bambino non c’è la madre. È il figlio che fa la madre. Senza il bambino non c’è la madre. Questo bambino arriva e dice io ci sono e tu sei madre, perché io ci sono. Ci sono, ci sono. E la paura si scioglie e non si sa chi ha dato la vita a chi.”
È proprio da lei, dalla sua quotidianità, dal suo accudire gli altri, dal suo prendersi cura di chi ha
bisogno, che Gesù, a sua volta, apprende.
Così tutte le parabole narrate nei Vangeli sono già presenti nella quotidianità illuminata dalla
madre: la pecora che si perde, il lievito nella pasta, la moneta smarrita e ritrovata dopo aver
setacciato la casa intera e, soprattutto, il gesto usuale a quei tempi del condividere il pane con chi ne aveva bisogno. Così, nel pane spezzato, vediamo Maria che offre pane e acqua al viandante che passa e che ha diritto a trovare sostegno.
Ed è proprio il sapore del pane quello che meglio descrive questa quotidianità vissuta e condivisa, narrata da Mariapia Veladiano con toni e ritmo poetici.

 
la legione venuta dal mare.jpg

CONSIGLI DI LETTURA

LA LEGIONE VENUTA DAL MARE di Ivan La Cioppa, Booksprintedizioni 2019


Riceviamo e volentieri segnaliamo il testo che ricostruisce nei dettagli e con molta vivacità la vita di un legionario  della Legio I Adiutrix, formazione di marina con compiti e organizzazione alquanto peculiare rispetto alle altre.

Appassionato di storia romana fin da piccolo, l’autore ha iniziato a studiare archeologia sperimentale e a capire realmente come agivano e si equipaggiavano i legionari.

 “Fu proprio partendo da queste nozioni che ebbi l’ispirazione di scrivere un racconto che narrava le gesta di un gruppo di soldati arruolati in questa particolare legione.”

Lo segnaliamo come adatto ad interessarli giovani lettori a uno studio della storia appassionato e pieno di soddisfazioni.

Che sapore evoca? Farro e cipolle, alimenti base del soldato romano!

 
foto 3.jpg

LA POESIA DEL MARTEDI'

 IL GELSOMINO NOTTURNO dai Canti di Castelvecchio  di Giovanni Pascoli

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento…

È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

Il sapore profumato che immediatamente colpisce il lettore è quello delle fragole rosse: Pascoli, unendo una sensazione visiva (rosse) con una olfattiva (odore), scopre nuovi campi attraverso i quali indagare la realtà.

Cosa ci dice il rosso di queste fragole profumate? Sicuramente ci rimanda alla passione amorosa, “spiata” in lontananza dal poeta, quasi con una punta di senso del peccato.

Amore e morte sono inestricabilmente unite in questa poesia, che si apre con un’immagine mortuaria (nell’ora che penso ai miei cari), prosegue con un’altra di analogo senso (nasce l’erba sopra le fosse) e si conclude con un’altra altrettanto funerea come vedremo più avanti.

Tra questi due estremi, scorrono i versi in onore del matrimonio dell’amico Gabriele Briganti, versi che tratteggiano in maniera quasi “voyeuristica” i vari passaggi della sua prima notte di nozze, al termine della quale verrà probabilmente concepito il figlio Dante, come suggerisce la frase “si cova, dentro l'urna molle e segreta”. Anche l’urna, metafora che indica l’utero femminile, è un chiaro riferimento alla morte.

Pascoli, di fronte alle gioie amorose dei due novelli sposi, si sente come “l’ape tardiva che trova già chiuse le celle”: sembra che a lui si preclusa la possibilità di vivere una sana relazione amorosa coniugale. Per capire meglio questo aspetto, bisognerebbe indagare all’interno del complicato rapporto tra Pascoli e le due sorelle, Ida e Mariù: un’attrazione che andava forse oltre il normale affetto tra fratelli, che non poteva portare con sé altro che morte e distruzione.

 
foto.jpg

LE PAROLE DEL CIBO

Festivaletteratura 2020 - Mantova 10-11 settembre ore 19.25 radio festival – conduce Amalia Sacco

Nella prima puntata, Tommaso Melilli, autore de “I conti con l’oste” ci parla di territorio e tradizioni culinarie, tra cibi fatti come una volta e sguardi rivolti al futuro.
Nato come cuoco e ceduto alla letteratura, Melilli vuole smontare gli inganni e le false aspettative legate alle tre parole chiave riferite al cibo e alla cucina: tradizione, innovazione e territorio.
Con ironia e leggerezza racconta aneddoti e differenze tra le diverse cucine nazionali e internazionali, invitando infine gli ascoltatori a seguire la sua pagina Instagram “La posta del cuoco”.
Nella seconda puntata, Lorenzo Mori ideatore di guide dedicate al “non turismo”, ovvero un nuovo modo di viaggiare visitando luoghi considerati marginali, ci spiega le molteplici interazioni possibili tra coloro che abitano un luogo e il viaggiatore, purché disposto a scoprirlo con pazienza: solo in questo modo sarà possibile salvaguardare tradizioni culinarie tramandate a voce.
Esempio di questo nuovo modo di intendere turismo e tradizione, è il Cookbook di Sant’Elia.

 
IMG_20200305_154631599.jpg

CONSIGLI DI LETTURA PER FESTEGGIARE LE DONNE

Traguardi raggiunti

ARIOSTO, Orlando Furioso XXVIII- Canto femminista ante litteram

 Storia di amori e tradimenti, la cui morale è riassumibile in queste parole: “Bisognerebbe fare una legge per cui ogni donna colta in adulterio sia messa a morte solo se non si può dimostrare che almeno una volta anche il marito non l’ha tradita.“

ČERNYŠEVSKIJ, Che fare?

Contiene una concezione radicalmente innovativa per il suo tempo (fine ‘800) riassumibile nelle parole di Vera Pavlova: “A nessuno voglio mai soggiacere, voglio essere libera, non voglio esser obbligata a chicchessia per non sentirmi dire: tu hai il dovere di far per me questo e quest’altro! Voglio, essere libera io stessa!”

GOETHE, Le affinità elettive-

Le protagoniste sono due donne, in un romanzo che scruta negli aspetti più intimi dell’animo umano e in cui si indagano i moventi dell’attrazione.

JANE AUSTEN, Orgoglio e pregiudizio

Classico dell’indagine sui sentimenti femminili, in cui la protagonista si mostra ironica, irriverente e innovativa rispetto ai canoni del tempo.

LEV TOLSTOJ, Anna Karenina

La tragica vicenda di Anna è occasione per riflettere su temi importanti per l’orizzonte femminile: l’amore, la passione, la fedeltà matrimoniale, la famiglia e l’ipocrisia celata in molti rapporti.

SIBILLA ALERAMO, Una donna

Pubblicato nel 1906, dopo essere stato rifiutato dalle principali case editrice, è il primo romanzo femminista in Italia, in cui l’autrice racconta la sua presa di consapevolezza che dolorosamente la conduce a lasciare il marito e, data la legislazione, anche il figlio.

TONI MORRISON, Amatissima

Sethe e la figlia Denver cercano di ricostruire la loro vita dopo essere fuggite dalla schiavitù.

KHALED HOSSEINI, Mille splendidi soli

Storia di due donne durante i vari conflitti della storia afghana più recente, dedicato a tutte le donne del paese.

MARCELA SERRANO, L’albergo delle donne tristi

Per tutte quelle che hanno bisogno di rigenerarsi e ritrovare sé stesse. Protagoniste sono donne offese da un amore o dalla vita, ospiti in questa struttura all’interno della quale è possibili affrontare i propri nodi irrisolti e fare i conti con le proprie disillusioni.

RITA LEVI MONTALCINI, Eva era africana

Dedicato alle bambine di tutto il mondo, il saggio parte dal ritrovamento di Lucy vissuta in Africa 3,2 milioni di anni fa e si sofferma sulla condizione della donna in Africa e sulle potenzialità che l’universo femminile non ha ancora dispiegato

CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE, Dovremmo essere tutti femministi

Un interessante discorso, ripreso nella canzone Flawless di Beyoncé, rivoluziona il concetto di femminismo: non è più necessario che a governare siano le persone fisicamente più forti, ma quelle più creative, più intelligenti, più innovative.