LA GIUSTA DISTANZA
DI SARA RATTARO, SPERLING& KUPFER2020

Il romanzo copre vent’anni di vita dei protagonisti che, a capitoli alterni e in prima persona, narrano la vicenda del loro amore e delle loro vite, mettendosi a nudo. La struttura circolare, con un incipit che riporta immediatamente al finale, evidenzia sin da subito il ruolo della matematica all’interno delle storie narrate: “mia madre mi diceva che con la matematica si può spiegare tutto… ma non l’amore”. Sara Rattaro, presentando il suo ultimo lavoro, ironizza su sé stessa e sulle possibili definizioni entro cui incasellare la storia. Più che di “educazione sentimentale” si può parlare di “diseducazione sentimentale”: i protagonisti, così come l’autrice afferma di sé stessa, non sono stati educati all’affettività e si muovono da autodidatti, rischiando di provocare danni irreversibili. Molti gli aspetti gradevoli della storia e qualche limite: uno tra tutti, la descrizione di personaggi maschili o completamente negativi (padre di Aurora) o assurdamente positivi e troppo pronti all’accoglienza e al perdono (Giulio, Luca), che spiegano la genesi di quella “diseducazione” di cui l’autrice parla; diseducazione che sarebbe interessante capire come e perché venga avvertita da alcune generazioni in maniera più acuta e dolorosa che da altre. Che sapore o profumo rimane a lettura terminata? Sicuramente l’odore di pesto e stoccafisso che ci riportano all’atmosfera di Genova, città natale di Sara e luogo dove il romanzo è ambientato e da cui si dipana verso altri luoghi: Milano, Londra, Monaco...altrettanto sicuramente il sapore dolce della consapevolezza che “tra due punti passa una sola retta”.

 

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