LA POESIA DEL MARTEDI'

UNGARETTI, IL PORTO SEPOLTO 1916

Vi arriva il poeta
poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto.

La leggenda voleva che ad Alessandria d’Egitto, città natale di Ungaretti, fosse esistito un porto

 -risalente all’età pre-tolemaica - ormai inabissato: il luogo che dà il titolo alla poesia rappresenta quel qualcosa di oscuro, inconoscibile, sepolto dentro ciascuno di noi.

Il poeta scava oltre la soglia della coscienza e ne trae canti che disperde, come faceva la Sibilla con i suoi responsi affidati a foglie leggere.

Il porto sepolto diviene perciò simbolo del viaggio non solo di Ungaretti, ma di ciascuno di noi, alla ricerca di quell’inesauribile segreto, o senso profondo della vita, che può solo essere intuito.

Lo stesso Ungaretti sosteneva infatti che: «Trovare una parola significa penetrare nel buio abissale di sé senza turbarne né riuscire a conoscerne il segreto.» Poco più tardi, definirà così l’atto poetico: «Quando trovo/in questo mio silenzio/una parola/scavata è nella mia vita/come un abisso».

Questo meraviglioso fiorire della parola è però frutto di uno scavo assiduo e profondo, teso a isolare la parola sino a renderla «sillabata».

Spezzare il metro, come in questa poesia, significa scavare un vuoto che diventi esso stesso parola.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

 SAN MARTINO, 1883 Rime Nuove, Carducci

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

La poesia è forse una delle più famose di tutti i tempi, utilizzata – non troppi anni fa- anche come testo di una canzone.

Il ritmo spezzato, quasi singhiozzante, descrive un paesaggio autunnale che diviene specchio dello stato d’animo di Carducci.

Il ribollir dei tini nel borgo toscano e gli spiedi su cui gira la selvaggina non riescono a esorcizzare la malinconia, ben rappresentata dagli stormi di uccelli neri che stanno migrando: appare qui con evidenza il dualismo di Carducci, sospeso tra mondo antico e moderno.

Il motivo classico è reso dall’aspro odor del vino che rallegra gli animi, che rimanda al “nunc est bibendum” e al “vina liques” di Orazio; il motivo moderno è dato dagli uccelli neri – esuli pensieri – nel vespero, che ci riportano ad un clima tardo Romantico - proto Decadente.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

NOVEMBRE  da Myricae  di Giovanni Pascoli

Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l'estate
fredda, dei morti.

Due sono le ricorrenze cui Pascoli si riferisce: la cosiddetta estate di san Martino e la commemorazione dei Defunti.

La poesia ruota attorno a questa contrapposizione: da un lato una giornata in cui il raggio di sole riconduce il nostro cuore a desiderare l’estate ormai trascorsa, dall’altro il freddo novembrino che ci riporta all’amara realtà.

Nella strofa iniziale la sinergia creata dalla doppia sensazione dell’“odorino amaro” si rivela come un’illusione del cuore; nella parte centrale le trame nere anticipano la conclusione: nel finale, infatti, il nesso ossimorico, “l'estate fredda”, cui si aggiunge la specificazione “dei morti”, conclude la poesia svelandoci la visione esistenziale del poeta e il senso ultimo di questi versi.

La vita sembra quasi racchiusa in quel “cader fragile di foglie”, in cui la fragilità più che alle foglie, si riferisce proprio al “cader”, al trascorrere e fluire dell’esistenza umana.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

Da I LIMONI DI Montale- Ossi di seppia

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

(…)

Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

(…)

Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.

La poesia è una delle più famose di Montale, conosciuta e letta da tutti sicuramente più volte.

La realtà quotidiana da lui vissuta negli anni trascorsi in Liguria emerge prepotentemente con colori, profumi e sapori, in contrapposizione al grigio della vita presente.

Montale coglie qui l’occasione per definire una poetica degli oggetti in contrapposizione a D’Annunzio e ai “Poeti laureati”, che tronfi di parole e belle espressioni genericamente poetiche, si lasciano sfuggire il senso ultimo della vita e della realtà.

Per Montale non è possibile giungere ad alcuna Conoscenza certa delle cose, delle quali possiamo impadronirci solo racchiudendole nelle parole che le connotano.

Se da un lato è vero che siamo destinati a sconfinare in un Pessimismo della Conoscenza, dall’altro è pur vero che non dobbiamo rinunciare alla speranza di trovare il senso ultimo delle cose: i limoni, con il loro profumo e i loro colori, sembrano prometterci “la nostra parte di ricchezza”, facendo scrosciare nei nostri petti “ le loro canzoni, le trombe d’oro della solarità”.

 

CONSIGLI DI LETTURA PER PADRI...E FIGLI

Traguardi raggiunti

- Edipo Re di Sofocle: il classico delle relazioni familiari, alla radice delle nevrosi, emoziona ancora;

- Il complesso di Telemaco di Massimo Recalcati: un saggio sulla crisi della figura paterna, di lettura scorrevole e appassionante;

- Lettera al padre di Franz Kafka, un’appassionata richiesta di ciò che un padre non deve essere;

- Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi, il racconto degli anni drammatici visto da dentro una famiglia duramente colpita;

- Gli sdraiati di Michele Serra: una divertente descrizione delle difficoltà nella comunicazione fra  padri e figli al tempo  del multitasking;

- Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, la ricerca di un ragazzo, rimasto orfano nell’incendio delle Torri Gemelle, di un filo che lo colleghi al padre;

- L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafron, un padre che promuove la crescita del figlio in una situazione drammatica e misteriosa;

-Trilogia della pianura di Kent Haruf: diverse figure paterne, capaci di farsi carico della crescita di ragazzi alle prese con una vita complicata;

- Ritorna di Samuel Benchetrit: romanzo di formazione. La storia ruota attorno alla ricerca di una copia del libro scritto dal padre, ormai introvabile;

- La strada di Mc Carthy, padre e figlio in fuga in uno scenario apocalittico ed estremo; bellissima anche la versione cinematografica;

- Pinocchio di Collodi, una lettura da rifare da adulti- volendo insieme ai figli - con esiti inaspettati;

- Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti: rapporto difficile tra un padre violento, ostinato e xenofobo e un figlio buono e docile che sa che il padre è l’unico su cui possa contare;

- Io non ho paura di Niccolò Ammaniti: storia della fatica di crescere e distaccarsi dal padre e dai suoi valori. Anche questo si può leggere insieme ai figli preadolescenti.

 

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