IL FIGLIOLO DELLA TERRORA DI SILVIA CASSIOLI, EXORMA 2019

C’è molto della storia, della geografia e della società italiane degli ultimi 70 anni nel bel romanzo di Silvia Cassioli.
Interessante e ben condotta, la vicenda ruota attorno a Rosina, la Terrora, dipanandosi dalla Valdichiana a Firenze, alla Lombardia, per poi concentrarsi su Milano.
Da Omero, il figlio nato da lei e che da lei non riuscirà mai completamente a staccarsi, gli eventi si irradieranno su un complesso di donne e persone diverse, che in qualche misura però con lei dovranno confrontarsi.
A partire dagli anni ’50 sino ad arrivare a nostri giorni, viene descritto, con spirito lucido e lieve ironia, ciò che ha caratterizzato la nostra vita, facendo emergere le debolezze della nostra società, delle nostre famiglie, del nostro sistema politico.
Silvia Cassioli riesce a tirare sapientemente le fila dei blocchi cronologico/tematici da lei costruiti, stupendoci per la scioltezza con cui sa trapassare da un linguaggio ad un altro, da temi quasi di maniera ad altri di crudo realismo, con acute riflessioni artistico-musicali, scandite da una prosa secca e precisa.
Il romanzo ci fa sorridere dei nostri tic, delle abitudini in cui riconosciamo parte della nostra famiglia e della nostra formazione: mai banale, riesce a toccare eventi a noi noti e meno noti.
I salti temporali e tematici sono ben scelti e calibrati e, grazie a un mimetismo linguistico che riesce a modellarsi su contesti diversi, il racconto non risulta mai banale.
Quale sapore ci rimane a lettura ultimata?
Sicuramente quello della panzanella o dei pici al ragù di cinghiale, tipici della zona da cui la vicenda prende avvio.

 

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