DIARIO DI ETTY HILLESUM, ADELPHI

Ci piace, in questa giornata che Precede Pasqua, citare alcune parole di Etty Hillesun, parole amare ma piene di speranza come rami d’ulivo.

Quello che la Hillesun ha espresso più di 70 anni fa può ben adattarsi alla nostra attuale esperienza di male e di lotta contro un nemico invisibile e, proprio per questo, insidioso.

Scritto tra il 1941 e il 1943, il Diario di Etty raccoglie i pensieri più intimi di questa giovane ebrea, nata a Mittelburg nel 1914 e morta ad Auschwitz il 30 novembre del 1943.

Da esso possiamo intuire che, quanto più il delirio razziale la portava a ridurre la vita esteriore, tanto più essa si rivolgeva alla propria interiorità.

Molte le letture fondamentali per la formazione della Hillesun: Rilke, Dostoevskij, Puškin, sant'Agostino e sempre, in continuazione, la Bibbia; centrale, nella sua breve esistenza, fu l’incontro con Julius Spier, allievo di Jung, che la spronò a raccogliere i suoi pensieri in un diario.


pag.169- Preghiera della domenica mattina-

Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte.

Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso prometterti nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio.

E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Si, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ ultimo la tua casa in noi.

 

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