IL PESO DEI SEGRETI DI AKI SHIMAZAKI, FELTRINELLI 2016

E’ un libro  fatto come un caleidoscopio:  da leggere in cartaceo, perché richiede un continuo avanti e indietro.

Le cinque storie che lo compongono (indicate da bellissime illustrazioni) ricostruiscono le vicende dei  personaggi principali, raccontate da loro ma anche da altre voci e con diverse verità.

Man mano il caleidoscopio prende forma e vi attira nella sua ragnatela magica.

Sublime è la delicatezza con cui vengono ricostruite le storie: storie di emarginazione, di faticosa lotta per inserirsi, di sottomissione alle tradizioni ma anche di grande amore. La dolcezza di questa parte intima contrasta con la durezza dello sfondo su cui sono collocate. E’ il Giappone del 1945 che si avvia con totale determinazione alla catastrofe e su cui cala la bomba atomica, due bombe anzi. Una sui nostri personaggi, a Nagasaki.

Noi le abbiamo rimosse: chi può ricordare le persone ustionate, bruciate, carbonizzate? La distruzione totale delle due città? Ma nella memoria dei protagonisti l’apocalisse rimane come segno fondante: “La giustizia non esiste. Esiste solo la verità.” dice una delle figure portanti, Yukiko, parlando con il nipote dell’assurdità inevitabile  di questo massacro.

C’è un terzo livello di racconto: i protagonisti si dibattono impigliati nella rete delle usanze, delle credenze e soprattutto nel senso di inadeguatezza costante su cui si fonda  una sottomissione continua. La paura del giudizio altrui ha un potere paralizzante, i problemi si nascondono, si creano pesanti segreti. Anche di questo noi oggi ci siamo liberati, fin troppo forse. Ma leggendo le parole di Yukiko “ci sono crudeltà che non si possono dimenticare. Per quanto mi riguarda, non si tratta della guerra né della bomba atomica” si percepisce il peso di questa seconda vita segreta per conservare una facciata inappuntabile . Yukiko la spezza, con un gesto disperato e la sua personale rottura sembra essere la scintilla dello scoppio generale che brucia in un attimo tutta la sua vita, la sua città, la sua casa.

Una tazza di tè accompagna sempre i momenti di rivelazione e lascia quella leggera fragranza che è propria dell’intero romanzo, mai truculento, sempre lieve anche nel dramma. 

 

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