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GLI AFFAMATI  DI MATTIA INSOLIA, PONTE ALLE GRAZIE 2020

Di cosa hanno fame i due protagonisti del bel romanzo di Mattia Insolia?  Forse del cibo che da loro sempre scarseggia, forse di una normalità ormai perduta? Forse, molto più semplicemente, hanno fame d’amore: amore familiare, amore come sentimento che unisce un uomo a una donna, un uomo a un uomo, un amico a un amico. L’amore come bisogno primario e fondante dell’essere umano.
Paolo e Antonio sono due fratelli che vivono in un’estrema solitudine in un paese che rappresenta tutte le nostre periferie, non tanto per scelta quanto per necessità.
Il romanzo, che si apre su di una scena di violenza, ripercorre a ritroso, attraverso una narrazione in terza persona, gli eventi degli ultimi due mesi che spiegano quanto successo. A chiarificazione ulteriore di quanto ancora rimasto in sospeso, viene inserita una lettera scritta, sette anni dopo, da uno dei due fratelli, in cui viene confessato quanto nel corso della vicenda già si era intuito.
“Gli Affamati”, opera prima di Mattia Insolia, viene proposta come candidata al Premio Strega da Fabio Geda, che così motiva la sua scelta: “Cosa fa di prezioso Insolia? Consegna al lettore le chiavi di una certa periferia urbana ed esistenziale (…) il patire di Paolo e Antonio spinge a interrogarsi sui privilegi, sui luoghi cui apparteniamo (…)”
Il romanzo è narrato attraverso una scrittura secca, precisa, efficace, mimetica, che coglie personaggi e ambienti nel loro essere, senza fronzoli o falsa compassione. Lo stesso Insolia ammette di” aver appreso a scrivere come fossi tornato alle elementari.” Possiamo condividere questa osservazione, solo se essa vuole significare la tendenza a coordinare piuttosto che subordinare, la prevalenza del discorso diretto sull’indiretto, l’uso di idiomi tipici del parlato, del turpiloquio … che in quanto scelte assunte volontariamente non hanno nulla di elementare, anzi.
Che sapori rimangono?
Sono tante, troppe le giornate bagnate da liquori, rum, cynar, superalcolici, canne, tabacco, birre …. per poter scegliere: a sottolineare la fame di una normalità che non esiste, di una cena condivisa con una famiglia che non c’è più ci sembra che il cartone che contiene una pizza acquistata al take away e consumata velocemente sia simbolo di questa fame che non può essere appagata.