GLI EXTRA DEL GIOVEDI'

LE COSE CHE FACCIAMO  ( Manuale per ragazze grandi) di Silvia Paoli,  2021 Amazon

Già solo il sottotitolo (manuale per ragazze grandi) basterebbe a solleticare la curiosità di lettrici e, perché no? anche dei lettori maschi.
Il motivo è semplice: la categoria di ragazze grandi è ampia e comprende una vasta gamma di donne che hanno toccato i 40, i 50, i 60 anni e si sentono, appunto, ancora ragazze.
Ragazze che sbagliano, che sognano, che intraprendono nuove attività … colte nei loro momenti di fatica, di esaltazione, di abbattimento, di pigrizia, di follia… grazie alla notevole abilità narrativa e allo humor graffiante, e talvolta “nero”, di Silvia Paoli.
In questo manuale troviamo tutti i tic e le mode, spesso brevi ed effimere, che caratterizzano la vita e il tempo di molte di noi: dalle dating app, al digitalmente scorretto, alla moda degli aperitivi, al fitness …. fino ad arrivare al rapporto con i genitori anziani colti nella loro debolezza nella quale ci rispecchiamo.
Ma non solo: troviamo anche il dolore di una quotidianità che troppo spesso ci schiaccia e i tentativi che facciamo per arginarla, per salvarci, per trovare modo di cicatrizzare ferite perché: “è difficile arrivare ai 40,50,60 anni e avere avuto una vita in progressione lineare senza storture e capricci del destino.”
Nel finale Silvia ci indica come salvarci: pensare all’ADESSO che è il momento di fare la NON lista degli obiettivi, da cui discenderà quasi magicamente quello che, sebbene ancora inconsapevolmente, desideriamo di più.
Per concludere, vogliamo un po’ giocare con lo spirito toscanaccio di Silvia. Dunque:
Vorremmo invitarvi a leggere il suo libro, ma Silvia stessa ci mette in guardia: “i libri appena usciti e con recensioni superlative: li prendo tra dieci anni.”
Vorremmo fare, come nostro stile, un abbinamento con qualche cibo speciale, ma è Silvia a dirci che: “parlare di alimentazione sfinendo gli astanti, basta.”
Quindi, non ci rimane che optare per un semplice aperitivo, facendo cosa gradita a Silvia che, a quanto pare, li apprezza molto, soprattutto se accompagnati da vini di qualità, rigorosamente in bottiglia non in calice.

 

GLI EXTRA DEL GIOVEDI'

COME VENTO RIBELLE, di Francesca Prandina, 2014


Il romanzo di Francesca Prandina, interessante e ben ambientato nell’America del 1858, nel pieno della Guerra tra Nordisti e Sudisti, può essere considerato un romanzo di formazione, un romanzo protofemminista, un romanzo storico…ma forse, più semplicemente, un romanzo che supera ogni forma di rigida catalogazione. 

Sabrina, la protagonista, vedrà nel breve volgere di pochi anni cambiare completamente la sua esistenza. Tenace, caparbia, desiderosa di affermarsi come donna in una società prettamente maschilista passerà attraverso avventure che la porteranno alla piena consapevolezza di sé.

Come poteva sentirsi una ragazza come lei, libera e anticonformista, in una società che la voleva relegata all’interno di stereotipi? Una ragazza che non aveva esitato a travestirsi da maschio per poter partecipare alla guerra? Una ragazza che non rispondeva alle aspettative né del padre, né della madre, né della società del suo tempo.

“Le signore che uscivano dalle botteghe si scambiavano occhiate eloquenti e sussurravano parole coprendosi le labbra con le manine guantate vedendola passare. Era una mosca bianca”.

Sono proprio queste brevi parole   a sottolineare l’estraneità da cui Sabrina si sentiva avvolta; il senso di non appartenenza che la faceva sentire inadeguata.

Che sapore rimane a lettura ultimata?

Visto il periodo storico…non può essere che il sapore di quelli che i soldati chiamavano “biscotti”: una  specie di panini fatti con farina, acqua, grasso solido e per la lievitazione acido tartarico e bicarbonato… sicuramente più morbidi delle gallette.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

A MIA MOGLIE  di Umberto Saba, 1910 Il Canzoniere

In occasione della Festa degli Innamorati appena trascorsa, ci piace provocare la reazione di chi ci legge con questa famosissima poesia di Saba, in cui l’amore per la moglie viene rappresentato in forme non convenzionali.

Voi cosa ne dite?



A MIA MOGLIE  di Umberto Saba, 1910 Il Canzoniere

Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell'andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull'erba
pettoruta e superba.
È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio. (…)
Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.. (…)
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l'angusta
gabbia ritta al vederti
s'alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui. (…)
Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest'arte. (…)
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO  di Eugenio Montale- 1925 Ossi di seppia

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.


La fatica dell’esistere viene resa da Montale attraverso diversi correlativi oggettivi, ovvero termini che esprimono il concetto stesso, quasi fotografandolo attraverso un oggetto concreto.

Così la sofferenza dell’esistere è rappresentata da:

il rivo strozzato che gorgoglia, che ci richiama il sussulto della morte;

l’incartocciarsi della foglia riarsa, che suggerisce il ripiegarsi di una vita ormai secca, priva di forza, su sé stessa;

il cavallo stramazzato che ci riporta a una fatica quasi sovra umana.


Da questa situazione di sofferenza esistenziale per Montale si può solo uscire con un atteggiamento di profonda indifferenza, definita divina perché alcuni filosofi greci ritenevano che gli dei fossero disinteressati alle sorti umane.

Così questa concezione è resa attraverso immagini che la oggettivano, facendoci percepire cosa in realtà il poeta intenda:

la statua nella sonnolenza del meriggio

la nuvola e il falco alto levato.


ED ORA VENIAMO A NOI:

Riteniamo attuale il messaggio di Montale?

Con quale immagine definiremmo la sofferenza di questi nostri giorni così strani?

Pensiamo che la soluzione ai nostri mali sia il “chiamarsi fuori”, oppure l’essere solidali?

Quale altra interpretazione si può proporre per questa lirica?

 

I COMMENTI EXTRA DEL GIOVEDI'

IL GESTO DI CAINO di Massimo Recalcati, Einaudi 2020

Dopo La notte del Getsemani (Einaudi 2019) Massimo Recalcati prosegue la sua rilettura dei testi biblici, indagando il primo omicidio-fratricidio della storia raccontato nel libro della Genesi.

La domanda iniziale è intrigante: “Potremmo pensare che l’amore per il prossimo si possa raggiungere solo passando necessariamente attraverso il gesto distruttivo di Caino? Quello che è certo è che nella narrazione biblica l’amore per il prossimo viene dopo l’esperienza originaria dell’odio.”

Non compare un’immagine positiva dell0uomo, non c’è il mito dell’uomo che nasce buono: “Colpire il prossimo viene prima dell’amore per il prossimo”.

Con la consueta acutezza, Recalcati svolge il suo ragionamento sulla possibilità di governare il male. Caino decide di non farlo. Apre all’egoismo e all’invidia, che il serpente aveva inoculato nell’uomo con la famosa mela.

“Il nostro compito è lo stesso che ha atteso Caino all’indomani del suo gesto disperato e spietato: tradurre la violenza narcisistica e senza Legge dell’odio in un nuovo legame possibile con l’Altro; consentire alla Legge della parola di interrompere la ripetizione senza fine dell’odio e della distruzione…”

Si legge con grande piacere e come sempre illumina molte riflessioni che giacciono disordinate sul fondo della nostra mente.

 

I COMMENTI EXTRA DEL GIOVEDI'

QUALCHE NOTA SU DIO E SULLA FISICA QUANTISTICA- due facce della stessa medaglia - di Anselm  Grün -Michael Grün, 2019 TEA ( Tascabili degli editori Associati)

Due fratelli, due scelte diverse, per non dire estreme.
Anselm, o meglio, Padre Anselm Grün, è monaco benedettino all’Abbazia di Münsterschwarzach, suo fratello Michael ha insegnato fisica e matematica nei Licei.
È da un dialogo a due voci che nasce questo libro, due voci che partono da premesse diverse ma mirano a giungere a conclusioni condivise o, quantomeno, condivisibili.
Come dice Michael. «Fisica e religione sono due punti di vista complementari, attraverso cui guardare a una realtà più profonda».
Il libro cerca di dare risposte a quanti cercano, o hanno cercato, di conciliare scienza e religione, fede e razionalità, ed è facilmente comprensibile anche da parte di chi non abbia una specifica formazione teologica o scientifica.
Michael riesce a far comprendere con estrema facilità, anche ai “non addetti ai lavori”, importanti concetti fisico/matematici: attraverso facili esempi e spiegazioni alla portata di tutti, mostra come il superamento della fisica classica newtoniana, ad opera della fisica quantistica, apra spiragli alla fede in un Dio Creatore.
Se nella fisica classica tutto era, infatti, sintetizzabile in formule di cause/effetto, ora la fisica quantistica deve ammettere la non conoscibilità assoluta della realtà e la ammissibilità di un Dio Creatore.
Anselm, invece, attraverso la strada sua propria, arriva a delineare una nuova immagine di Dio e ad aprire la fede al dialogo con le scienze naturali.
Il profumo che può essere preso a simbolo di questa lettura è quello prodotto dall’acqua di una cascata che scende impetuosa tra alberi e foglie: minuscole gocce intrise di antichi sapori.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

UNGARETTI, DANANZIONE 1916

Chiuso tra cose mortali

(anche il gran cielo stellato finirà)

perché bramo Dio?


Dietro suggerimento di una nostra “lettrice”, anche oggi vi presentiamo una bella lirica di Ungaretti, inserita nella raccolta “Il porto Sepolto”.

Lasciamo a voi il piacere del commento.

Noi segnaliamo solamente la ripetizione dei suoni S/R, la frantumazione del metro, la sospensione creata tra verso e verso: a voi scoprire gli effetti prodotti.

Ci piace presentare la poesia anche attraverso il “Cielo stellato” di Van Gogh, che sostiene e quasi amplifica l’anelito ungarettiano.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

UNGARETTI, IL PORTO SEPOLTO 1916

Vi arriva il poeta
poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto.

La leggenda voleva che ad Alessandria d’Egitto, città natale di Ungaretti, fosse esistito un porto

 -risalente all’età pre-tolemaica - ormai inabissato: il luogo che dà il titolo alla poesia rappresenta quel qualcosa di oscuro, inconoscibile, sepolto dentro ciascuno di noi.

Il poeta scava oltre la soglia della coscienza e ne trae canti che disperde, come faceva la Sibilla con i suoi responsi affidati a foglie leggere.

Il porto sepolto diviene perciò simbolo del viaggio non solo di Ungaretti, ma di ciascuno di noi, alla ricerca di quell’inesauribile segreto, o senso profondo della vita, che può solo essere intuito.

Lo stesso Ungaretti sosteneva infatti che: «Trovare una parola significa penetrare nel buio abissale di sé senza turbarne né riuscire a conoscerne il segreto.» Poco più tardi, definirà così l’atto poetico: «Quando trovo/in questo mio silenzio/una parola/scavata è nella mia vita/come un abisso».

Questo meraviglioso fiorire della parola è però frutto di uno scavo assiduo e profondo, teso a isolare la parola sino a renderla «sillabata».

Spezzare il metro, come in questa poesia, significa scavare un vuoto che diventi esso stesso parola.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

 SAN MARTINO, 1883 Rime Nuove, Carducci

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

La poesia è forse una delle più famose di tutti i tempi, utilizzata – non troppi anni fa- anche come testo di una canzone.

Il ritmo spezzato, quasi singhiozzante, descrive un paesaggio autunnale che diviene specchio dello stato d’animo di Carducci.

Il ribollir dei tini nel borgo toscano e gli spiedi su cui gira la selvaggina non riescono a esorcizzare la malinconia, ben rappresentata dagli stormi di uccelli neri che stanno migrando: appare qui con evidenza il dualismo di Carducci, sospeso tra mondo antico e moderno.

Il motivo classico è reso dall’aspro odor del vino che rallegra gli animi, che rimanda al “nunc est bibendum” e al “vina liques” di Orazio; il motivo moderno è dato dagli uccelli neri – esuli pensieri – nel vespero, che ci riportano ad un clima tardo Romantico - proto Decadente.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

NOVEMBRE  da Myricae  di Giovanni Pascoli

Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l'estate
fredda, dei morti.

Due sono le ricorrenze cui Pascoli si riferisce: la cosiddetta estate di san Martino e la commemorazione dei Defunti.

La poesia ruota attorno a questa contrapposizione: da un lato una giornata in cui il raggio di sole riconduce il nostro cuore a desiderare l’estate ormai trascorsa, dall’altro il freddo novembrino che ci riporta all’amara realtà.

Nella strofa iniziale la sinergia creata dalla doppia sensazione dell’“odorino amaro” si rivela come un’illusione del cuore; nella parte centrale le trame nere anticipano la conclusione: nel finale, infatti, il nesso ossimorico, “l'estate fredda”, cui si aggiunge la specificazione “dei morti”, conclude la poesia svelandoci la visione esistenziale del poeta e il senso ultimo di questi versi.

La vita sembra quasi racchiusa in quel “cader fragile di foglie”, in cui la fragilità più che alle foglie, si riferisce proprio al “cader”, al trascorrere e fluire dell’esistenza umana.

 

LA POESIA DEL MARTEDI'

Da I LIMONI DI Montale- Ossi di seppia

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

(…)

Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

(…)

Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.

La poesia è una delle più famose di Montale, conosciuta e letta da tutti sicuramente più volte.

La realtà quotidiana da lui vissuta negli anni trascorsi in Liguria emerge prepotentemente con colori, profumi e sapori, in contrapposizione al grigio della vita presente.

Montale coglie qui l’occasione per definire una poetica degli oggetti in contrapposizione a D’Annunzio e ai “Poeti laureati”, che tronfi di parole e belle espressioni genericamente poetiche, si lasciano sfuggire il senso ultimo della vita e della realtà.

Per Montale non è possibile giungere ad alcuna Conoscenza certa delle cose, delle quali possiamo impadronirci solo racchiudendole nelle parole che le connotano.

Se da un lato è vero che siamo destinati a sconfinare in un Pessimismo della Conoscenza, dall’altro è pur vero che non dobbiamo rinunciare alla speranza di trovare il senso ultimo delle cose: i limoni, con il loro profumo e i loro colori, sembrano prometterci “la nostra parte di ricchezza”, facendo scrosciare nei nostri petti “ le loro canzoni, le trombe d’oro della solarità”.

 

CONSIGLI DI LETTURA PER PADRI...E FIGLI

Traguardi raggiunti

- Edipo Re di Sofocle: il classico delle relazioni familiari, alla radice delle nevrosi, emoziona ancora;

- Il complesso di Telemaco di Massimo Recalcati: un saggio sulla crisi della figura paterna, di lettura scorrevole e appassionante;

- Lettera al padre di Franz Kafka, un’appassionata richiesta di ciò che un padre non deve essere;

- Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi, il racconto degli anni drammatici visto da dentro una famiglia duramente colpita;

- Gli sdraiati di Michele Serra: una divertente descrizione delle difficoltà nella comunicazione fra  padri e figli al tempo  del multitasking;

- Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, la ricerca di un ragazzo, rimasto orfano nell’incendio delle Torri Gemelle, di un filo che lo colleghi al padre;

- L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafron, un padre che promuove la crescita del figlio in una situazione drammatica e misteriosa;

-Trilogia della pianura di Kent Haruf: diverse figure paterne, capaci di farsi carico della crescita di ragazzi alle prese con una vita complicata;

- Ritorna di Samuel Benchetrit: romanzo di formazione. La storia ruota attorno alla ricerca di una copia del libro scritto dal padre, ormai introvabile;

- La strada di Mc Carthy, padre e figlio in fuga in uno scenario apocalittico ed estremo; bellissima anche la versione cinematografica;

- Pinocchio di Collodi, una lettura da rifare da adulti- volendo insieme ai figli - con esiti inaspettati;

- Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti: rapporto difficile tra un padre violento, ostinato e xenofobo e un figlio buono e docile che sa che il padre è l’unico su cui possa contare;

- Io non ho paura di Niccolò Ammaniti: storia della fatica di crescere e distaccarsi dal padre e dai suoi valori. Anche questo si può leggere insieme ai figli preadolescenti.

 

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