L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

SAFARI A MILANO, da I cento delitti  di Giorgio Scerbanenco, La Nave di Teseo

Anche oggi continuiamo a parlare  di Scerbanenco, con il racconto “Safari a Milano.”
L’animale da cacciare è un elefante particolare: si tratta di Martino Allara, alto quasi due metri a grande come un armadio. Dopo una giovinezza dedita a droga e a crimini di vario genere, grazie a un vecchio medico, che lo aiuta a disintossicarsi, cambia vita, conseguendo il diploma di ragioniere e iniziando a lavorare onestamente. Ovviamente i rapporti con la vecchia banda diventano “tesi”.
La sua vita giunge a un bivio, quando gli viene chiesto di aiutare le forze dell’ordine a ripulire il quartiere.
Ed è lì che partirà la caccia all’elefante, sotto la guida del capocaccia Ruggerino Molteni, capo della banda di via Mecenate, che individuerà un’esca irresistibile per  Martino.
L’elefante però è un animale curioso, che vuole capire tutto e Scerbanenco, da abile maestro del noir, ci conduce nei meandri della sua mente, lucida e razionale, in grado di mantenere alta l’attenzione fino alla fine.
Un “colpo di scena” da maestro ci condurrà verso la conclusione.

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DI PROFESSIONE FARABUTTO,  RACCONTO TRATTO DA I CENTO DELITTI  di Giorgio Scerbanenco La Nave di Teseo

Nel centodecimo anno dalla nascita di Scerbanenco, vogliamo continuare a  ricordare questo prolifico scrittore, commentando qualcuno dei suoi scritti.
Oggi presentiamo: “ Di professione farabutto”, racconto  tratto da  “ I cento delitti” che, come molti altri di questa raccolta, mira a esplorare la psiche dei protagonista  più che a creare momenti di suspense o di paura.
Quello che sin dall’inizio il lettore è spinto a chiedersi è: “ Riuscirà Sandrone Donatello, di professione farabutto, libero dopo aver  scontato due anni in riformatorio e uno in casa di lavoro, a evitare il pronostico del Brigadiere Vagarolli Antonio, che non si illude sulla sincerità del  suo ravvedimento?”
Irene, la sua ragazza, ha invece fiducia in lui e decide  di trascorrere insieme qualche giorno in una baita sopra Canzo, di proprietà della sua famiglia.
Qui, però, sembra che il destino voglia giocare un brutto scherzo a Donatello, che si troverà ancora una volta  a  fare i conti con il Brigadiere Vagarolli e i suoi schiaffi.
Quale odore  pervade questa storia?
Sicuramente quello della neve e del freddo  che impregnava l’aria: “ anche se non nevicava ancora, ma sarebbe nevicato presto, tanto l’aria era pungente.”
Quella neve che  sarà muta testimone delle scelte di Donatello.

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L’AGONIZZATOIO RACCONTO TRATTO DA I CENTO DELITTI  di Giorgio Scerbanenco La Nave di Teseo


Nel centodecimo anno dalla nascita di Scerbanenco, ci piace ricordare questo prolifico scrittore commentando qualcuno dei suoi scritti.

Il primo racconto, compreso nella raccolta “I cento delitti”, si intitola “L’agonizzatoio” e, a nostro avviso, rappresenta un’ottima introduzione allo stile e alle modalità narrative di Scerbanenco.

Rodrigo Regante, metodico  e anziano Commendatore,  ripete ossessivamente gli stessi gesti, gli stessi rituali da molto tempo, sotto gli occhi spietati, irriverenti, pateticamente pazienti dell’autista e dell’infermiera.

Poco per volta, attraverso dialoghi introdotti da monotoni e martellanti “disse, disse, rispose, disse”, azioni lente e ripetute, siamo condottI nella mente di Regante fino a scoprire un suo segreto che si radica in un passato da cui, benchè  lontano oltre  sessant’anni, non riesce a staccarsi.

Schiacciato dal peso dei rimorsi, cercherà di riparare a quanto commesso, riuscendo però a farlo nell’unica maniera che gli verrà permessa.

Il finale, inaspettato, lascerà il lettore stupito e senza fiato.

Che sapore rimane?

Quello dell’ultimo pranzo che l’infermiera, inconsapevolmente, annuncia al Commendatore.

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COME NAVI NELLA NOTTE, di Tullio Avoledo, 2021 Marsilio

Marco Ferrari, il protagonista di questo noir dal sapore distoptico, ambientato  in un’Italia dell’era post covid, è un ex poliziotto che, per tagliare i ponti con il suo passato,  ha scelto di vivere a Friburgo,  in Germania, dove si è ricostruito una vita come scrittori di libri gialli.

Costretto a tornare in Friuli, per vendere la casa al mare della sua infanzia, si trova  coinvolto, suo malgrado, in un’indagine per l’uccisione/sparizione di un vecchio, che stava camminando sulla spiaggia, nei pressi del Bagno 6.

“ Se fossi un lupo mannaro,“ medita tra sé, “ululerei al plenilunio. Da ex poliziotto, sono le scene del crimine a farmi rizzare il pelo e spuntare le zanne.”

Ha inizio, a partire da qui, una girandola di incontri/scontri con una miriade di personaggi: Herbert Giordani, conosciuto in un’altra vita, Miriam Milani, una veterinaria che poco per volta mostrerà aspetti non immaginati, Amos Pasian, antiquario che conosce dettagli inquietanti, l’ispettore Feng, cinese enigmatico  e imperscrutabile. Sullo sfondo, una Trieste labirintica, fanatici sovranisti,  balli per debuttanti organizzati da nostalgici Nazisti, penetrazione economica cinese che assume i tratti di un vero e proprio assoggettamento politico/culturale, gli strascichi della pandemia che viene chiamata “la Situazione” … per una girandola di eventi che condurranno, inevitabilmente, Marco a fare i conti con quel passato che avrebbe voluto dimenticare.

Anche Magda, la sua compagna tedesca, fotoreporter inviata in zone ad “alto rischio”, diviene

 – giorno dopo giorno, pagina dopo pagina- fonte di grande angoscia e apprensione.

Che sapore rimane?

Tra i molti, ci piace ricordare quelli dell’ultima colazione che Marco e Magda consumano insieme, prima che  lui parta per il Friuli e lei per un’altra missione pericolosa: per lui  una moka italiana  da dodici tazzine- tre per uso immediato, nove per il thermos- per lei una tisana.

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BOLLE DI SAPONE di Marco Malvaldi, Sellerio 2021

Benché  obbligati a starsene rinchiusi  nel primo lockdown, i vecchietti del BarLume si appassionano a un caso di duplice omicidio avvenuto in Calabria, dove è bloccata Alice, la poliziotta fidanzata di Massimo, incaricata dell’indagine.


Avventurandosi nella perigliosa dimensione dell’online, i quattro tirano dentro Massimo, il “barrista”, l’unico in grado di sopportarli e di guidarli nel nuovo mondo delle call, in cui si muovono a tentoni.

Questo non significa che perdano le battute, sebbene il loro procedere rallentato dalla tempistica di Zoom  si rifletta anche nel ritmo del racconto.

Non mancano un paio di colpi di scena e il buon saporino del filetto di maiale cotto con tecnologia avanzata, il piatto da asporto con cui il BarLume tenta di sopravvivere alla quarantena. Non a caso proprio ai “barriti” e ai ristoratori messi a dura prova dalla quarantena è affettuosamente dedicato il libro.

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IL NODO WINDSOR di S.J.Bennett, Mondadori 2021

Un delizioso giallo che ha come investigatrice addirittura la regina Elisabetta, nella cornice del castello di Windsor, attorniata dalla famiglia, dai cavalli e i cani, dallo stuolo di servitù assolutamente dedita e fedele. Del resto è impossibile non amarla: viene presentata come una donna che ha imparato molto dalla vita, che non dice una parola di troppo ma sa leggere negli animi con profonda compassione. E chi non la vorrebbe una sovrana così?

Dopo una festa al castello, nel corso della notte viene ucciso un giovane pianista russo, dotato di fascino e di talento. Entrano in scena i servizi segreti, ma la regina non sopporta che tormentino con i loro interrogatori i suoi dipendenti. Aiutata da una brillante segretaria di origine Nigeriana, capace di camminare e persino di inchinarsi su tacchi altissimi, si mette in pista.

Delicato e venato di humor, regala al lettore un momento di serenità, da accompagnare, come fa Elisabetta, con un buon tè.

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RAGAZZE SMARRITE di Marco Vichi, Guanda 2021

Il commissario Bordelli, a una settimana dalla pensione (ai bei tempi in cui si andava in pensione a 60 anni),
si imbatte in una brutta storia di prostituzione ed impunità del bel mondo, che smuove in lui il desiderio di
giustizia al punto da ottenere una proroga del pensionamento. Contemporaneamente si prepara ad
affrontare una nuova vita, che si prospetta allettante in una bella casetta sui colli intorno a Firenze e in
ottima compagnia.
E’ questo l’aspetto prevalente anche sul giallo, che resta quasi sullo sfondo, mentre il libro si va
trasformando in una matrioska di racconti nel racconto, anche grazie alla Confraternita del Chianti, il
gruppo di amici con cui Bordelli vuole condividere questo passaggio e che, come lui, porta ancora i segni
della guerra e teme l’evanescenza delle speranze del dopoguerra, ma sa godere del presente, dell’ottima
cucina e dei vini pregiati con cui annaffia il tutto.

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IL RINNEGATO di Ariel Toaff, Neri Pozza 2021

Forse il senso di questo libro sta tutto nella lapide che il protagonista prepara per se stesso “Qui giace David Ajash (1788-1840) che ha appreso il segreto di come trasformare l’apparenza in realtà. Che la sua anima sia legata al vincolo della vita.”

David Ajash è infatti un uomo controverso: da una parte, nella lettura che ne dà il figlio divorando il lungo manoscritto che il padre gli indirizza in punto di morte, è un rabbino che ha abbandonato la famiglia, ha utilizzato la religione a suoi scopi personali, infranto ogni regola, sperimentato consapevolmente l’abiezione.

Dall’altra, nella versione che ne danno gli abitanti di Nablus, l’ultima tappa della sua vita inquieta, è un uomo generoso, capace di mettersi in gioco, di suscitare affetti profondi, che cerca attraverso il manoscritto di farsi comprendere  almeno dal figlio, di metterlo “in guardia dai giudizi troppo affrettati di chi, ritenendosi uomo di Dio, si sente pronto a giudicare a prima vista.”

Ambientato in un’epoca di mezzo, in cui le sette segrete prosperano mescolandosi agli intrighi delle piccole corti italiane in cui Ajash vive a lungo, riporta al territorio oscuro del pensiero magico, alla ricerca di un senso che traluce in segni che solo gli iniziati riescono a vedere.

Toaff, che ha sperimentato di persona l’essere messo al bando per il suo famoso libro Pasqua di sangue, crea un vero personaggio drammatico.


Presentato come “giallo”, ad affascinare è proprio questo suo camminare sul bordo estremo, lo sfidare il Dio cui dovrebbe essere devoto.

Benché impregnato di  profumo di oriente, a restare impressi nella memoria del lettore sono i piatti di molluschi, crostacei e frutti di mare, la trasgressione culinaria con cui decide di rompere ogni regola.

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UNA SIRENA A SETTEMBRE di Maurizio De Giovanni, Einaudi 2021

Un altro gioiellino di De Giovanni: un giallo soft, scritto nel suo registro più ironico e divertente, ma non privo di qualche graffio sociale, come gli è caratteristico.


Mina Settembre, assistente sociale di stanza in un quartiere difficile di Napoli, questa volta si trova ad indagare su due casi contemporaneamente: un bambino che lotta per la sopravvivenza contendendo il pane ai cani randagi e un’altra storia di cui non vogliamo anticipare niente se non che è una questione di furbizia e impunità da ricchezza, un tema caro a questo scrittore.


Tutto è raccontato da una misteriosa narratrice ed è cucito dall’immagine della Sirena che compare in diverse forme ed interpretazioni e che, per De Giovanni, è un simbolo della città cui è tanto legato.


Si legge con vero piacere, con il profumo di un cornetto per colazione che unisce Mina a Susy, la sua presunta rivale, in una coppia di vendicatrici davanti alla quale niente potrà resistere.

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LE LACRIME DEL COMMISSARIO di Sergio Cova, Morellini 2021

Caterina Sala, giovane giornalista intelligente scompare. Le indagini condotte dal commissario Scalabrin, di cui la ragazza è innamorata, si dipanano con colpi di scena e conflitti con sottoposti neghittosi e superiori poco vogliosi di scoprire pentole pericolose per la loro posizione. 

Si intrecciano ad un’altra storia che coinvolge un giovane ed intemperante poliziotto  e finalmente approdano ad una soluzione imprevista, ma non troppo. Il tutto sullo sfondo del lago Maggiore nella sua versione invernale, nebbiosa e oscura.

Tutto è come deve essere: la trama, i personaggi, le indagini, i buoni e i cattivi, il commissario con la sua missione e anche il finale… però forse ci siamo abituati a sapori più amari, a investigatori tarlati dal dubbio, questo invece è perfetto nelle scelte e nei gesti e persino nei gusti musicali, ma non dubitiamo che crescerà.

Nel frattempo un ottimo vino rosso riscalda i cuori nei momenti difficili. Brindiamo alla nebbia del lago e alla malinconia che aleggia su questa vicenda.

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TUTTI SI MUORE SOLI di Diego Lama- la prima indagine del Commissario Veneruso- 2021 Mondadori

In un caldo luglio napoletano, nel giro di un’unica giornata, sulle cui ore  vengono scanditi i singoli capitoli, il Commissario Veneruso si trova a dover risolvere ben tre casi di omicidio.
Non più ragazzino, non più tanto magro, neanche tanto alto e nemmeno più tonico…” non era più tanto niente, a dire la verità,” il Commissario, affiancato dai suoi fedeli uomini, Serra, Rocco, Polverino, Cuomo e Girardi, si muove in una labirintica  Napoli ottocentesca per disbrogliare la matassa di tre omicidi: quello della baronessa Salomè, una nobildonna dedita alla beneficenza, quello di Patrizia, una prostituta bambina del quartiere della Carità, quello di Bordò Armand, un noto studioso morto accoltellato all’interno della Biblioteca Nazionale.
Veneruso, tra un potente mal di piedi causato da un paio di scarpe di vitello nuove, i ripetuti e sfiancanti interrogatori ai frequentatori della Biblioteca, tra cui Croce, Scarfoglio, Mastriani, la Serao e Di Giacomo, tra epici pranzi  e spuntini veloci, tra  passeggiate nei vicoli, chiacchiere e beneficenza ai vagabondi che popolano le piazze, una veloce visita al bordello dove lavora la sua amata Annarella la Sorrentina, una potente scossa di terremoto,  riesce a intuire il filo che lega tutte e tre le persone uccise.
Infatti,  “era la carne a risolvere gli omicidi, non la testa: stimolato da Annarella e scossa dal sisma fu la sua carne e registrare un’emozione (…) perché arrivava sempre alla verità non per logica ma per chimica.”
Il sapore che rimane? Ce lo suggerisce Diego Lama stesso: quello delle parole in lingua napoletana, quasi una sonorità saporita che rappresenta il tema principale del romanzo; quelle parole che dalle antiche civiltà, passando attraverso apporti storicamente più recenti, descrivono lo spirito della città e dei suoi abitanti.

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FIGLIA DELLA CENERE di Ilaria Tuti, Longanesi 2021

Questa nuova avventura di Teresa Battaglia unisce il suo passato - un’indagine di 26 anni prima e la sua storia personale in quel momento cruciale - a un’indagine presente e lascia una porta aperta a qualcosa che ci racconterà, speriamo molto presto.

Il serial killer che Teresa ha catturato 26 anni prima, nonostante gli sgambetti della sua squadra di allora nei confronti di una delle prime donne in polizia, è fuggito dal carcere e ha colpito ancora. 

Le indagini la portano ad Aquileia, a leggere i mosaici e ritrovare una storia di redenzione che ha conquistato anche l’assassino. Ma la portano anche a ricordare i suoi esordi, il suo matrimonio con un uomo patologico tanto quanto il serial killer cui dava allora la caccia, l’amicizia nascente con il medico legale, momenti difficili e dolorosi che l’hanno segnata e anche forgiata. Da lì è nata la donna che è ora, capace di tenere testa, di non farsi imporre più nulla: una donna che ha conquistato la sicurezza passando attraverso la debolezza e non lo ha dimenticato, anzi, ne ha fatto la sua forza principale, trasformandola in capacità di comprensione.

Come sempre è lei il fulcro dell’indagine, con la sua capacità di sentire e capire. Intorno le si muove una squadra che oramai conosciamo, divenuta capace di legami forti come una famiglia.

Bellissimo giallo, intriso di simboli e riferimenti a miti misteriosi. Lascia il sapore dell’affetto che circonda Teresa, spingendo i suoi amici a predisporre monoporzioni surgelate perchè non si affatichi troppo.

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IL GIORNO DEL BIANCONIGLIO di Alessandro Curioni, 2021 Chiarelettere editore

È un cyber thriller molto interessante questo romanzo appena uscito dalla penna di Alessandro Curioni:

esperto di cybersecurity, fondatore di un’azienda specializzata nella formazione e sicurezza informatica, divulgatore, docente universitario,  con il “Giorno del Bianconiglio” dà l’avvio a quella che, sicuramente, sarà una fortunata serie.

Il protagonista Leo Artico, che già nel nome racchiude il suo destino di uomo di “ghiaccio”, è un esperto di cybersecurity che deve fronteggiare una minaccia ai danni di un’azienda, la “4 ForEner”, di cui è consulente.

Accanto a lui troviamo Roberto, il suo assistente, e Teresa, una giornalista che deve scrivere un articolo su probabili futuri attacchi  informatici  e che, su suggerimento di De Giorgi, direttore del giornale presso il quale lavora,  viene inviata da lui per scoprire i segreti del web.

Pagina dopo pagina veniamo condotti all’interno di luoghi misteriosi del dark web, nel mondo degli hacker che viene ribadito più volte “ non sono delinquenti, criminali, trasandati ma geni o, comunque, persone molto brillanti”, tra bitcoin e Honeypot, virus malefici o benefici come, appunto, Bianconiglio.

“Lo abbiamo chiamato Bianconiglio, “ spiega Artico a Teresa, ”perché in fondo non è cattivo e il punto in cui scava la sua tana potrebbe diventare la porta del nostro paese delle meraviglie.”

Quale sapore ci fa venire in mente questo romanzo?

 Sicuramente   quello della frittata ci sembra “metaforicamente” il più appropriato.

Perché? Perché sono molti i passaggi in cui si dice: “Non cercare di girare la frittata”, oppure:” non ti ho più chiesto della frittata che ho combinato… ormai la frittata era fatta”.

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L'UOMO DEL PORTO di Cristina Cassar Scalia, Einaudi 2021

Profumi e sapori della Sicilia orientale scorrono in questo libro fino a far venire un’irresistibile acquolina in bocca. E’ il punto forte del racconto: un’indagine ben condotta dal vicequestore aggiunto Vannina, ma con un procedere un po’ piatto, nonostante le sue pene d’amore e quelle degli uomini che devono farle da scorta dopo una minaccia di morte.


Forse il clima di chiusura forzata in cui si trova Vannina, e in cui ci siamo ritrovati tutti, ha influenzato la narrazione.


Bella l’ambientazione, che si apre con un assassinio nella grotta in cui scorre l’Amenano, il fiume sotterraneo di Catania. Anche i personaggi portano alla lue storie rimaste sotterranee, la cui origine va ricercata pazientemente in fatti risalenti a trentacinque anni fa.


Vannina deve riandare indietro nel tempo, coadiuvata dal suo “collaboratore”, il commissario Patanè che, benché pensionato, non resiste a dare una mano all’allieva e amica.

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IL SUO FREDDO PIANTO di Massimo De Cataldo, Einaudi 2021

Vi capita di imbattervi in parole sconosciute leggendo un libro? A me succede sempre con i libri di De Cataldo ed è una cosa che mi piace molto, così come la raffinatezza di questo scrittore e, ovviamente, del suo personaggio, il Contino, un PM di aristocratiche origini e di ottime maniere nonchè di gusti musicali sofisticati che regalano spesso una scoperta anche ai lettori.

Questa volta il Contino riapre una vecchia indagine, spinto dalla soffiata di un pentito e dal rimorso che gli causa il sapere di non avere individuato il vero colpevole.

Aiutato dalle sue Valchirie, le energiche donne della sua squadra, si muove in un mondo di traffichini  con la consueta gentilezza che  è, per lui, un atteggiamento esistenziale, una consapevolezza dei propri limiti e una chicca per i lettori.

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L’ULTIMO OSPITE di Paola Barbato, 2021 Piemme

L’ ultimo thriller scritto da Paola Barbato è un romanzo appassionante, che riesce a tenere l’attenzione del lettore costantemente vigile, spingendolo a formulare ipotesi interpretative sempre nuove, a immedesimarsi ora nell’uno, ora nell’altro dei due protagonisti e a cambiare la propria prospettiva.
La narrazione viene condotta in terza persona, con focalizzazione mobile: ora su uno, ora sull’altro, perfino sul cane Zora, che diviene testimone di fatti altrimenti privi di spiegazione.
Flavio è un notaio famoso che alla morte di Adalgisa Grisenti, anziana signora ricca priva di discendenti diretti,  viene chiamato a  stimare  Villa Olimpia D’Arsia, non lontano da Faenza, con quanto in essa contenuto.
Gli eredi sono nipoti di due rami diversi della famiglia, i Grisenti seduti a destra nell’ufficio notarile, i Riboldi a sinistra: ovviamente non vanno d’accordo ed è per questo  che l’incarico è stato affidato a lui.
In questo lavoro, che si rivelerà più difficile e insidioso del  previsto, Flavio sarà coadiuvato da Letizia, la sua assistente, che si sposta  sempre accompagnata dalla sua cagnolona Zora, ormai troppo vecchia per essere lasciata da sola.
Letizia è tutt’altro che bella e affascinante, ma è dotata di una mente acuta e di una duplice personalità. Se da un lato queste sue caratteristiche  le hanno procurato, nel passato,  grossi guai, dall’altro l’aiutano da sempre a leggere la realtà nelle sue molteplici sfumature e sfaccettature.
Ex ghost writer di romanzi noir e thriller, l’assistente di Flavio è abitata da una doppia personalità:  Letizia, donna comune un po’ sciatta, Medina, donna  dall’intuito acuto e infallibile.
Il compito si rivelerà più complesso del previsto e si scoprirà che Villa Olimpia D’Arsia conserva tracce di un passato non ancora svelato.
Quale sapore rimane a lettura ultimata? Sicuramente quello del caffè, abbondantemente usato per rimanere svegli nelle lunghe notti di inventario, ma soprattutto dello zucchero, bianco e sottile. Il motivo? Non possiamo rivelarlo, pena il disvelamento del finale.
Forse però la fotografia da noi pubblicata potrà aiutarvi a intuirlo.

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VECCHIE CONOSCENZE di Antonio Manzini, Sellerio 2021

“Nonostante Rocco fosse un uomo abituato alla perdita, le armi che usava per reagire, per non sprofondare nel pozzo dei ricordi, erano spuntate. Ci ricascava sempre, bastava un profumo, una frase, uno sguardo o una somiglianza per ritrovarsi in un luogo fuori dal tempo, in uno spazio vago e sbiadito dove giacevano frammenti della sua vita.”

E quindi ci risiamo:  questo è il racconto di un ulteriore passo di Rocco nella solitudine e nella tristezza, tanto che alla fine è indotto a pensare che quelli che gli restano sono solo gli uomini della sua squadra, che a loro modo gli vogliono bene.

Le solite atmosfere grigie e nevose, le solite struggenti apparizioni di Marina…Due casi, rotture di decimo livello, che mettono alla prova l’abilità investigativa di Rocco, uno però lo riporta al passato, alla sua eterna ossessione. 

Si divora d’un fiato come sempre, per fortuna è lungo, ben articolato, con molti rivoli secondari sempre gustosi. Ci si aggrappa all’unico profumo di buono che trascorre nella cupezza delle pagine: quello del forno di Deruta, rinato a nuova vita, almeno lui.

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LA DISCESA INFINITA  di Enrico Camanni, 2021 Mondadori

In questo bel romanzo, intenso e ben costruito, il protagonista Nanni Settembrini, guida alpina per scelta e per amore, si trova a indagare su di una morte avvenuta più di mezzo secolo prima.

Il passato si lega al presente attraverso vie imprevedibili e la vicenda porta in luce la storia di Nando e  Teresa,  aiutandoci a scorgere i vissuti più intimi di Nanni.

Attorno a Settembrini, amichevolmente chiamato “Torinese”, ruotano presenze vive, spesso ingombranti: Clara,  la ex moglie, Olivier Gorret, il suocero, Camilla, la nuova compagna, le figlie, il nipote in arrivo, Beppe, l’amico di una vita, il compagno di classe che permetterà il riannodarsi di molti fili.

Cosa lega il passato al presente? Qual è il filo conduttore?

Sicuramente  è possibile individuarlo in una semplice parola: amore.

È l’amore che  percorre l’intero romanzo, allargandosi fino ad abbracciare e coinvolgere persone, oggetti, fino ad arrivare al vero protagonista: la montagna o, più precisamente, il Monte Bianco, “ che non è un monte unico, ma una catena di creste, guglie, ghiacciai lunghissimi di là sono fiumi e di qua cascate. Tranne uno che sembra l’Himalaya.”

Il Monte Bianco è la sfida, la pulsione alla conquista, la sete dell’infinito;

“L’infinito esiste, ma bisogna sporgersi”, dirà a Nanni il professore Cesare Leone, sottolineando anche che

“ il tempo non cambia le persone, l’amore e il dolore le cambiano, la poesia talvolta, ma gli anni sono solo acqua che scorre verso il mare.”

Ed è in quest’ottica che il passato si lega al presente, nonostante i cambiamenti di  mode, di abitudini, di usanze e consuetudini che Camanni, attraverso gli occhi di Nanni, non esita a descrivere, criticare e infine a denunciare.

Il cuore del romanzo è però costituito dal Monte Bianco, dalla sua mole imponente, dalle sue nevi, i suoi ghiacci, il Miage messo in pericolo dal riscaldamento globale.

Le  nevi e i  ghiacci del Miage, ormai irrimediabilmente in pericolo a causa del riscaldamento globale, diventano il fulcro di quell’amore che spinge alla conquista del Bianco, che diviene il simbolo di ogni conquista, di ogni desiderio, di ogni tensione all’infinito.

Quale sapore può ben descrivere l’atmosfera del romanzo? Tra i molti ci piace ricordare quello della toma di capra che Nanni ama e porta con sé  ogni volta  che va a fare visita a qualcuno.

Un formaggio che contiene il sapore della montagna,  dei suoi animali, quasi la loro essenza.


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LA SABBIA BRUCIA. LE ULTIME INDAGINI DI GORI MISCO' di Fausto Vitaliano, Giunti Bompiani 2021

Un inno d’amore alla Calabria…tanto che profumi, sapori e paesaggi, con tutti i ricordi che evocano, tendono a prevalere sulla vicenda del protagonista, il maresciallo dei carabinieri Gori Misticò, rispedito al paesello natio su sua stessa richiesta, dopo essere finito in un brutto pasticcio a Milano.

E lì, a San Telesforo Jonico,  ammalato e solo, ironico e brusco, intuitivo e testardissimissimo, arriva quasi sull’orlo del perdersi. Per fortuna le letture meditate di Topolino lo aiutano a riconquistare la sua saggezza meridionale, ognuno è quello che è, e lo riportano sulla retta via.

Le vicende qui narrate sono anteriori a quelle del libro che ce l’ha fatto conoscere, La mezzaluna di sabbia. Se il romanzo precedente era già un po’ più di un giallo, qui l’indagine è quasi marginale rispetto alla storia di Gori Misticò che, con tutto il suo portato di amarezza, prende una buona parte del libro. L’altra parte è dedicata ad un’indagine che Gori conduce contro se stesso!

 Denominatore comune è la malinconia, il senso di abbandono e la ricerca di un “genitore” capace di indicare un senso nel vivere. E’ proprio vero che, come dice l’autore (guardate il video!) il sapore del libro è agrodolce, ma un po’ più agro che dolce!

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LA CONFRATERNITA DELLE OSSA di Paolo Roversi,Marsilio 2016

Sarà un effetto secondario della pandemia… ci è venuta la strana voglia di ripercorrere i gialli a base di Peste Nera! E questo lo è, il bacillo della peste, trasformato nel virus Namtar (nome dell’antico demone della mitologia babilonese associato alla malattia, che significa “porta via presto”), ricompare come arma dello sterminio progettato dalla rinata setta dei Disciplinati, che si muove nei luoghi più segreti di Milano.


Questo è il bello del libro: un’esplorazione di quel tantino di medioevo che è rimasto a Milano e che unisce la metropoli moderna a un passato intenso e a volte oscuro, il tutto a bordo una vespa ridipinta di giallo, il Giallone, mezzo di locomozione del protagonista, il giovane aspirante giornalista Enrico Radeschi, alla sua prima indagine. Squattrinato e sveglio, impone al racconto il ritmo dei suoi 27 anni, lanciatissimo e determinato a costruirsi un futuro nella metropoli.


Capace di mirabolanti avventure, trascina il lettore nei guai in cui si ficca a ritmo sostenuto. L’autore sostiene che tutte le sue gesta siano fattibili benché un po’ sopra le righe, tuttavia che un laureato in lettere riesca in un paio di mesi a trasformarsi in un hacker capace di bucare ogni sito… be’, onestamente ci piacerebbe, però sposta il racconto sul piano della totale irrealtà, il che poi va bene lo stesso.


Che sapore lascia? Verrebbe da dire quello delle pizze surgelate di cui Enrico e il suo coinquilino nerd si nutrono fino alla svolta culinaria del giovane freelance quando – e questa è altrettanto fantastica della sua trasformazione tecnologicamente avanzata – decide di imparare a scodellare piatti deliziosi per ottenere ciò che vuole dal suo amico informatico e anche dal commissario con cui ha a che fare nel corso dell’indagine, diventando un esperto di gricia, nonostante la sua provenienza padana DOC.


Quali altri gialli “pestiferi” ci suggerite?

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UNA DONNA IN GUERRA di Roberto Costantini- Longanesi 2021

In questo secondo capitolo, che riprende le vicende di Aba/Ice, si scoprono i perché dei molti dubbi e misteri volutamente lasciati irrisolti nel primo volume, “Una donna Normale”.
Aba, la donna normale dalla duplice identità – da un lato madre amorevole di due figli, moglie attenta ai desideri del marito, dall’altro spia inflessibile, donna di ghiaccio da cui il nome Ice – deve fare ora i conti con l’inconciliabilità di questi due mondi.
La crisi coniugale di Aba si intreccia con la crisi professionale di Ice che si radica in vicende passate, che esigono ora il pagamento di un conto lasciato in sospeso.
La sovrapposizione dei piani temporali e il passaggio della narrazione dalla prima alla terza persona, e viceversa,  favoriscono lo svolgersi di una vicenda che riesce a  ricreare pure in noi lo straniamento vissuto dalla protagonista.
Ritroviamo anche in questa seconda puntata i molti personaggi  conosciuti e amati nella prima: Cordero, Bonan, Tony, Leyla, JJ, il Generale… legati al mondo di Ice, Paolo, Tiziana, Cristina, Francesco … legati al mondo di Aba.
Finalmente si chiariscono gli aspetti ancora in sospeso: chi è lo spacciatore di biscotti Baulucy che aiutano Killer, la cockerina,  a sopportare i dolori all’anca? Cos’è successo nel pozzo in fondo al giardino e cosa rappresenta per Aba?
Altrettanti però restano oscuri: fin dove è disposta ad arrivare Aba, fino a dove Ice? Cosa rappresenta la sigla 9999? Che fine ha fatto Bonan? Che fine farà Ice?
Sicuramente dovremo attendere il prossimo volume, per poter assistere al disvelamento di questi “misteri” e per vederne nascere altri … che stuzzicheranno ancora di più la nostra fantasia.
Che sapore rimane?
Tra i molti, sicuramente quello del tè, consumato in abbondanza da Aba/Ice, sia in Italia, sia nelle trasferte mediorientali.

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FLORA di Alessandro Robecchi, Sellerio 2021

Meglio che in un trattato di McLuhan, Robecchi alza un angolino del sipario et voilà, li dietro il re è nudo, anzi: la regina, trattandosi in questo caso di Flora De Pisis, la star indiscussa della televisione, capace di sette milioni di ascolti.

Flora è stata rapita da una banda di surrealisti: sì, surrealisti, avete capito bene, ispirati a Robert Desnos, poeta francese morto nel campo di concentramento di  Theresienstadt, dopo una vita di genio e sregolatezza, di ricerca della totale libertà.

Carlo Monterossi Flora l’ha inventata, progettando il suo programma e poi pentendosene quando è diventato il luogo della spazzatura (la Grande Fabbrica della Merda, dice lui) in cui si mette in scena la miseria umana. 

Viene coinvolto nelle ricerche e, con i suoi tre amici del cuore e delle indagini, assiste all’escalation parossistica della caccia ai rapitori di Flora ma intanto analizza spietato i meccanismi utilizzati dalla conduttrice, la costruzione cinica con cui le tragiche storie e i loro ancor più tragici protagonisti vengono rappresentati (pettinati, dice lui) ad uso del grande pubblico. 

Ecco: a questo punto ci saremmo aspettati un finale un tantino più surrealista. Ma forse non poteva che essere così, a ognuno il suo.

Il sapore che lascia è quello delle colazioni pantagrueliche preparate da Katrina, la fata moldava che veglia su Carlo e i suoi amici, nutrendoli di squisitezze. Sapore di buono, contrapposto al sapore amaro come l’assenzio che circola abbondante nel libro. 

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OMBRE SUL NAVIGLIO di Rosa Teruzzi 2021 Sonzogno

In quest’ultimo capitolo della saga delle miss Marple del Giambellino  ritroviamo  i vecchi amici  che abbiamo incontrato nei romanzi precedenti: nonna Iole, che nonostante l’età continua con il suo stile di vita femminista, sua figlia Libera,  inguaribile romantica che non  osa dichiarare nemmeno a se stessa il suo amore segreto, Vittoria la nipote, rigorosa poliziotta tutta d’un pezzo, Gabriele il suo capo, di cui Libera è segretamente  innamorata, Furio il cuoco che  tenta timide avances, il Cagnaccio Dog, capocronista de La Città, quotidiano del pomeriggio,  la sua collaboratrice Irene detta la Smilza, acuta interprete di indizi e infine Idra, il pittoresco cane  di Libera.
Il caso, su cui questa volta le tre donne  indagano, vede coinvolti tre strani criminali/giustizieri, travestiti da Gatto con gli stivali, Fata e Zorro, che mettono a segno rapine ai danni di negozi, studi, agenzie  di vario tipo, ricavandone, all’apparenza, miseri guadagni. 
Anche questa volta l’intuito delle investigatrici riuscirà a gettare uno sguardo oltre il velo d’omertà con cui si cerca  di coprire vizi e colpe  e forse, finalmente,  i dubbi amorosi ed esistenziali di Libera  potranno trovare una soluzione.
In realtà, le risposte che soprattutto Libera cerca sono rimandate ad altra data,  forse al prossimo volume della fortunata serie: per ora, dobbiamo accontentarci di una promessa di collaborazione da parte di Irene la Smilza e di una porta che si schiude su uno scenario sentimentale ancora “magmatico”.
Che sapore rimane? Questa volta il sapore è “ metaforico” ed è  quello di una frittata perché, come riflette Libera, sua madre Iole è “ una vera maestra nel  saperla rigirare”.

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E VERRA’ UN ALTRO INVERNO  di Massimo Carlotto, Rizzoli 2021

In questo suo ultimo noir in uscita martedì 27 aprile, Massimo Carlotto sovverte la logica del poliziesco per mostrarci la ferocia e l’insana morale della “brava gente”, mettendoci di fronte al vero mistero: chi siamo noi?
La storia ruota attorno a Bruno Manera e Federica Pesenti, all’apparenza una coppia felice: cinquanta anni lui, trentacinque lei, erede di una dinastia di imprenditori del Settentrione, in attività in un operoso distretto dove dominano i maggiorenti.
Una volta trasferitosi nel paese di Federica, Manera si troverà a dover subire atti intimidatori e a scoprire i misteri di un mondo marcio, nascosto tra le pieghe di un perbenismo di facciata.
Attraverso i colpi di scena di cui Carlotto è maestro, saremo condotti a capire ciò che si nasconde dietro la maschera: il vero nemico è chi ritenevi amico, l’amore una speculazione, il matrimonio un campo di battaglia, la solidarietà tra conterranei un patto d’omertà e la famiglia una connection criminale.
Che sapore ci rimane, a lettura ultimata?
Quello di un liquore, all’apparenza dolce ma, non appena accostato alle labbra, aspro e amaro

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GLI OCCHI DI SARA di Maurizio De Giovanni, Rizzoli 2021

Un gruppetto di ingenui studenti rumeni medita di fermare l’avanzata del capitalismo nel loro paese e nel mondo con un clamoroso attentato e si offre così in pasto a mestatori che hanno abbondantemente invelenito la vita politica italiana.

Su di loro indaga l’unità operativa di cui fa parte Sara, personaggio oramai caro ai lettori di De Giovanni, capace di “leggere” il non verbale e proprio per questo in grado di intuire cosa stanno combinando questi ragazzi malati di idealismo. 

E’ un episodio degli anni ’90, che Sara è costretta a rivangare - e a far rivangare ai suoi ex colleghi – perché aveva coinvolto un medico dotato di portentoso talento e Sara, oramai nonna, vorrebbe che operasse il suo nipotino, condannato da un tumore incurabile.

I due piani temporali si mescolano: i ricordi del passato ritornano. Del resto è proprio il cuore del racconto il passato e il suo allungare ombre sul presente. “A vederla così, sembra che ci sia stato chi era in grado di prevedere il futuro. E invece no, è l’esatto contrario: è il futuro che è scritto e pianificato dagli eventi del passato. Il destino esiste…, ma è all’indietro. Chissà perché nessun filosofo l’ha mai detto.”

Scritto con la consueta perizia, il libro si divora, nonostante il pesante velo di tristezza e malinconia. Nel ricordo si collega all’immagine di un lago, le cui profondità, i cui profumi, i cui misteriosi abitanti sono paragonati alla vita silenziosa e misteriosa condotta da Sara e dai suoi colleghi.

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AUTOBIOGRAFIA DI PEDRA DELICADO di Alicia Giménez-Bartlett, Sellerio 2021

Certo che per scrivere l’autobiografia del proprio personaggio bisogna che questo abbia oramai una vita autonoma e che lo scrittore lo conosca come un intimo amico. Un’idea divertente ma le elucubrazioni di Pedra, che nei libri gialli in cui agisce e non si racconta è molto simpatica, in questo romanzo la rendono quasi insopportabile.

Si rappresenta come una donna completamente immersa nel flusso dei suoi pensieri,  analizzare ogni aspetto della vita certamente la aiuta a scrostare i residuati della cultura cattolica opprimente e borghese in cui è cresciuta, in epoca franchista, l’ideale a cui tende è una donna che non debba fare il minimo compromesso con se stessa.

Colleziona inevitabilmente delusioni d’amore infilandosi in due matrimoni in cui ben presto non si riconosce. Non contenta si sposa ancora (non c’è due senza tre), questa volta con l’uomo ideale, già provvisto di prole opportunamente affidata alle madri, anche lui è al suo terzo tentativo.

Peccato, a noi piaceva più il secondo marito, con le sue pietanze esotiche dal sapore magrebino e la sua deliziosa sventatezza. Del resto è lui quello che meglio la definisce “”Tu sei pazza, Pedra, tu e le donne della tua generazione siete tutte pazze, in fondo l’ho sempre pensato! Analisi su analisi, teorie, ideologie, Freud, Marx e compagnia bella!”

A voi quale marito piacerebbe di più fra i tre esemplari proposti?

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GLI SCIACALLI – un grande giallo italiano- di Alessandro Carlini, 2021 Newton Compton Editori

Non è un caso che il sottotitolo sia “un grande giallo italiano”, perché proprio di questo si tratta.
Molto spesso la realtà supera, infatti, le nostre peggiori fantasie e, altrettanto spesso, attraverso la letteratura cosiddetta “gialla”, si vogliono affrontare temi e problematiche sociali e denunciare mali e malcostumi passati e presenti.
Gli “Sciacalli” appartengono proprio a questa categoria: Aldo Marano, Sostituto Procuratore di Ferrara, deve fare i conti con una serie di omicidi, perpetrati da una banda che si muove con una 1100 nera, saccheggiando, derubando, uccidendo, compiendo sommarie vendette nei confronti di chi, in qualche misura, è stato colluso con il Regime Fascista e la RSI.
Le vicende ricalcano fedelmente, grazie a una ricerca storica accurata e precisa, fatti realmente occorsi nella provincia di Ferrara nella primavera-estate del ’45. Ad essere realmente impegnato allora nell’ intenso lavoro istruttorio fu il giudice Antonio Buono, su cui viene ricostruita la figura del protagonista del romanzo, Aldo Marano.
Marano, affiancato dal tenente dei Carabinieri Ferla e dal tenente americano Crago, nel feroce periodo che segue l’immediata Liberazione dell’Italia dall’occupazione Nazi Fascista, vorrebbe porre la parola fine ad una guerra civile che ha posto gli Italiani gli uni contro gli altri.
Forte è in lui la consapevolezza che, se questo conflitto fratricida non dovesse essere superato da una giustizia veramente giusta, si rischierebbe di inquinare da subito l’Italia che stava per ricostituirsi.
Sperandio, ex fascista, ex Repubblichino, ufficiale in congedo saltato sul carro della Resistenza per salvare la pelle, insieme a Tito, rigido e fiero comandante partigiano, si rifiuta di consegnare le armi all’indomani della Liberazione e organizza una banda di disperati che, come altre bande nel Nord dell’Italia, seminano terrore e morte, contando sull’omertà dei politici, che in qualche misura hanno qualcosa da difendere. La motivazione “politica” viene accampata per nascondere meri interessi e ruberie personali e desiderio di benessere e facile arricchimento.
Marano, venuto a capo di questo “enigma”, individuando mandanti, talpe e assassini, sfuggendo per un pelo alla morte, sarà il PM che dovrà proporre la pena per quanti si sono macchiati di orribili delitti.
Purtroppo, come rifletterà amaramente nel finale, la parola amnistia, che verrà concessa ai principali artefici, in nome di una difficile quanto improbabile “pacificazione”, condivide la sua “radice” con la parola amnesia, che significa appunto dimenticanza, oblio.
Ed è quello che puntualmente succederà, anzi: diventerà il paradigma degli insabbiamenti e delle rimozioni che caratterizzeranno la storia futura del nostro Paese.
Che sapore ci rimane? Quello delle minestre fredde consumate in solitudine da Marano la sera, dopo una giornata di lavoro, accompagnate da un bicchiere di vino rosso.

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LA PAZIENZA DEL DIAVOLO di Roberto Cimpanelli, Marsilio 2021

In un’innumerevole scia di morti  si muovono tre investigatori:  un ex poliziotto che non si perdona molte cose e che si avventura nella ricerca della distinzione fra bene e male come Achab (del resto si chiama Herman come Melville ed è nato a Nantucket, da cui salpa il mitico Pequod); poi un poliziotto che segue la sua missione nonostante i sensi di colpa gli abbiano roso lo stomaco;  infine  il loro superiore, un uomo disilluso, sull’orlo della pensione, ma appassionato al suo lavoro e ancora capace di sorprendere.
Incontrano altri personaggi che si muovono sul filo del Bene e del Male, ognuno disegnando  liberamente il confine a seconda di cosa sceglie come Bene.
A un certo punto entrano in scena addirittura i Servizi Segreti con la loro ombra piena di buio e le cose si complicano, colpi di scena su colpi di scena.
Scritto bene, con molti riferimenti letterari, è …troppo! Troppo irreale, troppo pieno di morti, troppo giocato sulla crudeltà che prevale sul più interessante filone della riflessione.
Lo accostiamo al sapore dell’orzata, la bibita preferita di Herman, unico sorso di fresco in questo quadro foschissimo.

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UNA RABBIA SEMPLICE  di Davide Longo, 2021 Einaudi Stile Libero

Perché Davide Longo definisce semplice questa rabbia, che di semplice e facile da capire non ha niente?
Forse perché si tratta di rabbia allo stato puro, colta alle radici del suo essere, priva di motivazioni razionalmente intuibili?
Comunque sia, la storia, bella e coinvolgente, diviene metafora e affresco della nostra società. Uno specchio nel quale ritroviamo il meglio e il peggio di ciascuno di noi: la pesantezza amara di Arcadipane che non si scioglie mangiando sucai; la leggerezza aerea di Ariel, che forse deve il suo nome allo spiritello di Skakespeare, forse al satellite di Urano, forse alla levità soave dell’aria; le contraddizioni di Luca Apostolo che in qualche misura, come indica il suo cognome, ci appare un “inviato” per mettere Arcadipane sulla strada giusta; Clara, che malgrado il nome e l’aspetto esile ed elegante, nasconde un segreto oscuro dentro di sé; Normandia che compare e scompare, parla per enigmi e nutre un sogno che solo fino a un certo punto coincide con quello di Arcadipane; Grendel e Beowulf, che si affacciano sullo sfondo di un’epica nordica che potrebbe svelare il mistero; Bramard, destinato per sempre a essere padre: di chi non c’è più, di chi un padre  non lo ha più, di chi ancora deve nascere.
I colpevoli vengono individuati, una ventina di casi riaperti, il magistrato che li  aveva seguiti  si complimenta con Arcadipane «riuescendo  però a stento a nascondere l’incazzatura   ..  del resto a un magistrato gli puoi scopare la moglie ma non fargli uscire qualcuno che ha messo dentro!»
L’enigma, però, tale rimane: si è solo sollevato un velo che ha mostrato quali mostri può generare il sonno degli affetti.
Che sapore rimane? Sicuramente quello insipido  del brodino che Bramard,  gran mangiatore di salsicce e bistecche nella sua vita precedente, ora – debole e malato- deglutisce a piccole cucchiaiate.

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LA FATTORIADEL COUP DE VAGUE. GeorgeS Simenon, Adelphi 2021

Ebbene sì, abbiamo abboccato alla tentazione di Adelphi che sforna periodicamente qualche testo di Simenon, attirando come una sirena gli orfani di questo grande scrittore…e mal ce ne incolse!


Non perché questo lungo racconto pubblicato nel 1939 non abbia tutte le caratteristiche “simenoniane”; il protagonista è un ragazzone quasi un po’ ottuso che cresce raccogliendo mitili nella fattoria gestista da due zie-megere, che gestiscono pure lui: gli hanno costruito tutta una vita ben organizzata e cercano di tenerlo in questo nido ovattato. Ma lui, Jean, con un vero coup de vague, rischia di disfare tutto, mettendo incinta una ragazza che alle zie non va giù.

Anche l’ambiente, il paesino sulla costa atlantica, dove tutto resta sommerso sotto il pelo del perbenismo, è tipico di Simenon.


E così la progressiva presa di coscienza di Jean, che improvvisamente inizia a guardare e a vedere con altri occhi la realtà in cui era innocentemente immerso fino a poco prima e a farsi molte domande.

Perché allora mal ce ne incolse?


Perché è un brevissimo assaggio, che fa solo aumentare la voglia delle sue atmosfere, del suo lento disvelarsi del dramma, del suo pennellare dettagli che creano il crescendo del racconto. E quindi non ci resta che consolarci con un piatto di quelle capesante che Jean raccoglie alla fattoria…

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LA REGOLA DI SANTA CROCE di Gabriella Genisi, Rizzoli 2021

Chicca Lopez, maresciallo dei Carabinieri del nucleo di Lecce, nasconde dolorosi segreti, cicatrici create da abbandoni mai risolti che la rendono pericolosamente borderline e insubordinata. Pur avendo già risolto brillantemente il caso della “Pizzica nera”, viene in qualche modo punita per le sue intemperanze: dal nucleo operativo viene relegata a quello informativo. Con un nuovo ruolo: tutela dei beni culturali e dell’ambiente, “che riguardano ambiti e competenze ben diverse,” come da lei acutamente sottolineato, non senza una punta di amara ironia.
Anche Chicca è una donna forte, come tutte quelle cui Gabriella Genisi ci ha abituato: caparbia, energica sebbene minuta, quasi uno scricciolo, fluid gender ma pericolosamente attratta da Carmine, riesce a sbrogliare i fili di un segreto che risale a 20 anni prima. Un mistero che forse nasconde un duplice omicidio. Su cui nessuno ha ormai più interesse a indagare.
Invitata da Carmine ad ammirare da vicino i particolari della facciata della Cattedrale di Santa Croce, al cui restauro lui sta lavorando, Chicca scopre delle scritte che danneggiano i fregi e le suscitano domande cui cercherà di dare una risposta.
Chi ha deturpato questo gioiello del Barocco incidendovi le parole: Eva, Renzo, Cesare, 499? Quale enigma nascondono?
La storia scorre avvincendo il lettore pagina dopo pagina: la prosa della Genisi è ormai matura e condotta con mano esperta. I dialoghi serrati sono arricchiti da descrizioni e informazioni storiche e artistiche di grande pregio: dal Barocco, alle leggende salentine fino alla ricostruzione della Sacra Corona Unita e ai suoi rituali. Le personalità vengono tratteggiate a “tutto tondo” e ricondotte alla loro umanità da una mano ormai esperta nella ricostruzione di profili psicologici non più tipizzati ma ormai reali e ben contestualizzati.
Anche in questo romanzo il cibo ha un ruolo centrale, mirato alla descrizione della psicologia dei personaggi.
Così, mentre il colonnello Manin mangia tristemente bietole e merluzzo bollito preparato dalla moglie, Chicca può scatenarsi con pasta alle vongole, bruschette al pomodoro, pitte calde, pizzette … abbondantemente annaffiate da birre ghiacciate, bicchieri di vino, spritz e cocktail di ogni gusto e tipo.

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LA DISCIPLINA DI PENELOPE, G.Carofiglio, Mondadori 2021

Penelope, ex procuratore, per qualche guaio pregresso si è ridotta a fare piccole investigazioni su casi di stalking o relativi a donne maltrattate. È contenta? No, è infelice e si butta via. È un disprezzo verso se stessa di lungo corso, cui è abituata, ma al lettore ricorda il clichè dell’investigatore depresso.

Per fortuna le capita per le mani un caso di omicidio mai risolto, su cui il marito della vittima vuole fare piena luce e cacciare l’ombra rimasta su di lui. Si ritrova così di nuovo a caccia, ricuce alcuni contatti, riprende a vivere, a darsi una “disciplina senza sottomissione”. Insomma rialza la testa. E trascina anche il lettore in questa avventura.

La presenza di alcuni tocchi di raffinatezza, citazioni illustri come una bellissima poesia di Anna Achmatova, un verso di Shakespeare, oppure mondane come la masalah di pollo, non basta a dare corpo alla protagonista, che raggiunge un suo spessore solo alla fine, nel confronto con Olivia, che non vi diciamo chi è per non spoilerare.

Vino e caffè scorrono abbondanti in questo libro, ma il sapore che rimane è quello del caffè americano corretto con Jack Daniel’s che apre la prima colazione al tempo dell’indagine e inquadra il personaggio.

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SPAGHETTI ALL’ASSASSINA  di Gabriella Genisi, Universale Economica Feltrinelli

Anche in questo simpatico romanzo che fonde mirabilmente giallo, rosa e sapori dei cibi della nostra migliore tradizione, troviamo Il Commissario Lolita Lobosco.
A pochi giorni dall’uscita della fiction televisiva che vedrà Luisa Ranieri interpretare la Commissaria più famosa d’Italia, vogliamo presentare “Spaghetti all’assassina”, forse uno tra i più conosciuti e apprezzati romanzi della Genisi.
Questa volta si tratta di un omicidio, efferato e costruito secondo un ben riconoscibile codice mafioso, che condurrà Lolita nei recessi più reconditi di Bari Vecchia, dei rioni portuali, delle strade di una Bari notturna con le sue conturbanti frequentazioni.
Così, tra un assaggio di spaghetti all’assassina, una preparazione di terrine arraganate, di cous cous all’arancia, di sporcamussi e spuntini con focacce baresi e paste e cavoli a modo mio, tra un tradimento di Giovannimio e le pene d’amore dell’amica Marietta, anche questa volta Lolita riuscirà a venire a capo di quello che sembrava un rebus irrisolvibile.
In che modo si muove Lolita, famosa anche per la misura quinta del suo reggiseno, i suoi abbigliamenti provocanti e le famose scarpe Louboutin? Con il tipico intuito femminile legato a una forte dose di empatia, che conduce i colpevoli, passo dopo passo, a confidarsi con lei, che sembra quasi condividerne le pene.
Inutile dire che il sapore che rimane è quello degli spaghetti, conditi secondo la fantasia mediterranea … purché saltati in padella.

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LUCE  NELLA NOTTE di Ilaria Tuti, Longanesi, 2021

Per noi è il primo libro edito nel 2021 e iniziamo bene, un bel poliziesco con il commissario Teresa Battaglia, una donna che si percepisce come “fallibile”, benché abbia appena risolto una vicenda drammaticissima e avanzi con estrema determinazione nel caso che le si presenta.

A dire il vero non è proprio un caso: è un sogno, o forse un’intuizione o magari un ricordo riferito da Chiara, una bimba costretta a vivere nell’ombra a causa di una malattia genetica rara che le impedisce di sopportare il sole. “Allevata nella notte e dalla Notte, che non è solo buio ma costellazioni splendenti, Chiara era il frammento lucente di un grande, magnifico mistero.”

Molto bello è anche il rapporto di Teresa con il suo vice, l’ispettore, Marini, molto più giovane ed inesperto, ma altrettanto empatico, attratto dal mistero, abbacinato dalla personalità della sua capa. Bellissimo il loro dialogo in una cantina, davanti a un bicchiere di Pinot Grigio, d’altra parte la vicenda è ambientata fra il Collio e Trieste, dove le vigne profumano il mondo.

Non è trascurabile il fatto che i proventi del libro saranno destinati al centro di riferimento oncologico di Aviano, a favore della ricerca sul sarcoma di Ewing.

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L’OMBRELLO DELL’IMPERATORE di Tommaso Scotti, Longanesi 2020

L’ispettore protagonista di questo romanzo è Nishida, un mezzo sangue, un” gaijin -un hafu”, di padre giapponese e madre americana

La sua stazza, la sua corporatura, il suo modo di fare gli derivano direttamente dalla madre e, pur parlando fluentemente il giapponese e conoscendo e condividendo le tradizioni del Giappone, viene da sempre guardato con sospetto, da colleghi e, soprattutto, superiori.

Il caso di cui si occupa è legato a un ombrello, banalissimo, di plastica, acquistabile a poco prezzo, con cui è stato ucciso un uomo.

Ciò che provoca stupore nell’ispettore Nishida e in Mimura, il medico legale che si è occupato dell’autopsia, è la presenza, sul manico dell’ombrello, di un’impronta che appartiene all’Imperatore. È, questo, un dettaglio che non può essere divulgato, su cui Nishida manterrà riserbo assoluto, finché non arriverà a svelarne il motivo.

Così, per scoprire l’itinerario percorso dall’ombrello, partito da lontano fino ad arrivare sulla scena del delitto, Nishida inizierà un’indagine che lo porterà a contatto con uomini e donne colti nella loro quotidianità, nei loro amori, disillusioni, paure, amicizie … fino a giungere a capire dove si annidi l’orrore e, ovviamente, come l’impronta dell’Imperatore sia arrivata sul manico dell’ombrello.

Il romanzo, condotto con pudore e delicatezza, ci accompagna attraverso le strade, i vicoli, le piccole strade di una Tokio poco conosciuta, che ci incanta con i suoi quartieri, il suo cibo e i suoi abitanti, le sue tradizioni, i suoi vizi e le sue virtù.

Così la storia si rivela per quello che è: un canto d’amore per una cultura e una città in cui l’autore è lungamente vissuto; un canto d’amore per una lingua che l’autore vede troppo spesso soffocata dai neologismi mutuati dalla lingua inglese.

Che sapore rimane a lettura ultimata?

Sicuramente quello del riso che, in ogni gusto, preparazione, cottura, sia sushi o sia una semplice ciotola… è una presenza costante nella vita di questa città.

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L’OMICIDIO E’ DENARO di Petros Markaris, La Nave di Teseo 2020

Ambientato ad Atene, racconta una nuova indagine del commissario Kostas Charitos, un commissario dal volto umano che ha per amico un vecchio militante del partito comunista greco, Lambros Zisis, deluso dalla sinistra ma irrimediabilmente votato a suscitare movimenti di protesta; questa volta ha individuato il suo target nei nuovi poveri: immigrati dai paesi ex-socialisti, profughi, gente che ha perso la propria occupazione a causa della trasformazione del lavoro o della speculazione finanziaria.

I due raccontano a turno una storia che si incentra proprio sulla ribellione alla povertà, condotta fino all’estremo, fino all’assassinio.

Sarà che si muovono su uno scenario che a noi riporta alle vacanze, sarà che la narrazione ha un ritmo fin troppo pacato, sarà che i protagonisti sono agée… il romanzo sembra uscire da un mondo migliore di quello a cui siamo abituati, dotato di solidi valori che neanche la globalizzazione ha scalfitto.

Persino i cattivi, gli energumeni che vorrebbero picchiare gli immigrati partecipanti al movimento dei poveri, si fermano, tentennano e alla fine giungono a più miti consigli davanti a un piatto di zuppa di fagioli, il piatto povero per eccellenza offerto in una singolare manifestazione a sostegno degli indigenti.

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IO SONO L’ABISSO di Donato Carrisi, Longanesi 2020

Anche in questa moderna tragedia, come già nell’Edipo Re, le colpe dei padri ricadono sui figli.
Con l’unica differenza che, mentre le antiche vicende riguardavano personaggi in qualche misura “mitologici”, le storie narrate in questo romanzo, come avverte lo stesso Carrisi nelle note dell’autore a fine libro, “sono ispirate a fatti realmente accaduti.”
A partire dall’antefatto- quasi la preistoria da cui derivano gli eventi narrati - si dipanano molteplici fili che, nel finale, si ricongiungeranno quasi magicamente, trovando la loro ragion d’essere.
La narrazione, in terza persona, viene focalizzata sui diversi personaggi di volta in volta posti al centro della scena - Vera, Martina, Micky, la cacciatrice di mosche, la ragazzina dai capelli viola, l’uomo che pulisce - con un effetto di coralità quasi straniante, di cui poco per volta si intuiscono le ragioni.
Il romanzo tiene avvinto il lettore fino all’ultima riga, coinvolgendolo in una lettura appassionata e guidandolo, passo dopo passo, a percepire i legami e i moventi che tengono i diversi personaggi strettamente avvinti gli uni agli altri.
L’abisso, di cui al titolo, è dentro ciascuno di noi, anche se cerchiamo di esorcizzarlo liberandoci da tutta la sporcizia che, sia metaforicamente che materialmente, produciamo. Dice infatti dice l’uomo che pulisce:
“La spazzatura racconta la vera storia di una persona, perché a differenza di una persona, essa non mente.”
Quale sapore rimane associato a questa lettura? Sicuramento quello del caffè: che sia quello lasciato, dall’uomo che pulisce, nel fondo di una lurida tazzina nel bar della stazione, oppure quello sorseggiato dal padre della ragazzina dai capelli viola, su di un vassoio d’argento… purché rigorosamente amaro.

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GENTE SBAGLIATA- La prima indagine di jacopo Ravecca, di Alessio Piras, AltreVoci Edizioni 2020

Il Commissario Jacopo Ravecca è un genovese trapiantato a Milano, città che ha imparato ad amare ma di cui mal sopporta la “scighera”, la nebbia. Genova, ma soprattutto l’odore e la percezione del mare che pervade la città, rimangono nel suo cuore.

Insieme a Mirko Rapisarda, Ispettore siciliano sempre elegantemente vestito, entrato in polizia dopo l’uccisione del padre, indaga sulla morte di Francesco Ricciardi.

Il caso rivelerà scenari non immaginati e ogni indizio riporterà ad un altro, come in un gioco di scatole cinesi.

Molte saranno le persone interrogate, incontrate e intercettate: Giancarlo Cattaneo, Margerita Basso, Gianluca, Ahmed…gente sbagliata che permetterà anche a Rapisarda e Ravecca di riflettere sul loro passato e il loro presente. Sarà proprio Ahmed, giovane immigrato clandestino, a fare percepire di essere anche loro “esuli, alla ricerca della felicità”.

La narrazione si snoda attraverso capitoli alternati: alcuni condotti in prima persona da Jacopo, altri in terza, altri tratti da pagine di diario, altri ancora narrati da un personaggio che si rivelerà nel corso della storia; i differenti caratteri tipografici ci aiutano a individuare il narratore.

Quale sapore rimane? Moltissimi sono i profumi che pervadono il romanzo: il caffè mattutino che Jacopo condivide con l’amata moglie Dafne; il panino con la cotoletta mangiato al bar Magenta insieme all’Ispettore Rapisarda; gli ziti ai broccoli che Jacopo assapora insieme a Dafne in una cenetta “nell’intimità del letto”; il Kebab divorato da Rapisarda durante un appostamento…

Tra tutti però, a rimanere impressa è la focaccia genovese gustata da Jacopo a Boccadasse: una boccata di aria marina e di sapore di Genova, come premio che si concederà per la risoluzione del caso.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

UN CUORE SLEALE DI GIANCARLO DE CATALDO, EINAUDI 2020

Seconda indagine del Pm Manrico Spinori della Rocca, appassionato di melodramma, uomo di nobili origini (il Contino di fatto e di soprannome) e di ottima educazione, circondato da una squadra tutta femminile, capace di riportarlo alla prosaica realtà.

Con il loro indiscriminato appoggio, il Contino affronta il difficile caso di Ademaro Proietti, palazzinaro e prepotente pater familias, caduto in mare o forse buttato in acqua.

Per risolverlo, il Pm si fa ispirare da un’opera lirica, come sua abitudine, che lo aiuta a mettere insieme i pezzi e a ricostruire la meccanica del caso la cui cifra è la slealtà.

Anche nei momenti di tristezza, che non mancano, è sempre un melodramma a venirgli in soccorso e a placare il suo malessere, così come la tisana di tiglio corretta che prepara Camillo, il fido maggiordomo, al suo rientro in casa.

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LA FIOAIA DEL GIAMBELLINO: I DELITTI DEL CASELLO VOL.2

di Rosa Teruzzi, Marsilio 2020

Ecco di nuovo i deliziosi personaggi creati da Rosa Teruzzi: Libera, la fioraia che molto libera non è, piena di dubbi e di doveri che la ingarbugliano; Vittoria, la figlia poliziotta decisa a vendicare il padre, a sua volta poliziotto, caduto giovanissimo in un’imboscata ; Iole, la sua incredibile madre quasi settantenne dedita ancora all’amore libero, il credo della sua vita, il personaggio a cui è affidato il ruolo comico nella storia.

Libera alterna la preparazione dei suoi magnifici bouquet da sposa  con una piccola indagine artigianale che le viene affibbiata da una delle sue clienti, a cui non sa dire di no perché ha la pericolosa abitudine di immedesimarsi nella sofferenza altrui.

Nel dipanarsi delle investigazioni si inseriscono altre indagini parallele (la morte del marito, molti anni prima, rimasta avvolta dal mistero e il fidanzamento della figlia con un pregiudicato, contro ogni aspettativa) che restano aperte e promettono un prosieguo.

Ai profumi dei fiori si accompagnano quelli della cucina dove Libera ritrova la calma preparando cose buonissime. Ma è la fragranza particolare dei suoi bouquet  composti con erbe aromatiche, fiori di campo, bacche,  frutta, ortaggi, pigne e persino un melograno  che accompagna i lettori e rimane nel ricordo.

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IL FRATELLO di Joe Nesbø, Einaudi Stile libero,2020

Leit motiv del libro, ambientato in Norvegia ai nostri giorni, è: «Cosa sei disposto a fare per tuo fratello?» Nel cuore e nella mente dei due fratelli - Roy e Carl -risuonano le parole del padre, condivise anche da Shannon, moglie di Carl: «Siamo una famiglia e dobbiamo restare uniti perché non abbiamo nessun altro. Le altre amicizie e relazioni non valgono un cazzo il giorno in cui ti ritrovi veramente nel bisogno.» Nel finale, in maniera inaspettata, lo stesso monito risuonerà, ancora martellante, nei pensieri di Roy.
La morte dei genitori rappresenta per i due fratelli il trauma iniziale, da cui tutta la vicenda si dipana: anche quella morte, come molte altre – e saremo spinti a scoprirlo poco per volta - nasconde un segreto.
Benché la narrazione venga condotta in prima persona da Roy, il fratello maggiore che ben conosce lo sviluppo e i presupposti di quanto sta narrando, al lettore non viene anticipato niente di più, lasciandogli il tempo di metabolizzare e ricostruire la verità attraverso i molteplici indizi.
In questo modo, chi legge è spinto, passo dopo passo, a divenire detective e a formulare ipotesi.
Che sapore rimane? Nessuno in particolare perché, come ben spiega Shannon, originaria di Barbados: «Voi Norvegesi avete lo standard di vita più alto degli altri però mangiate come se foste poveri. E secondo me, il motivo per cui mangiate così in fretta, è che non siete abituati a cibi che sanno di qualcosa.»
Ecco allora   alcuni esempi dei menu che possiamo trovare tra le pagine del romanzo: spezzatino con patate, cavolo nero, würstel, hamburger, trote di montagna con patate … il tutto accompagnato da fiumi di vino, bourbon, birra, punch.

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QUESTIONE DI COSTANZA di Alessia Gazzola, Longanesi 2020

Dopo la fortunata serie de L’Allieva, Alessia Gazzola ne inaugura una nuova che ha come protagonista appunto Costanza Macallè, giovanissima anatomopatologa che si trova a dover accettare un incarico di paleopatologia e per di più a Verona, molto lontana dal sole di Messina, la sua città natale.

Porta con sé la sua bimba, Flora: tutta la sua vita. Sostenuta sostenuta dalla sorella Antonietta che già vive e lavora a Verona. affronta alcune questioni fondamentali nella sua esistenza, cercando di lucidare l’immagine  un po’ appannata che ha di sé.

Un romanzo lieve ma da cui ci si fa prendere perché è gustoso, perché tocca molte corde che vibrano nei cuori delle madri (come la giaculatoria “Montessori flagellami” che la protagonista pronuncia ogni volta che trasgredisce le regole della “mamma perfetta”) e anche perché è intervallato d raccontata dalle vecchie ossa che Costanza svogliatamente analizza: evocano una vicenda di amore contrastato che man mano coinvolge la riluttante anatomopatologa nella ricerca di una verità così lontana e sepolta ma capace di entusiasmare, finendo con l’integrarla nel gruppo di lavoro.

Però, c’è un però…il libro si interrompe e lascia spazio a una continuazione. Diventerà una serie che creerà dipendenza? Probabile,  è già in pubblicazione la continuazione. Intanto rallegriamoci con una buona tazza di tisana profumata, come fanno le due sorelle nei momenti critici.

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I DELITTI DELLA SALINA di Francesco Abate, Einaudi Stile Libero 2020

Clara Simon si muove in una Cagliari perennemente colpita da quella che Abate, con geniale intuizione sinestetica, definisce l’”afa gialla dello scirocco”; la città viene ripresa nei suoi scorci mozzafiato, nell’odore dei suoi vicoli, nella limpidezza del mare del Poetto, colto nei primi anni del ‘900.
Il dramma di Clara è quello di essere frutto dell’amore tra il padre, erede della ricca famiglia dei Simon, e la madre, cinese figlia della parte bassa della città, un amore che la parte alta non ha mai accettato. Questo fa sì che possa contare sulla complicità velata del Rione Porto, e sul disprezzo di tutti gli altri.
Le uniche persone su cui può veramente fare affidamento sono il nonno e l’amico di una vita, Ugo Fassberger, che lavora con lei all’Unione, il giornale cittadino.
È proprio a partire dal suo lavoro di cronista, e grazie all’aiuto di Ugo e di Rodolfo Saporito, giovane e ambizioso Tenente dei Carabinieri napoletano appeno sbarcato in Sardegna, che Clara arriverà a mettere il naso dove sarebbe stato meglio non metterlo mai.
Così tra rivendicazioni anarco-socialiste, cori della Madame Butterfly a lei dedicati, incontri con le sigaraie che chiedono il suo aiuto, scioperi, interventi di crumiri, sparizione dei “piciocus de crobi”, desideri di emancipazione femminile e riscatto sociale, volontà di sapere se il padre sia ancora vivo o morto … Clara scoprirà qualcosa che metterà in crisi le sue certezze. Rendendola consapevole che la verità non è mai assoluta ma relativa; obbligandola a scegliere tra un Male assoluto e un Bene relativo, scelta che nell’ottica pragmatica della società in cui vive appare inevitabile.
Il fascino della protagonista, unito a quello di una Cagliari ormai perduta e di fili della trama non ancora sciolti, ci fa ben sperare nel prosieguo della vicenda e nella nascita di una nuova simpatica detective in gonnella.
Quale odore o sapore ci rimane?
Sicuramente quello di frittura, che trasuda dai vicoli poveri di Cagliari.

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LA LOCANDA DEL GATTO NERO di Yokomizo Seishi, traduzione di Francesco Vitucci, Sellerio 2020

E’ un giallo che utilizza modalità diverse da quelle a cui ci hanno abituato i polizieschi italiani: non c’è spazio per la rappresentazione di un mondo o di una comunità, con le sue tipologie, a cui molto spesso è delegato un ruolo ironico.

Questo invece è fondamentalmente un giallo di ragionamento: il detective Kindaichi Kosuke (già comparso nell’ omonimo romanzo di Seishi) propone allo scrittore che riconosce come suo biografo ufficiale il resoconto del caso, attraverso la sua documentazione. Questa volta si tratta di un caso di cadavere senza volto, una tipologia di cui i due hanno discusso in teoria, dopo la precedente indagine assumibile al tipo della camera chiusa.

In questo genere di vicende si è portati a pensare che l’assassino abbia preso il posto della sua stessa preda, sparendo per sempre. Lo scrittore cerca una sfida: costruire un romanzo in cui si vada oltre il semplice scambio tra assassino e vittima.

Il romanzo si svolge nel marzo 1947 in un angolo remoto della città di G., un piccolo mondo in salita, un sobborgo della capitale che non è riuscito a evolvere ed è diventato ricettacolo di disordine e malsani costumi. Il tono crepuscolare domina e tutti i personaggi ne vengono avvolti, a partire dal giovane monaco che nella scena iniziale viene sorpreso a scavare furiosamente nel cortile della equivoca locanda del Gatto Nero.


Non c’è spazio per sapori, se non un buon sakè caldo, ricompensa finale degli uomini coinvolti nelle indagini.

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TROPPO FREDDO PER SETTEMBRE di Maurizio de Giovanni, Einaudi 2020

Gelsomina settembre detta Mina ha Due Problemi. Il Problema Numero Uno è una madre ingombrante e invadente con cui vive dopo il fallimento del suo matrimonio; il Problema Numero Due è un abbondante seno, che sta stretto in una quinta misura, che lei cerca, inutilmente, di mortificare sotto informi cappotti.
L’effetto da lei prodotto sugli uomini è, da sempre, dirompente, benché non faccia nulla per attirare la loro attenzione: “era come una fetta biscottata imburrata cosparsa di miele, posta al centro di un prato in un mezzogiorno estivo”.
Gli ideali di uguaglianza e il desiderio di combattere le ingiustizie sociali hanno condotto Mina a scegliere di lavorare come Assistente Sociale in un consultorio dei Quartieri Spagnoli Ovest, dove condivide spazi e visione della vita con un Ginecologo, Domenico Gammardella da Campobasso, detto Mimmo.
Le loro strade si incroceranno con quelle del Magistrato De Carolis che, insieme al Maresciallo Gargiulo, sta indagando sulla morte che, si presume, accidentale, del signor Gravela, un ex Professore di Lettere ormai avanti con l’età.
Le indagini parallele, condotte da Mina e Mimmo da una parte e da De Carolis e Gargiulo dall’altra, ci condurranno all’interno di una città, o per meglio dire di un quartiere, che sembra non lasciare via di fuga, o possibilità di scelte alternative, per chi ha avuto la sorte di nascervi.
Alla fine, le piste di indagine si ricongiungeranno in una conclusione, non immaginata e per niente scontata, che lascerà il lettore appagato, soddisfatto e divertito.
Il romanzo, ben condotto e calibrato, con capitoli a focalizzazione alternata sui vari protagonisti, va ben oltre il cliché del “giallo” per ampliare lo sguardo di indagine sulle persone, i loro desideri, le loro paure … all’interno di un sistema sociale che, a volta, sembra non lasciare spazio ai sogni e desideri dei singoli individui.

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CONOSCI L’ESTATE?

di Simona Tanzini, Sellerio, 2020

La vera protagonista del giallo è Palermo, vista con gli occhi curiosi di una “straniera” (in realtà Viola è di Roma, ma come dice lei “Palermo è quanto di più estero io abbia mai visto nella vita…E contemporaneamente è una specie di manuale di istruzioni sull’Italia. E’ un po’ difficile e un po’ ovvio. Palermo è un ossimoro. ) la città appare in tutta la sua bellezza e in tutta la sua disperazione: una città che usa il passato e il presente, non il futuro.
Anche Viola vive solo nel presente. Sul suo futuro grava il macigno di una malattia neurodegenerativa che però per il momento la rende singolarmente capace di acute intuizioni e di vedere i colori delle persone, che è il tocco di genio del libro. Intorno a lei il caleidoscopio della città in cui la giovane giornalista si trascina, nonostante lo scirocco e l’estate siciliana erodano le sue forze, appassionandosi a una vicenda tragica di cui è in realtà solo testimone e narratrice.
Scritto con una buona dose di autoironia e intorno a un’eroina post (post tutto), profuma delle colazioni lussuriose che Viola si concede ma soprattutto della carbonara con cui lei e un’amica romana celebrano la città eterna da cui provengono e la malinconia dell’esule.

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LA MEZZALUNA DI SABBIA di Fausto Vitaliano, romanzi Bompiani, Giunti 2020

suo aiutante, il giovane brigadiere Federico Costantino, timido ma promettente

investigatore che ha fatto di Gori Misticò il suo mito personale, si discosta dal cliché:

il male di capire dove passa il limite fra giusto e sbagliato lo ha contagiato,

nonostante le sue certezze giovanili.


Il paesino in cui si svolge la vicenda, San Telesforo Jonico, è un palcoscenico su cui

vanno in scena personaggi divertenti, personaggi drammatici, personaggi tragici.

Spesso sono quelli minori a dare un contributo “filosofico” alla storia: la gestrice del

centro di benessere cinese, l’ex galeotto a cui Misticò vuole chiedere scusa, il prete

entusiasta e intraprendente. A tutti comunque viene dedicata un’attenzione che

crea un racconto corale.


La bellissima mezzaluna di sabbia che dà il titolo al libro è un luogo del cuore di cui ci

si innamora anche se in Calabria non si è mai stati, forse perché è descritta con quel

tocco di malinconia di chi va via e seppellisce i suoi ricordi dove è stato spensierato.

La trama è quella di un poliziesco e quindi non ve la raccontiamo: diciamo solo che,

pezzettino dopo pezzettino, le tessere vanno a posto, ma non è tanto la soluzione

che cattura quanto il processo investigativo che scava la verità, anzi: che cerca un

equilibrio fra verità e giustizia.

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IL METODO DEL DOTTOR DE FONSECA di Andrea  Vitali, 2020 Einaudi

L’ultimo romanzo di Vitali è spumeggiante e riesce a incantare il lettore pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, benché non sia uno dei migliori di questo prolifico autore.
L’ironia pungente e un sottile umorismo ci tengono incollati al libro e le atmosfere, di una qualunque delle nostre province del Nord, sono magicamente ricostruite; la scrittura è, come al solito, fluida e ben calibrata per una narrazione di livello, ma la vicenda contiene troppi elementi che la rendono poco credibile.
Il protagonista, che non è il dottor de Fonseca di cui faremo conoscenza solo nelle ultime pagine, è un ispettore che, dopo un periodo di punizione per un uso troppo “disinvolto” della sua “arma da fuoco”, viene ripescato dal suo capo, soprannominato “Maiale”, per un’improbabile indagine sulla morte di una giovane ragazza, di cui viene sin da subito sospettato il fratello affetto da disabilità mentale.
Quello del maiale è uno strano filo conduttore che trascorre per tutto il romanzo: Maiale è il soprannome del capo del protagonista, un maiale viene trovato morto sulla scena del delitto, con la testa infilata a forza in un secchio, il dito del dottor de Fonseca suggerisce l’immagine di un maiale, prodotti di maiali locali sono, infine,  gli affettati che vengono serviti a cena alla locanda di Spatz, dove il protagonista condivide il tavolo con un altro personaggio chiave: Ermini.
Sarà proprio grazie a Ermini, e al feeling che si crea tra lui e il protagonista, che la storia troverà la risposta a tutti i perché lasciati in sospeso.
Sullo sfondo troviamo una natura incontaminata, magnifica nella sua tenebrosa lontananza: un contesto che stimola la paura dell’ignoto e la consapevolezza dell’esistenza di un male assoluto.

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LA SPOSA SCOMPARSA di ROSA TERUZZI, SONZOGNO 2016

Il primo racconto della serie “I delitti del casello” ha un’andatura leggera: uno alla volta entrano in scena i personaggi che ci terranno compagnia nei gialli successivi, descritti con cura e piacevolezza: la stravagante madre Iole, ultrasessantenne, ex sessantottina, capace di divertirsi in ogni contesto; la giovane figlia Vittoria entrata in polizia come il padre, scomparso quando era piccolissima. E poi Libera, la protagonista, che da questa perdita non si è ancora riavuta completamente e che soprattutto è una donna più che normale, sempre strattonata da opposti doveri: non è una condizione propria di tutte le madri-mogli-lavoratrici?

Ci sono poi gli aspiranti fidanzati di Libera e i fidanzati all’attivo della madre, che creano un certo movimento nella storia.

La vicenda si svolge tra l’ex-casello ferroviario del Giambellino trasformato da Libera in atelier per le sue celebri composizioni floreali e la riva occidentale del lago di Como, che è un altro degli sfondi utilizzati in seguito.

Non c’è nessuna ansia poliziesca, anzi: avviene tutto quasi per caso e quasi per caso Libera arriva alla soluzione, tuttavia la scrittura scorre e il libro si divora in quattro e quattr’otto. E verrebbe voglia di visitare l’atelier per immergersi nell’atmosfera del libro e nel profumo di fiori che vi aleggia.

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LA QUATTRODICESIMA LETTERA di Claire Evans, 2020 Neri Pozza

Il leit motiv dell’intera storia è costituito dalle parole di Savannah, uno dei personaggi chiave del romanzo: “Il nemico del mio nemico è mio amico.” Accompagnato da questo ritornello, William Lamb, il protagonista, riuscirà a venire a capo di un intrigo che segnerà anche l’inizio della sua maturazione.
Il thriller, denso di rimandi e riferimenti storici precisi e ben documentati, può essere considerato quasi un “romanzo di formazione”: William, ragazzo ingenuo e inesperto, che della vita sa solo quanto la zia Esther e Bridge, l’avvocato per cui lavora, gli permettono di conoscere, raggiungerà al termine della vicenda autoconsapevolezza e capacità di scegliere e decidere in autonomia e con coraggio.
La storia prende avvio dall’uccisione di Phoebe Stanbury, promessa sposa di Benjamin Raycraft, durante la festa di fidanzamento in una mite serata del giugno del 1881.
L’Ispettore incaricato delle indagini sarà Harry Treadway, noto per una meticolosità che lo ha portato, nel corso degli anni, a scontrarsi con gli altri colleghi: le strade sue e di William si incontreranno, incroceranno e porteranno a scoperte inimmaginabili. Attorno a loro una miriade di comprimari, aiutanti, nemici, antagonisti, oggetti del desiderio o di ripulsa…: il colonnello Silas Matlock, l’Ispettore Dolly Cunningham, Mildred, Adeline la Viscontessa di Bayeau, Pincott malvagio dal cuore tenero, JJ, Savannah … per una storia dalle tinte fosche e dagli esiti inaspettati.
Sullo sfondo possiamo riconoscere ipotesi filosofiche, biologiche, antropologiche … che da Platone, Aristotele arrivano a Darwin, passando attraverso l’utopia deformata dell’eugenetica.
La conclusione lascia un retrogusto amaro, appena compensato dal profumo gentile del gelsomino che accompagna le molte pagine del romanzo.

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L’ASSASSINO CI VEDE BENISSIMO di Christian Frascella, Einaudi 2020

Un poliziesco ambientato a Torino, nel quartiere Barriera di Milano, dove si mescolano integrazione e razzismo, delinquenza e buona volontà.
Il protagonista è l’ispettore Contrera che sarebbe anche simpatico se non passasse una lunghissima prefazione a cercare di convincere il lettore che invece lui è un paria. Superata questa esasperante descrizione delle sue malefatte, la storia decolla e prende un buon ritmo.
In sole 24 ore (il sottotitolo è appunto “La lunga notte di Contrera), il nostro investigatore autodistruttivo riesce a trovare l’omicida che ha sparato a due persone e per un pelo ha mancato pure lui, muovendosi fra personaggi “gustosi” e ideologicamente divergenti, con cui comunque trova una lingua comune: dal barista propugnatore delle ronde al suo amico nigeriano, grande grosso e innamorato; dalla PM con i tacchi a spillo al poliziotto con la mascella squadrata; dalla sua ex moglie nevrotica all’attuale seducente fidanzata dai capelli rossi; dalla figlia riottosa al figlio geniale della fidanzata. Anzi: la presenza di vari adolescenti, più o meno incasinati, porta un tocco di humor particolare, quasi che l’autore si ricordasse bene dello spirito graffiante di quell’età. In fondo il protagonista è ancora immerso nel complesso di Edipo!
Anche la Torino inedita che esce da questa storia ha un fascino particolare. Il sapore speziato del kebab: cumino, curry, curcuma e soprattutto peperoncino (che in uno strano modo salva la vita del protagonista) è un ottimo condimento di questa miscellanea di umanità, che indipendentemente dalla provenienza lotta per farcela, per sopravvivere al dolore, alle difficoltà, ai ricordi.

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L’INCENDIARIO  di Jan Carson - Giulio Perrone Editore 2020

Jan Carson, vincitrice dello European Union Prize for Literature 2019, re interpreta, in maniera anticonvenzionale, il tema delle “colpe dei padri che ricadono sui figli” e quello della “diversità.
Così, Jonathan e Samuel, che vivono in una Belfast infiammata dal calore della stagione estiva e dai fuochi che divampano in gran parte della zona Est, si ritrovano a dover fare i conti con i fantasmi del proprio passato, che non sono riusciti a elaborare e che vedono, drammaticamente, rivivere nei propri figli.
Per Jonathan, che viene da un’agiata famiglia anaffettiva, l’attrazione ha il sapore dell’incanto di una sirena, malia che ha paura di veder rivivere negli occhi della figlia Sophie.
Samuel, di più bassa estrazione sociale, temendo di scoprire nel figlio Mark gli stessi germi che hanno inquinato la sua giovinezza, cerca affannosamente di trovare una via d’uscita che lo “preservi” senza conseguenze irreparabili.
La vicenda, che assume il tono di un giallo e lascia spesso il lettore con il fiato sospeso, è attraversata dalle gesta spavalde dell’Incendiario, la  cui l’identità è “parzialmente” nota, e dalle vicende dei “ragazzi sventurati”, giovani la cui diversità - ali al centro della schiena, ruote al posto dei piedi, corpo che galleggia come un battello…-  rappresenta una denuncia alle ipocrisie familiari e sociali; il finale, dopo un crescendo di vicende e incontri, si schiude su di uno scenario per molti aspetti imprevisto e imprevedibile.
Che sapore rimane a lettura ultimata? Sicuramente quello dell’alcool, vino rosso in primis, con cui i protagonisti cercano di esorcizzare problemi e procrastinare scelte difficili.

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I SUPERSTITI DEL TELEMAQUE

di George Simenon, Adelphi ebook 2020

Un porto spazzato dal vento, su cui grava costantemente l’odore delle aringhe portate dai pescherecci, un piccolo caffè in cui scorre l’acquavite: ecco lo sfondo ideale per un giallo drammatico, sulla cui scena si muovono i personaggi cari a Simenon: uomini e donne colpiti da una manata distratta del caso, costretti in una vita di cui portano il peso ogni giorno.

Charles, il protagonista è proprio uno di questi uomini; il dramma lo imprigiona da quando è nato in una rete di sofferenza che affronta con un misto fra rassegnazione e timore, ma improvvisamente le maglie in cui è legato si aggrovigliano in un nodo. Charles cerca di sbrogliarle e di colpo vede con chiarezza il grigiore in cui si dibatte, le piccole cose di ogni giorno gli vanno strette. E’ tentato di scrollarsi di dosso tutto ma alla fine rientra nel suo personaggio, indossa la sua divisa da ferroviere e affronta la vita che gli è stata data, senza quasi accorgersi di aver risolto il caso di omicidio in cui si è trovato e di aver rimesso le cose a posto per tutti.

Particolare in questo romanzo è il tema del doppio: Charles è la coscienza, il suo gemello Pierre l’azione, il fisico, la forza e su di lui si punta il riflettore.


Come spesso accade, i libri di Simenon profumano di mare, ma questa volta lo vogliamo associare al sapore fragrante di una torta di mele di cui Charles è molto goloso e che si divora affamato in un mattino che segna la svolta della storia.

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UNA MUTEVOLE VERITA’

di Gianrico Carofiglio- Einaudi

Un’indagine non diversa da altre per il Maresciallo Fenoglio che, come ripete più volte, non è parente dello scrittore.
Nonostante ciò, non è insolito che il nostro carabiniere ripeta il leit motiv che “l’investigatore è come lo scrittore: elabora storie credibili, l’investigatore è un costruttore di storie…un vero scrittore è seduto su di una catasta di libri altrui” … insomma, il nostro Pietro non è poi così lontano dal più famoso Beppe.
Già dall’incipit ci imbattiamo in profumi e sapori: sulla scena del delitto di Sabino Freddosio, Fenoglio è attratto, forse meglio dire quasi stordito, da un profumo che ci lascerà in sospeso fino alla fine, quando scopriremo che si tratta di Poison di Dior, sciogliendo tutti i dubbi che, insieme al Maresciallo, ci hanno fino a quel punto avvinti. A Poison è mischiato l’odore acre e amaro del caffè: la vittima è stata   quasi sicuramente uccisa mentre sorseggiava una tazzina di caffè, probabilmente proprio insieme all’assassino, che aveva esagerato con il profumo di cui sopra.
Il colpevole viene subito identificato, benché privo di movente credibile: Nicola Fornelli, individuato sulla scena del delitto da un testimone attendibile, non nega, né ritratta. Debole risulta subito il suo alibi: si trovava a casa della fidanzata, Maria Colella, in un orario poco significativo e coerente con l’ora della morte di Sabino Fraddosio.
“Non bisogna però mai innamorarsi delle proprie ipotesi”, filosofeggia Fenoglio, bisogna elaborare delle contro ipotesi perché, prendendo a prestito una frase tratta dallo Zen e l’arte della manutenzione della bicicletta, “alcune cose ci sfuggono perché sono così impercettibili che le trascuriamo. Ma altre non le vediamo proprio perché sono enormi”.
Così il Maresciallo, tra un panino e una birra bevuta al volo, una tazzina di caffè con i colleghi e una preparata per la moglie, con la cremina come piace a lei, per farsi perdonare, tra l’Eroica di Chopin e la terza di Beethoven, arriva a identificare la persona che utilizza Poison, poco prima però che si auto confessi colpevole della morte di Fraddosio. Che tanto vittima non è, se sono vere le voci e le notizie che nel frattempo Fenoglio, andando a cercare nei bar da lui frequentati, è riuscito a raccogliere.
Cosa resta di questa indagine nella coscienza, nel palato e nelle narici del lettore?
Il sapore amaro di un caffè … e la scia di Poison, sulle note di classiche sinfonie.

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GLI SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE NON ESISTONO di Filippo Venturi, 2020 Mondadori

Nulla è come sembra, in questo simpatico giallo di Filippo Venturi. A partire dagli spaghetti alla bolognese, che non esistono.

 Come ripete sempre Emilio Zucchini, detto Zucca, proprietario del ristorante “La vecchia Bologna”: «Non esistono gli spaghetti alla bolognese, ma solo le tagliatelle al ragù.»

Il ragù è talmente radicato nel suo DNA di ristoratore da fargli dire: «Se recidi l’albero genealogico degli Zucchini, invece della resina esce il ragù.»

Accanto a lui si muove una multiforme folla di personaggi, maggiori, minori, semplici comparse, ben caratterizzati nei loro tic, pregi e difetti: Mirko detto il Grande Gandhi, Maggie la sua ragazza, Ada la mamma, il Commissario Iodice, il Questore Ferretti, Quaglia l’arcivescovo napoletano che cerca di svecchiare la curia bolognese e di mettersi dalla parte degli ultimi.

A partire dal momento in cui prende avvio il romanzo, cioè quando una ragazza viene colta da shock anafilattico all’interno del ristorante “La vecchia Bologna”, veniamo catapultati in un mondo che appare il contrario di quello che in realtà è: commissari e ispettori terribili colti nei loro punti deboli, la religiosità bolognese che sfiora talvolta la superstizione, delinquenti di periferia che aspirano al riscatto.

Al centro della vicenda, il furto della Madonna di San Luca, annualmente portata in processione al Santuario di San Pietro e da lì misteriosamente sparita.

Sarà proprio Zucca, che prima di ogni “sciagura” viene preavvertito da qualche “disastro culinario”, a sciogliere la matassa e a tirare le fila della morale a chiusura della storia.

Ovviamente, il sapore dominate è quello di …un buon piatto di spaghetti alla bolognese, ovvero … tagliatelle al ragù.

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IL BORGHESE PELLEGRINO di Marco Malvaldi, Sellerio 2020

Con la sua penna intinta nell’ironia, Malvaldi ci regala un giallo divertente e…saporito! Il protagonista infatti è di nuovo Pellegrino Artusi, autore de La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il libro con cui nel 1891 e nelle successive edizioni codificava la cucina italiana e divertiva i lettori con gustosi aneddoti di accompagnamento alle ricette.

Invitato in un castello in Toscana, di origine nobiliare ma rilevato da un intraprendente imprenditore dell’epoca portato all’innovazione, Artusi si trova di nuovo ad essere sul luogo di un delitto inspiegabile. Di nuovo fa in modo che ad intervenire sia l’ispettore Artistico, che incarna l’occhio ironico e disincantato dello scrittore.

Insieme i due arriveranno alla soluzione del rebus anche aiutandosi con i sapori e le ricette, che non mancano nel testo. Ne resta in mente una incompiuta: i due cuochi non riescono a portarla a termine, ma lascia un profumo di peperoni e di Oriente nella cucina del libro. Mescolata e insaporita, l’indagine presenta diversi personaggi tutti ben caratterizzati e alla fine, cotta a puntino, la soluzione a sorpresa. Insomma un libro da portare in valigia. 

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MERCATO NERO di Gian Mauro Costa, Sellerio 2020

Finalmente un’investigatrice donna del tutto normale, una poliziotta giovane e carina e che per di più non se la tira: non deve né salvare il mondo né vendicare le vittime della falsa morale, pur avendo un occhio solidale con le donne coinvolte nella storia. Fa il suo mestiere con una certa dose di fantasia e risolve due casi in uno.

Ambientato in una Palermo a vari strati, dall’alta società agli immigrati di Ballarò, non indulge sulle colpe della società, pur affrontando temi attuali come l’integrazione e la collusione fra la mafia storica e le nuove mafie di importazione.

Quello che manca è un po’ di brio: è fin troppo realistico, fin troppo preciso nella descrizione delle indagini, fin troppo piano il linguaggio, con molte virgole e poche metafore. Speriamo in un futuro miglioramento stilistico, perché ci è piaciuto l’impianto generale e… il sapore di pasta con le vongole con cui si conclude.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

IO SONO IL CASTIGO di Giancarlo de Cataldo, 2020 Einaudi

Manrico Spinori, detto il contino, è un PM che si trova a dover sbrogliare la matassa della morte di Mario Brans, detto Ciuffo d’oro, un cantante famoso qualche decennio prima.

All’apparenza, si tratta di un incidente: l’auto guidata dall’autista Mangili, uomo di fiducia, sbanda per un’avaria ai freni. Nell’impatto Brans muore e Mangili sopravvive.

Ben presto si farà luce su quanto avvenuto e si scoprirà che i freni erano stati manomessi e si è trattato perciò di un delitto.

Manrico, detto anche Rick o Richè, con la sua squadra di ispettrici tutta al femminile, inizia a indagare. Accanto alle sue collaboratrici storiche, Orru e Vitale, abbiamo una new entry, Cianchetti, subentrata all’amico fidato Scognamiglio che “aveva lasciato improvvisamente questa valle di lacrime”. I rapporti del team con Deborah Cianchetti non saranno inizialmente facili: solo poco per volta la ragazza riuscirà a limare gli aspetti più spigolosi del carattere e a capire la logica e visione con cui Manrico gestisce le indagini e la propria vita.

Passo dopo passo si farà luce sulla vita di Brans, scoprendo intrighi, livori, motivi di astio e vendetta: nessuno, dei parenti e amici più stretti, sembra essere innocente; tutti, nessuno escluso, potrebbe aver ordito il piano.

Il nostro PM, però, melomane accanito, ritiene che non ci sia delitto che non sia stato descritto in un’opera lirica. Così Spinori, benché impegnato nella gestione di una madre ludopatica che si è giocata i beni di famiglia, di un figlio adolescente che lo mette costantemente alla prova, di una nuova fiamma che lo fa sospirare, riuscirà a trovare il bandolo della matassa. L’opera che spiegherà il delitto di Ciuffo d’oro è il Rigoletto: “Egli è delitto punizione son io.”

Che sapore rimane, una volta terminata questa lettura? Sicuramente quello del cioccolato fondente, gustato insieme a un buon bicchiere di whisky torbato, con cui il nostro PM, nelle serate solitarie dopo una giornata di lavoro, trova un’oasi di pace e consolazione.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

USCITI DI SENNA di Michel Bussi,  E/O Edizioni 2020

Bello e avvincente, il romanzo scorre tutto d’un fiato, accompagnando il lettore in un mondo di fantasie e avventure che risalgono a oltre mille anni fa.
Al centro della storia troviamo  la Rouen di oggi, con la sua cattedrale, i suoi vicoli, i suoi scorci medievali e la Senna, sulle cui acque ogni cinque anni si svolge l’Armada, raduno di velieri provenienti da tutto le parti del mondo; troviamo pure la Rouen del passato remoto, quella che nasconde i misteri del Re normanno Rollone e che cela nelle acque della Senna un tesoro di inestimabile valore; quella, cioè,  che ha accolto i Pirati normanni, che ispiravano la loro vita a ideali di libertà e uguaglianza, svenduti proprio da Rollone per un “pezzo” di terra; troviamo la Rouen del passato più prossimo,  legata  alle  avventure/disavventure dei Conquistadores del Cinquecento e a Cuauhtémoc ultimo imperatore azteco.
Memorabili le vicende e  i personaggi che animano il romanzo: l’antefatto, un incidente che risale a 25 anni prima; Maline, bella e affascinante giornalista che si troverà al centro dell’intrigo;  il Commissario Paturel, diviso tra il caso da risolvere e la gestione dei figli;  i due Ispettori Cadinot e Stepanu, suoi stretti  collaboratori; il bellissimo e conturbante Olivier, con due occhi verdi che stregheranno Maline; tre marinai uccisi, legati da disegni rituali tatuati sui loro corpi e da un patto segreto; Ramphastos, bizzarro pirata reduce da un passato ricco di sogni e illusioni; il locale Libertalia, centro di incontri e intrighi.
Sicuramente, il gusto che rimane è quello del rum, bevanda piratesca per eccellenza, ma anche quello del caffè, con croissant o pane fresco, che accompagna i nostri personaggi fino all’ultimo atto: quello della risoluzione dell’enigma.
Ma il filo che tiene uniti tutti questi sapori è sicuramente il misterioso aroma che spira dalle  strade, dai portoni, dalle botteghe … che popolano la Rouen di oggi, gloriosa erede di quella del passato.

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AL GIAMBELLINO NON SI UCCIDE

di Matteo Lunardini, Piemme, 2020

L’improbabile detective Zappa, condannato per reati pseudopolitici degli anni ’70, conduttore della trasmissione Krimlania dedicata alla storia della malavita milanese  ( questo sì un colpo di genio narrativo), si imbatte in un caso di omicidio e, pur trasgredendo a tutte le regole della prudenza e della sensatezza, riesce rocambolescamente a risolverlo, muovendosi fluidamente nella periferia milanese, nel mondo della prostituzione descritto come un girone infernale popolato da personaggi grotteschi.

Se si riducesse la “salsa politica sinistrorsa”- troppo indigesta per chi se l'è già sorbita, ma troppo insulsa per chi non ha dovuto mandarla giù, per questioni generazionali - il racconto ne guadagnerebbe parecchio. Prova ne sia che le parti più divertenti, come ad esempio l’esilarante descrizione del clan degli zarri, sono quelle più vicine temporalmente all’autore e senz’altro più frequentate.

Interessante la competente ricostruzione della mala milanese, passata dai “lingera” e dalle figure mitiche come Luciano Lutring, il solista del mitra,  all’ organizzazione criminale di stampo malavitoso.

Che sapore lascia? Risotto alla milanese, che cosa se no!

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

UNA LETTERA PER SARA  di Maurizio de Giovanni, Rizzoli 2020

La differenza tra sfamarsi e cucinare è l’amore, riflette Sara, che considera il cibo metafora della sua vita.  Massimiliano, l’uomo da lei profondamente amato, giocava con lei a indovinare gli ingredienti usati per una certa pietanza, ma ora che lui non c’è più, Sara mangia per sopravvivere.
È proprio per salvare il ricordo di Massimiliano, e per fare definitivamente i conti con un episodio oscuro del suo passato, che Sara è pronta a rimettersi in gioco.
Sara, soprannominata Mora, è una donna che passa inosservata, sembra quasi invisibile, ma è dotata di una capacità che nel campo delle investigazioni risulta preziosissima: legge sguardi, movimenti del corpo, dettagli del viso o della bocca, riuscendo a capire ciò che non si può o non si vuole far sapere.
Insieme a Pardo, l’ispettore amico di sempre, e a Viola, madre dell’amato nipotino, si avvierà alla ricerca della chiave per risolvere un omicidio che risale a più di 30 anni prima, al quale sono legate storie di mafia, droga, malavita, servizi segreti e movimenti politici di segno opposto. Omicidio di cui l’unica debole traccia è appunto una lettera caduta, anni prima, in mani sbagliate e oggi in possesso di qualcuno che vorrebbe venderla a caro prezzo.
Insieme a lei troviamo ex colleghi come Fusco, Catapano, la Bionda, o nuovi personaggi figli di quel passato, che qualcuno aveva inutilmente cercato di insabbiare.
Che sapore rimane? Sicuramente quello del buon caffè, caldo e profumato, che Pardo ogni giorno, alle 11 in punto, prende in un bar vicino al Commissariato, rito che nella mattina da cui si dipana la storia … viene turbato da qualcosa. Anzi: da qualcuno.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VEERDI'

LA MISURA DELL'UOMO di Marco Malvaldi, Giunti 2020

Benvenuti nel Rinascimento… con la sua lieve ironia, Malvaldi imbastisce un giallo ambientato alla corte di Ludovico il Moro, alla vigilia della discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, che capovolse la storia della penisola per secoli.

L’investigatore è nientepopodimeno che Leonardo da Vinci, occupato part time a realizzare il famoso cavallo che mai venne portato a termine, ma con la mano sinistra capace di sventare una crisi terribile che incombe sulla fiorente Milano del XV secolo, una minaccia oscura che si presenta come la collera divina o una possibile pestilenza o peggio ancora una malattia che ancora non si conosce: profetiche parole, avveratesi cinquecento anni dopo!

Una chicca è il discorso sull’errore con cui Malvaldi fa concludere il racconto a Leonardo: “solo chi nulla fa, nulla erra.” e “sanza errore, sanza cognizione dell’error suo, l’homo non può imparare giammai da sua esperienzia.” Frasi che andrebbero incise nel profilo di molti social o talk show che ci tediano mortalmente, appunto.

Che sapore lascia? Erbe odorose che sostituiscono la pesantezza delle carni arrostite nella dieta vegetariana leonardesca.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

TRE di Dror Mishani Edizioni E7O 2020

Romanzo ben costruito intorno a Ghil, enigmatico personaggio intorno al quale ruota la storia di tre donne: Orna, Emilia, Ella.
Lo sfondo è costituito da Tel Aviv, con i suoi quartieri, i bar, la vita animata, con incursioni in una misteriosa Bucarest notturna.
Nella terza parte l’autore interagisce e interloquisce con i lettori, coinvolgendoli nel disvelamento dell’enigma che fino a quel punto ha tenuto la loro attenzione sospesa, ammiccando ad abitudini, tic e comportamenti di Ghil già incontrati nel corso della vicenda.
La chiave di lettura di questo giallo, che non rivela completamente tutti i perché sottesi, sta sicuramente nelle parole pronunciate da Ella. Per spiegare a Ghil i motivi che l’avrebbero spinta, ormai non più giovane, a iscriversi all’Università e a progettare una tesi sulla Shoah, confessa che: “I morti di lassù ci chiedono di non dimenticarli.”
Ben altro significato assumerà, alla luce del finale, l’espressione “i morti di lassù”.
Il gusto che ci rimane a lettura ultimata, e a mistero risolto, è quello dolce e consolante del thè, con zucchero e limone, che Ghil prepara per sé e per Ella nella cucina del loro ultimo incontro.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

LA MISURA DEL TEMPO di Gianrico Carofiglio, Einaudi- CANDIDATO PREMIA STREGA 2020

Anche in questo romanzo di Carofiglio, che ricostruisce un processo in cui l’avvocato Guerrieri è impegnato a difendere Jacopo, figlio di un’ex amica/ amante, accusato di omicidio, il lettore riesce a immedesimarsi e a trovare tic e abitudini nelle quali rispecchiarsi.
Nella ricostruzione puntigliosa di pranzi, cene, pasti consumati e bibite bevute, si riconoscono gusti e passioni condivise dalla maggior parte dei lettori: indimenticabili sono le descrizioni di spaghetti ai frutti di mare, fritture, spigole, tiella con patate riso e cozze, calici di buon vino o bicchierini di rum.
Pure nell’indicazione di aromi o profumi pungenti il lettore riconosce consuetudini e sensazioni familiari: indimenticabile rimane l’odore di nicotina che Lorenza emana oppure l’eccessivo profumo che il PM  Gastoni diffonde intorno a sé.
Geniale la descrizione dei gesti scaramantici ossessivi di Guerrieri prima della sentenza: annodare la cravatta in un certo modo, contare i ciottoli in strada, toccare gli specchietti retrovisori di auto rosse…azioni che strappano ai lettori un sorriso di bonaria comprensione.
Così, la ricostruzione di un processo, l’organizzazione di un’indagine per rilevare nuovi indizi, la lettura delle arringhe finali, che potrebbero risultare lontane ed estranee per un lettore di media se non nulla cultura forense, vengono riportate su di un piano di disarmante normalità quotidiana.
L’avvocato Guerrieri non è poi molto diverso da noi e, come lui, anche noi possiamo riconoscere che il tempo non scorre mai in maniera lineare, la vita è fatta di certezze che crollano e la verità non è mai un concetto univoco, ma rivestito di una certa dose di eventualità.

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I CERCHI NELL'ACQUA di Alessandro Robecchi, Sellerio 2020

Questa volta i protagonisti sono due poliziotti stanchi, ma lucidi e pronti a tutto, anche troppo.  Il poliziotto-giustiziere è diventato una figura inevitabile dei gialli. Ma qui è qualcosa di più a motivare i due, il primo è ispirato da un déjà-vu, come Proust dalla madeleinette, che lo riporta a trent’anni prima, al suo inizio e alle sue speranze. L’altro è parte dei cerchi nell’acqua: “Il delitto (…) crea una scia di dolore che non è possibile calcolare. Il sassolino nell’acqua ferma produce un cerchio, poi un altro, poi un altro, i cerchi si allargano. (…) Tutti quei cerchi di privazione, di lutto, possono essere infiniti e chi ci restava dentro era segnato, forse per sempre. Era un’altra vittima.”
Cosa rende particolarmente gradevole il libro? La prosa e il frizzante registro lessicale e quel tocco di umanità dolente che qua e là condisce la storia, come sempre ben architettata. E che sapore lascia? Quello leggermente aspro dei molti caffè che i due si scolano in continuazione.

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LA VERSIONE DI FENOGLI di Gianrico Carofiglio, Einaudi

Cosa rende un investigatore mediocre un bravo investigatore? La risposta è semplice: lo stesso ingrediente che serve per far nascere un bravo scrittore, ossia la capacità di inventare storie, legata a una buona dose di fortuna e inventiva.
“Le indagini non sono mai lineari” spiega Fenoglio al giovane Giulio, “serve capacità di leggere gli errori, tanta improvvisazione e fortuna.”
Per rendere ancor meglio il concetto, Fenoglio interpreta Nietzsche: “La filologia è l’arte di leggere lentamente” ed Einstein: “E’ follia credere che facendo sempre le stesse cose si raggiungano risultati differenti”. L’osservanza di un unico criterio può, infatti, creare una sorta di cecità selettiva.
Così Fenoglio attinge al suo passato, per raccontare la scelta di entrare nell’Arma, legata alla prematura morte del padre, e diverse sue avventure: il suo primo ingresso sulla scena del delitto, da cui ha imparato cosa non fare per non inquinare le prove; la collaborazione con Carosio Vice Brigadiere quasi prestigiatore, che ha saputo risolvere situazioni che potevano finire in tragedia.
Il giovane Giulio lo ascolta e quasi si nutre delle sue parole, cercando di capire cosa fare della sua vita.
Quali sapori ci rimangono a lettura ultimata? Sicuramente quelli del pranzo da “Tarzan” una vecchia conoscenza di Fenoglio, che ha cambiato vita, scoprendo in sé la vocazione alla ristorazione: vino bianco, pizzette, panini, minuscole quiche, olive e taralli… profumi di quei cibi genuini che Carofiglio, da bravo pugliese, ama descrivere, e farci sognare.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDÌ

NOZZE di MAURIZIO DE GIOVANNI, GIULIO EINAUDI EDITORE

Forse perché oramai li conosciamo, forse perché si introduce una nuova affascinante poliziotta, in questo libro della serie Bastardi di Pizzofalcone i personaggi appaiono più sfaccettati e la loro interazione meno prevedibile.

 E forse perché parte da un evento melodrammatico, la morte di una ragazza il giorno precedente alle nozze, con l’abito da sposa abbandonato fra le onde del mare, la trama risulta molto appassionante. Quindi un bel giallo da regalarsi in queste serate.

Che sapore lascia? Quello dei confetti  preparati per un matrimonio che non si farà.

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GIUDA DI AMOS OZ, FELTRINELLI

Non è un giallo ma ruota intorno ad un enigma: la figura di Giuda o il traditore; ma il traditore è tale dal punto di vista di chi difende la sua verità, mentre può essere un innovatore che gioca la sua sfida. Giuda tradisce o è il migliore degli apostoli, il più fedele e il più convinto dell’immortalità di Gesù?

Su questo dubbio medita  Shemuel, il protagonista, a sua volta irretito da una storia di tradimento all’interno della casa dove si trova a vivere.  

La vicenda quindi si svolge su due piani temporali diversi, ma intrecciati così come l le tematiche che in ciascuno emergono, formando un affresco che ha a che fare con la dell’intera umanità.

Un libro geniale, che rovescia i punti di vista e come sempre dipinge un mondo dove ognuno ha la sua verità, intricato e complesso, di cui è possibile disvelare solo una piccola parte.

Che sapore lascia?Il leggero profumo di violetta che accompagna la donna misteriosa di cui Shemuel si innamora.

 

LA SIGNORA DEL MARTEDI'

MASSIMO CARLOTTO- Edizioni e/o 2020

Il romanzo, ricco di colpi di scena, ruota attorno a personaggi stravaganti: Alfredo, proprietario dell’hotel Lisbona, è un travestito dal cuore d’oro; Bonamente attore di film porno, gigolo a tempo perso avviato al tramonto, risiede da anni all’hotel; la signora del martedì, la sua misteriosa amante, viene così chiamata perché si reca agli appuntamenti con lui sempre in quella giornata, rigorosamente dalle ore 15.00 alle ore 16.00.
Il racconto procede attraverso rivelazioni insospettate e scoperte mozzafiato che gettano una luce inquietante non solo sull’esistenza dei vari personaggi, ma su un’intera società e un’intera epoca. La morale, o immorale, sottesa sembra essere che il destino non lascia scampo e non esiste spazio per l’agir onesto e la verità. Anzi: la verità ci appare come merce cara, da tenere accuratamente nascosta.
Il thriller, ben organizzato e costruito con maestria lascia, insieme al sapore dei distillati che Nanà offre per lenire ogni tipo di dolore, un retrogusto di sconsolante amarezza.

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IL SIGNOR CARDINAUD 

di GEORGES SIMENON, Adelphi, 2020

Pubblicato in Italia quest’anno, sembra all’inizio uno dei racconti tristi di Simenon: la fuga della moglie del signor Cardinaud manda in frantumi la vita rispettabile di una famigliola tranquilla e benestante, costruita e lucidata come la vetrina di una pasticceria.
Man mano che l’indagine  del marito si dipana, ci si appassiona alla ricerca che è anche un viaggio compiuto da Cardinaud dentro di sé e soprattutto alla scrittura “impressionista” di Simenon che. pennellata dopo pennellata, crea una delle sue atmosfere inimitabili.
Che sapore evoca? Il dolce della domenica, comprato all’uscita da messa, con il vestito buono.

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L'INVERNO PIU' NERO

Carlo  Lucarelli- Einaudi 2020

Gli scrittori di romanzi storici, dice Lucarelli, rubano alla Storia, che ha sempre la S maiuscola anche quando è la storia di uno solo. Ma non solo alla storia: alla gente, alla vita, ai ricordi.
Così, in quest’ultimo noir – in tutti i sensi- di Lucarelli c’è tutto questo: la storia, la vita, la cronaca… l’ultimo atto di un regime ormai allo sfascio, nella cornice di una Bologna sfinita, allo stremo, confusa in uno scenario quasi apocalittico.
Con De Luca, il protagonista, l’autore dice di non essere stato troppo tenero… in realtà questo mezzo sbirro e mezzo poliziotto rappresenta bene lo stato d’animo disorientato dei molti che, in quel finire del 1944, non avevano ancora compiuto una scelta decisa o definitiva.
Così De Luca, che si sente alle spalle i fallimenti di una vita che striscia su binari forse non voluti, si rianima solo quando sente dentro di sé l’adrenalina del caso da risolvere. Caso triplice: sono infatti tre gli omicidi che il nostro protagonista deve risolvere, tirato per il bavero dalle milizie fasciste, dalle SS e dagli uomini di Giustizia e Libertà.
Così, in questo inverno nero e freddo, De Luca scoprirà quanto sarebbe stato meglio non aver risolto questo rompicapo e si troverà a dover, forse finalmente, fare i conti con sé stesso.
Che sapore rimane al termine di questa lettura?
Sicuramente quello di una pantagruelica mangiata di lasagne, quasi vere, che il Dentista, losco personaggio, ingurgita con foga, parlando e coprendosi la bocca col palmo della mano per fare tutte e due le cose insieme.
Su tutti spicca però il buon odore gustoso  di un vero caffè, merce ormai cara nella città devastata.

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AH L'AMORE L'AMORE DI ANTONIO MANZINI, SELLERIO

una donna normale di Roberto Costantini, Longanesi

Benché steso in un letto di ospedale perché colpito da fuoco amico in uno scontro armato, benché si nutra solo di caffè e panettone per dribblare il cibo della mensa interna, Rocco Schiavone non può non indagare e naturalmente anche lì, nel suo stesso ospedale, trova una pista da annusare e seguire rocambolescamente, vagando per i meandri segreti dell’istituto, descritti magistralmente.
Nel corso dell’indagine si incrociano diverse storie d’amore: la malinconica ininterrotta conversazione  di Rocco con la moglie Marina che compare e scompare nelle infinite notti ospedaliere; poi i fidanzamenti di diversi ispettori, fra cui un funambolo che riesce a stare contemporaneamente con due sorelle e una cugina all’insaputa di ciascuna di loro; infine una passione segreta  che dà origine all’intera vicenda. Ognuno il suo modo di amare, in un intreccio ben costruito.
Come sempre dei libri che hanno Rocco Schiavone come protagonista resta più che un sapore, un retrogusto di caffè un po’ amaro.

 
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