I BEATI PAOLI  DI LUIGI NATOLI- SELLERIO EDITORE PALERMO

Occorrono i tempi distesi e tranquilli di vacanze estive senza stress, per leggere e assaporare il bel romanzo di Natoli, i “Beati Paoli”. Uscito a puntate sul “Giornale della Sicilia” a inizio del secolo scorso, nel 1949 fu pubblicato da “La Madonnina “di Milano e ripreso nel 1971 dagli “Editori Flaccovio” e quindi da “Sellerio”. Ritenuto da molti il “quinto monumento storico” italiano dopo i Promessi Sposi, i Viceré, il Nome della rosa e la Storia della Morante, da altri un esempio di “romanzo popolare” sulla scia di Dumas o di Sue, le vicende narrate da Natoli risultano, comunque le si voglia considerare, avvincenti, appassionanti e da godere tutte d’un fiato.
Notevole la ricostruzione storica della Sicilia e di Palermo a fine ‘600 e primi ‘700, nel passaggio dagli Spagnoli ai Savoia e viceversa, e la descrizione socioculturale dell’ambiente in cui la vicenda si svolge.
I personaggi, secondo la migliore tradizione del romanzo ottocentesco cui Natoli si rifà, sono grandiosi nel bene e nel male, strenui difensori della giustizia contro i malvagi, anche a costo del sacrificio personale. Il romanzo si articola come una grande epopea che vede l’eroe, Blasco de Castiglione, nella sua interazione, incontro/scontro con una società arcaica/feudale/moralmente ingiusta. Strettamente legati a lui una miriade di personaggi, maggiori, minori, antagonisti, aiutanti, oggetto del desiderio… magnifici nel loro essere completamente buoni o completamente malvagi. Blasco però, con le sue riflessioni sul bene e male, sulla loro compresenza e interazione, supera lo schema ottocentesco per incarnare aspetti propri dell’ideologia e cultura del Novecento.
Sullo sfondo di questa Palermo agita da forze negative e da malvagi che tentano di prevalere, protetti da un apparato burocratico che li difende, si muovono i Beati Paoli, setta di giustizieri che nell’ombra colpiscono e uccidono, per far prevalere la giustizia e difendere chi ha patito torti.
Facile vedere in essi i precursori di fenomeni storici successivi, gli anticipatori di associazioni segrete anche di tipo mafioso; al di là di riletture e indagini storiche, la ricostruzione di Natoli è interessante non solo per capire “come si diventò siciliani”, ma anche per riscoprire alcuni angoli e scorci palermitani spesso dimenticati.
Che gusto rimane a lettura terminata? Quello delle confetture e rinfreschi offerti nei banchetti ufficiali; dei sorbetti a forma di frutta; dei buoni e dolci liquori siciliani, spesso usati come veicoli di sostanze velenose da somministrare a chi “doveva sparire”, senza troppo clamore.

 

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