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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

MUORI PER ME di Elisabetta Cametti 2021 Piemme

Il filo conduttore di quest’ultimo noir di Elisabetta Cametti  è racchiuso nelle primissime righe che servono quasi da introduzione all’intera vicenda: “ Il futuro è di chi ha il coraggio di indossare la verità.”
Nonostante i fuochi d’artificio di un mondo fondato sull’illusione e sulla falsità delle immagini create dai social e da essi rimbalzate, la linea rossa che scandisce la storia è proprio la contrapposizione tra realtà e inganno, sincerità e menzogna.
Elisabetta Cametti è abile nella conduzione di un gioco narrativo, attraverso il quale spiega, sin dalle primissime pagine, quello che in seguito, poco per volta, verrà rivelato. Il tempo della storia viene, così, spezzato e riscostruito e le voci narranti si susseguono  nell’alternarsi di  una narrazione oggettiva e di un’altra filtrata  attraverso lo sguardo di Teresa/Ginevra.
Teresa, che ha modificato il nome in Ginevra, è una influencer che ha creato la sua fortuna entrando nell’abbagliante mondo dei Vinciguerra: Volfango, Wolf-il lupo- il marito, Vanessa e Vittorio, i suoi fratelli gemelli.
Alle spalle il mondo genuino e semplice della sua famiglia, Montanari “di nome e di fatto”: Pietro il padre, Francesca la sorella veterinaria per scelta e per amore degli animali, Ines la madre artista malata di Alzheimer, Giacomo e Matteo i fratelli alla ricerca di qualcosa che li definisca.
Al centro una serie di omicidi, legati al ritrovamento di cadaveri di donne, sui quali Annalisa Spada, vicedirigente della Squadra mobile di Milano, sta indagando.
E poi… e poi moltissimi altri personaggi indimenticabili: Logan alla ricerca della sorella, Emily la sua giovane nipote, Bea che costruisce origami perché “il foglio può essere piegato in tanti modi, e il suo fascino sta nella forma che nasce da quelle pieghe…perché vita e morte sono parte di un ciclo più ampio”; Samuele, che ci insegna come il web possa essere curvato verso il bene, Andrea, il figlio bullo di Annalisa Spada, che deve imparare a essere uomo, l’integerrimo ispettore Riva,  Toscano, un alto funzionario della Polizia ironicamente soprannominato “occhi belli”.
Infine, una Luce che brilla su tutto, “perché non sono gli errori a definirci, ma le azioni giuste che compiamo.”
Quale sapore rimane? A noi piace quello delle ciliegie, che rappresentano per Ginevra e Volfango la strada verso una “rinascita” che va oltre la morte.

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LA SCONOSCIUTA DELLA SENNA di Guillaume Musso, La Nave di Teseo, 2021

Roxane, capitano della polizia affibbiata a un corpo laterale perché caduta in disgrazia, è il perno della storia, Musso non spreca una sola parola per descriverla: la fa pensare, decidere, agire. E’ una descrizione “in atto” che si tira dietro tutto il romanzo, dandogli un ritmo da sarabanda.

Il caso in cui si addentra a velocità sostenuta è ingarbugliatissimo, si ha spesso l’impressione di essere in un frullatore.

Tutto prende avvio dallo strano caso di una donna smemorata, ripescata nella Senna, la cui identità coincide con quella di una celebre pianista, morta da un anno. 

A un certo punto il lettore un po’ frastornato, benché tifi fortemente per l’indomita Roxane, capisce che il suo nemico è sempre un passo avanti a lei, di conseguenza anche a lui. Perciò smette di seguire la danza macabra dei personaggi, la rivisitazione in chiave mortifera dei riti dionisiaci, tutti gli acronimi dei reparti di polizia coinvolti, tutti i droni assassini e i Babbi Natale con la maschera da lupo che appesantiscono una trama già molto complessa…

Eppure a me Dioniso era piuttosto simpatico, con i suoi riti trasgressivi, il vino e i grappoli d’uva che lo attorniano nelle immagini arrivate dall’antichità, suggerendo una sbronza allegra e liberatoria…

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UN PO’ MENO DI NIENTE  di Vanni Sbragia 2021 Fernandel

Interessante e divergente, questo noir cattura l’attenzione del lettore per molti motivi.
Innanzitutto, per la vicenda, credibile e ben costruita, che trova soluzione solo nelle ultime pagine, con un magistrale colpo di scena.
Poi per la descrizione di un mondo, quello dell’editoria, troppo spesso mistificato e che viene qui rappresentato impietosamente.
Infine, per  uno strano gioco di specchi attraverso il quale l’autore si nasconde dietro uno pseudonimo per parlare di sé e del suo ambiente, disconoscendolo e prendendone le distanze.
Vanni Sbragia, il protagonista/narratore,  è un dirigente di banca che scrive, con un certo successo, thriller e noir. La sua vita corre sui binari pericolosi della pulsione continua a vivere plurime storie di amore e di sesso, finendo così per trovarsi in  una situazione di  duplice schizofrenia: quella professionale, tra banca ed editoria, quella affettiva-sessuale, tra moglie e amanti.
L’uccisione di  Vittoria Ravaglia, una delle sue donne, potrebbe rappresentare la resa dei conti.  Dopo i primi momenti di confusione e di presa di coscienza di sé, della propria vita e dei valori che contano, Vanni riuscirà a trovare il senso di quanto successo e, forse, a capire quello che nella vita importa veramente.
Il forse, con Vanni Sbragia, è d’obbligo: l’adrenalina del  proibito non sempre è contenibile e il finale resta aperto a future possibilità.
Molti sono i personaggi che ruotano intorno a Vanni, alcuni immaginari  come Claudia la moglie, Valentina la figlia, Iginio l’amico e le molte amanti, altri reali come  gli scrittori Roversi, Genisi, De Marco, De  Giovanni, Carlotto, Carofiglio,  situati in contesti e situazioni reali: Milano e i suoi quartieri, i premi letterari…
Quale sapore rimane?
Forse quello delle tristi e solitarie feste natalizie, durante le quali Vanni, in completa solitudine, non ha niente di meglio da mangiare e da  bere che  pistacchi e succo di arancia corretto con Amaretto di Saronno.

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UN PO’ MENO DI NIENTE  di Vanni Sbragia 2021 Fernandel

Interessante e divergente, questo noir cattura l’attenzione del lettore per molti motivi.
Innanzitutto, per la vicenda, credibile e ben costruita, che trova soluzione solo nelle ultime pagine, con un magistrale colpo di scena.
Poi per la descrizione di un mondo, quello dell’editoria, troppo spesso mistificato e che viene qui rappresentato impietosamente.
Infine, per  uno strano gioco di specchi attraverso il quale l’autore si nasconde dietro uno pseudonimo per parlare di sé e del suo ambiente, disconoscendolo e prendendone le distanze.
Vanni Sbragia, il protagonista/narratore,  è un dirigente di banca che scrive, con un certo successo, thriller e noir. La sua vita corre sui binari pericolosi della pulsione continua a vivere plurime storie di amore e di sesso, finendo così per trovarsi in  una situazione di  duplice schizofrenia: quella professionale, tra banca ed editoria, quella affettiva-sessuale, tra moglie e amanti.
L’uccisione di  Vittoria Ravaglia, una delle sue donne, potrebbe rappresentare la resa dei conti.  Dopo i primi momenti di confusione e di presa di coscienza di sé, della propria vita e dei valori che contano, Vanni riuscirà a trovare il senso di quanto successo e, forse, a capire quello che nella vita importa veramente.
Il forse, con Vanni Sbragia, è d’obbligo: l’adrenalina del  proibito non sempre è contenibile e il finale resta aperto a future possibilità.
Molti sono i personaggi che ruotano intorno a Vanni, alcuni immaginari  come Claudia la moglie, Valentina la figlia, Iginio l’amico e le molte amanti, altri reali come  gli scrittori Roversi, Genisi, De Marco, De  Giovanni, Carlotto, Carofiglio,  situati in contesti e situazioni reali: Milano e i suoi quartieri, i premi letterari…
Quale sapore rimane?
Forse quello delle tristi e solitarie feste natalizie, durante le quali Vanni, in completa solitudine, non ha niente di meglio da mangiare e da  bere che  pistacchi e succo di arancia corretto con Amaretto di Saronno.

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IL PREGIUDIZIO DELLA SOPRAVVIVENZA di Paolo Rovesi, Marsilio 2021

Il giornalista Radeschi è cresciuto dalla prima indagine, La confraternita delle ossa. E con lui è cresciuto il ritmo narrativo, sempre tiratissimo. 

Questa volta combatte con uno psicopatico con cui ha già avuto a che fare,  in una partita a scacchi da Milano a  Salisburgo a Vienna e di nuovo a Milano, nei quartieri alti e nelle periferie desolate, sfrecciando sul Giallone, la sua vespa gialla.

Contemporaneamente dà una mano al suo amico-rivale vicequestore Loris Sebastiani a risolvere il caso di una stravagante rapina. Non manca il suo Sancho Panza, il Danese, delinquente ma di buon cuore, che convive con un’iguana nascosta sotto i suoi vestiti. 

Perché questo strano titolo? Lo spiega l’assassino, mettendo in luce come tendiamo ad osservare le cose dalla prospettiva di chi è sopravvissuto invece che concentrarci sulle ragioni per cui altri non ce l’hanno fatta.

Divertente e ipnotizzante, si gusta con piacere, come fa il Danese con l’acquavite di albicocche, con cui brinda ancora in ospedale allo scampato pericolo dopo un incauto attraversamento stradale.

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MURO DI NEBBIA di Michele Calozzi, TEA 2021

“Autunno a Venezia” potrebbe essere il sottotitolo di questo umido giallo, immerso nel nebbione novembrino che ristagna sulla laguna, rendendola il teatro adatto per un serial killer.

L’ispettore Nicola Aldani annusa fin dall’inizio il dramma che sta per abbattersi sulla città e patisce in prima persona lo sforzo investigativo, che lo costringe a misurarsi con una giovane collega dell’Unità di analisi del crimine violento spedita da Roma come supporto. Ma si misura anche con gli intrallazzi, con le pressioni politiche e con la fame di orrore della stampa, nonché con il senso di colpa che l’escalation della violenza fa crescere in fondo alla sua coscienza sbirresca.

La cosa più avvincente resta comunque l’ambientazione fosca che riflette le incertezze dell’indagine e da cui emergono le trattorie calde ed i bar accoglienti in cui Aldani e i suoi si riparano, rifocillandosi e venendo coccolati con piatti meravigliosi come le sardelle in saor con polenta.

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ALLE PORTE DELLA NOTTE di Paolo Roversi, Marsilio 2019

Cosa lega un furto in un’elegante gioielleria di Milano, di proprietà della famiglia Della Robbia, ad un altro messo a segno quindici anni prima all’interno del Diamond Center di Anversa?

E ancora: cosa può legare il Vice Questore Loris Sebastiani alla Commissaria Julie de Vos, giunta in Italia da Anversa?

E soprattutto: come si collocano, in questo scenario, il Danese ed Enrico Radeschi con la sua Vespa ‘50 del 1974, detta familiarmente  “il Giallone”? E Andrea una – nonostante il nome maschile - stagista assunta da Fuster per collaborare con MilanoNera?

E ancora: che ruolo hanno i due gemelli ucraini? E Michail, lo sfuggente nipote di Vassily , il boss capobastone dell’Organizacija?

Roversi, abile  narratore, riesce a seguire i passi di questi personaggi e a tenere ben strette le fila  di una storia in perfetto equilibrio tra passato e presente, tra capitoli narrati in terza persona e altri narrati in prima, attraverso la voce di Radeschi stesso.

Insieme a   lui, siamo trascinati attraverso angoli e vie  della  Milano più conosciuta

 ( viale Bligny, viale Monza, via Montenapoleone, via Verri, via san Pietro all’Orto, via Fatebenefratelli…) o  attraverso quei  vecchi quartieri che, grazie ad un eccellente restyling, hanno cambiato il volto della città ( l’Isola, il Bosco Verticale, la Biblioteca deli Alberi, piazza Gae Aulenti…)

Pagina dopo pagina veniamo condotti a scoprire tutto, o quasi tutto: nella vita di Radeschi rimane un “quid” in sospeso, che ci fa sperare in ulteriori nuove avventure.

Che gusto rimane? Facile da individuare: quello delle sigarette  che Radeschi  rolla con il tabacco Amsterdamer.

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BLACK MONEY di Paolo Roversi,  SEM 2021

È bellissimo e coinvolgente quest’ultimo romanzo di Paolo Roversi, che abbiamo potuto leggere con un certo anticipo rispetto all’uscita ufficiale, grazie alla Casa editrice SEM che ci ha fatto dono di una copia stampa.
Già dal titolo possiamo cogliere la verve sottilmente ironica dell’autore: black money ci rimanda al black monday di cui ricorre proprio in questi giorni l’anniversario: il 19 ottobre del 1987 i mercati mondiali subirono un improvviso crollo.
E questo è quanto, facendo le debite differenze di contesto, accade in “Black Money” … ma non vogliamo spoilerare.
Il romanzo si snoda senza intoppi, pagina dopo pagina, tenendo il lettore incollato in un’immersione totale, fino ad arrivare al finale … inaspettato.
Roversi mostra di essere un grande “stratega”, riuscendo a giocare su più tavoli: i  brevi capitoli si alternano, mutando luoghi, tempi e personaggi, rendendo il ritmo incalzante.
Milano, Nizza Parigi, Stati Uniti … rappresentano lo scenario su cui si muovono i banditi, le cui gesta sono ispirate ad avvenimenti realmente accaduti nel 2013.
Gesta di cui Roversi parla in appendice e che noi non vi anticiperemo, per non rovinarvi il gusto della lettura.
Moltissimi i personaggi, principali e secondari, una vera girandola di attori per il più grande colpo del secolo. Su tutti però emergono alcuni nomi: Gaia Virgili, capo di una sezione investigativa dell’Europol, Dominic Lamarque, Commissario anticonformista, ex combattente nella Legione Straniera, Gil Fontane, esperto di informatica, mago del web, Cesar Cabrera, catalano  … che cercheranno di individuare volti e nomi di un gruppo che si fa chiamare FaceLess e di scoprire l’identità del “regista” che è riuscito a ideare, pianificare e coordinare persone diverse, nelle più diverse parti del globo.
Che sapore rimane? A noi piace ricordare il primissimo odore che, nelle primissime pagine,  Candice Monroe, antropologa ostaggio di un oscuro personaggio, “annusa” nell’aria attorno a sé: l’ odore di tabacco che proviene dal suo “invisibile” carceriere. Odore che emana anche dal Commissario Lamarque … per le molte,  forse troppe,  Gauloises da lui fumate.

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ANNABELLA ABBONDANTE La verità non è una chimera  di Barbara Penna, Giunti 2021

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Annabella Abbondante appartiene al genere degli investigatori “laterali”, in altre parole ficcanaso che con le indagini non c’entrano direttamente ma non sono capaci di starne fuori. Proprio questa loro collocazione distante ne fa personaggi  dalla cifra ironica, anche verso se stessi. E di solito simpatici e leggeri.

Annabella Abbondante, di nome e di fatto, ha tutte queste caratteristiche, più altre ancora che la rendono adorabile: giudice civile impegnata nel suo lavoro, appassionatissima di gialli,  giardiniera negata, espansiva ma riflessiva, perennemente a dieta senza alcun risultato, afflitta da una famiglia impicciona ma affettiva i cui nomi sono stati scelti accuratamente dall’autrice.

Altre sue virtù le scoprirete leggendo il romanzo che scorre via lieve e..appetitoso! mai libro lascia tanti sapori dietro di sé (fin troppi, se vogliamo trovare un difettuccino), ma quello che celebriamo qui è il profumo del caffè nella moka che Annabella tiene in ufficio e che non smette mai di eruttare tazze su tazze di liquido aromatico per nutrire i neuroni del giudice e del suo staff.

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TERRA SPORCA di Marco Speciale,  Altre Voci Edizioni 2021

In uscita oggi, ma da noi letto in anteprima grazie alla copia gentilmente messa a nostra  disposizione da Altre Voci Edizioni, la vicenda ruota attorno al problema dello smaltimento dei rifiuti e ai facili guadagni che ad esso possono legarsi.

Caserta, un vicequestore soprannominato Carlo Marx, per la mole imponente  e per la capigliatura e la barba leonine, deve indagare sul riciclaggio dei rifiuti che dal nord al sud coinvolge industriali, uomini politici, affaristi corrotti sotto lo sguardo vigile e inquietante della ‘ndrangheta  articolata nelle sue diverse ‘ndrine.

A lui il questore Seppi, ormai gravemente ammalato e desideroso di riscattare un’esistenza di colpevoli connivenze, assegna l’ incarico precedentemente affidato ad altro vicequestore, probabilmente  a sua volta corrotto.

L’indagine si complica con la morte di Giulio Malacorda, un ricco imprenditore trovato ucciso nella sua auto, nel giardino della propria villa.

Affiancato da una squadra composta da personaggi bizzarri ma efficienti, Caserta riuscirà a sciogliere i nodi di questa matassa, individuando colpevoli e mandanti.

Condotta in terza  persona, la narrazione viene intervallata da  riflessioni in prima persona, in cui un giovane ventenne, di cui verrà svelata l’identità solo nel finale, parla di avvenimenti di pubblico dominio  come il  rapimento e l’uccisione di Moro, la lotta armata, la clandestinità, e di storie private, come l’amore appassionato tra lui e una ragazza maggiore d’età.

Che sapore rimane a lettura ultimata?

A noi piace riportare la metafora culinaria utilizzata da un ‘ndranghetista per giustificare le sue scelte:

 “ Tutti deludono, prima o poi, migliori e peggiori, tutti hanno una data di scadenza come le scatole dei pelati. Hai passato anni a condire chili di pasta e un giorno apri la latta e scopri che è tutto rancido. Non è che puoi condirci i maccheroni. Altrimenti stai male tu e gli amici che hai invitato.”

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SAFARI A MILANO, da I cento delitti  di Giorgio Scerbanenco, La Nave di Teseo

Anche oggi continuiamo a parlare  di Scerbanenco, con il racconto “Safari a Milano.”
L’animale da cacciare è un elefante particolare: si tratta di Martino Allara, alto quasi due metri a grande come un armadio. Dopo una giovinezza dedita a droga e a crimini di vario genere, grazie a un vecchio medico, che lo aiuta a disintossicarsi, cambia vita, conseguendo il diploma di ragioniere e iniziando a lavorare onestamente. Ovviamente i rapporti con la vecchia banda diventano “tesi”.
La sua vita giunge a un bivio, quando gli viene chiesto di aiutare le forze dell’ordine a ripulire il quartiere.
Ed è lì che partirà la caccia all’elefante, sotto la guida del capocaccia Ruggerino Molteni, capo della banda di via Mecenate, che individuerà un’esca irresistibile per  Martino.
L’elefante però è un animale curioso, che vuole capire tutto e Scerbanenco, da abile maestro del noir, ci conduce nei meandri della sua mente, lucida e razionale, in grado di mantenere alta l’attenzione fino alla fine.
Un “colpo di scena” da maestro ci condurrà verso la conclusione.

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DI PROFESSIONE FARABUTTO,  RACCONTO TRATTO DA I CENTO DELITTI  di Giorgio Scerbanenco La Nave di Teseo

Nel centodecimo anno dalla nascita di Scerbanenco, vogliamo continuare a  ricordare questo prolifico scrittore, commentando qualcuno dei suoi scritti.
Oggi presentiamo: “ Di professione farabutto”, racconto  tratto da  “ I cento delitti” che, come molti altri di questa raccolta, mira a esplorare la psiche dei protagonista  più che a creare momenti di suspense o di paura.
Quello che sin dall’inizio il lettore è spinto a chiedersi è: “ Riuscirà Sandrone Donatello, di professione farabutto, libero dopo aver  scontato due anni in riformatorio e uno in casa di lavoro, a evitare il pronostico del Brigadiere Vagarolli Antonio, che non si illude sulla sincerità del  suo ravvedimento?”
Irene, la sua ragazza, ha invece fiducia in lui e decide  di trascorrere insieme qualche giorno in una baita sopra Canzo, di proprietà della sua famiglia.
Qui, però, sembra che il destino voglia giocare un brutto scherzo a Donatello, che si troverà ancora una volta  a  fare i conti con il Brigadiere Vagarolli e i suoi schiaffi.
Quale odore  pervade questa storia?
Sicuramente quello della neve e del freddo  che impregnava l’aria: “ anche se non nevicava ancora, ma sarebbe nevicato presto, tanto l’aria era pungente.”
Quella neve che  sarà muta testimone delle scelte di Donatello.

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L’AGONIZZATOIO RACCONTO TRATTO DA I CENTO DELITTI  di Giorgio Scerbanenco La Nave di Teseo


Nel centodecimo anno dalla nascita di Scerbanenco, ci piace ricordare questo prolifico scrittore commentando qualcuno dei suoi scritti.

Il primo racconto, compreso nella raccolta “I cento delitti”, si intitola “L’agonizzatoio” e, a nostro avviso, rappresenta un’ottima introduzione allo stile e alle modalità narrative di Scerbanenco.

Rodrigo Regante, metodico  e anziano Commendatore,  ripete ossessivamente gli stessi gesti, gli stessi rituali da molto tempo, sotto gli occhi spietati, irriverenti, pateticamente pazienti dell’autista e dell’infermiera.

Poco per volta, attraverso dialoghi introdotti da monotoni e martellanti “disse, disse, rispose, disse”, azioni lente e ripetute, siamo condottI nella mente di Regante fino a scoprire un suo segreto che si radica in un passato da cui, benchè  lontano oltre  sessant’anni, non riesce a staccarsi.

Schiacciato dal peso dei rimorsi, cercherà di riparare a quanto commesso, riuscendo però a farlo nell’unica maniera che gli verrà permessa.

Il finale, inaspettato, lascerà il lettore stupito e senza fiato.

Che sapore rimane?

Quello dell’ultimo pranzo che l’infermiera, inconsapevolmente, annuncia al Commendatore.

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COME NAVI NELLA NOTTE, di Tullio Avoledo,  Marsilio 2021

Marco Ferrari, il protagonista di questo noir dal sapore distoptico, ambientato  in un’Italia dell’era post covid, è un ex poliziotto che, per tagliare i ponti con il suo passato,  ha scelto di vivere a Friburgo,  in Germania, dove si è ricostruito una vita come scrittori di libri gialli.

Costretto a tornare in Friuli, per vendere la casa al mare della sua infanzia, si trova  coinvolto, suo malgrado, in un’indagine per l’uccisione/sparizione di un vecchio, che stava camminando sulla spiaggia, nei pressi del Bagno 6.

“ Se fossi un lupo mannaro,“ medita tra sé, “ululerei al plenilunio. Da ex poliziotto, sono le scene del crimine a farmi rizzare il pelo e spuntare le zanne.”

Ha inizio, a partire da qui, una girandola di incontri/scontri con una miriade di personaggi: Herbert Giordani, conosciuto in un’altra vita, Miriam Milani, una veterinaria che poco per volta mostrerà aspetti non immaginati, Amos Pasian, antiquario che conosce dettagli inquietanti, l’ispettore Feng, cinese enigmatico  e imperscrutabile. Sullo sfondo, una Trieste labirintica, fanatici sovranisti,  balli per debuttanti organizzati da nostalgici Nazisti, penetrazione economica cinese che assume i tratti di un vero e proprio assoggettamento politico/culturale, gli strascichi della pandemia che viene chiamata “la Situazione” … per una girandola di eventi che condurranno, inevitabilmente, Marco a fare i conti con quel passato che avrebbe voluto dimenticare.

Anche Magda, la sua compagna tedesca, fotoreporter inviata in zone ad “alto rischio”, diviene

 – giorno dopo giorno, pagina dopo pagina- fonte di grande angoscia e apprensione.

Che sapore rimane?

Tra i molti, ci piace ricordare quelli dell’ultima colazione che Marco e Magda consumano insieme, prima che  lui parta per il Friuli e lei per un’altra missione pericolosa: per lui  una moka italiana  da dodici tazzine- tre per uso immediato, nove per il thermos- per lei una tisana.

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BOLLE DI SAPONE di Marco Malvaldi, Sellerio 2021

Benché  obbligati a starsene rinchiusi  nel primo lockdown, i vecchietti del BarLume si appassionano a un caso di duplice omicidio avvenuto in Calabria, dove è bloccata Alice, la poliziotta fidanzata di Massimo, incaricata dell’indagine.


Avventurandosi nella perigliosa dimensione dell’online, i quattro tirano dentro Massimo, il “barrista”, l’unico in grado di sopportarli e di guidarli nel nuovo mondo delle call, in cui si muovono a tentoni.

Questo non significa che perdano le battute, sebbene il loro procedere rallentato dalla tempistica di Zoom  si rifletta anche nel ritmo del racconto.

Non mancano un paio di colpi di scena e il buon saporino del filetto di maiale cotto con tecnologia avanzata, il piatto da asporto con cui il BarLume tenta di sopravvivere alla quarantena. Non a caso proprio ai “barriti” e ai ristoratori messi a dura prova dalla quarantena è affettuosamente dedicato il libro.

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IL NODO WINDSOR di S.J.Bennett, Mondadori 2021

Un delizioso giallo che ha come investigatrice addirittura la regina Elisabetta, nella cornice del castello di Windsor, attorniata dalla famiglia, dai cavalli e i cani, dallo stuolo di servitù assolutamente dedita e fedele. Del resto è impossibile non amarla: viene presentata come una donna che ha imparato molto dalla vita, che non dice una parola di troppo ma sa leggere negli animi con profonda compassione. E chi non la vorrebbe una sovrana così?

Dopo una festa al castello, nel corso della notte viene ucciso un giovane pianista russo, dotato di fascino e di talento. Entrano in scena i servizi segreti, ma la regina non sopporta che tormentino con i loro interrogatori i suoi dipendenti. Aiutata da una brillante segretaria di origine Nigeriana, capace di camminare e persino di inchinarsi su tacchi altissimi, si mette in pista.

Delicato e venato di humor, regala al lettore un momento di serenità, da accompagnare, come fa Elisabetta, con un buon tè.

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RAGAZZE SMARRITE di Marco Vichi, Guanda 2021

Il commissario Bordelli, a una settimana dalla pensione (ai bei tempi in cui si andava in pensione a 60 anni),
si imbatte in una brutta storia di prostituzione ed impunità del bel mondo, che smuove in lui il desiderio di
giustizia al punto da ottenere una proroga del pensionamento. Contemporaneamente si prepara ad
affrontare una nuova vita, che si prospetta allettante in una bella casetta sui colli intorno a Firenze e in
ottima compagnia.
E’ questo l’aspetto prevalente anche sul giallo, che resta quasi sullo sfondo, mentre il libro si va
trasformando in una matrioska di racconti nel racconto, anche grazie alla Confraternita del Chianti, il
gruppo di amici con cui Bordelli vuole condividere questo passaggio e che, come lui, porta ancora i segni
della guerra e teme l’evanescenza delle speranze del dopoguerra, ma sa godere del presente, dell’ottima
cucina e dei vini pregiati con cui annaffia il tutto.

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IL RINNEGATO di Ariel Toaff, Neri Pozza 2021

Forse il senso di questo libro sta tutto nella lapide che il protagonista prepara per se stesso “Qui giace David Ajash (1788-1840) che ha appreso il segreto di come trasformare l’apparenza in realtà. Che la sua anima sia legata al vincolo della vita.”

David Ajash è infatti un uomo controverso: da una parte, nella lettura che ne dà il figlio divorando il lungo manoscritto che il padre gli indirizza in punto di morte, è un rabbino che ha abbandonato la famiglia, ha utilizzato la religione a suoi scopi personali, infranto ogni regola, sperimentato consapevolmente l’abiezione.

Dall’altra, nella versione che ne danno gli abitanti di Nablus, l’ultima tappa della sua vita inquieta, è un uomo generoso, capace di mettersi in gioco, di suscitare affetti profondi, che cerca attraverso il manoscritto di farsi comprendere  almeno dal figlio, di metterlo “in guardia dai giudizi troppo affrettati di chi, ritenendosi uomo di Dio, si sente pronto a giudicare a prima vista.”

Ambientato in un’epoca di mezzo, in cui le sette segrete prosperano mescolandosi agli intrighi delle piccole corti italiane in cui Ajash vive a lungo, riporta al territorio oscuro del pensiero magico, alla ricerca di un senso che traluce in segni che solo gli iniziati riescono a vedere.

Toaff, che ha sperimentato di persona l’essere messo al bando per il suo famoso libro Pasqua di sangue, crea un vero personaggio drammatico.


Presentato come “giallo”, ad affascinare è proprio questo suo camminare sul bordo estremo, lo sfidare il Dio cui dovrebbe essere devoto.

Benché impregnato di  profumo di oriente, a restare impressi nella memoria del lettore sono i piatti di molluschi, crostacei e frutti di mare, la trasgressione culinaria con cui decide di rompere ogni regola.

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UNA SIRENA A SETTEMBRE di Maurizio De Giovanni, Einaudi 2021

Un altro gioiellino di De Giovanni: un giallo soft, scritto nel suo registro più ironico e divertente, ma non privo di qualche graffio sociale, come gli è caratteristico.


Mina Settembre, assistente sociale di stanza in un quartiere difficile di Napoli, questa volta si trova ad indagare su due casi contemporaneamente: un bambino che lotta per la sopravvivenza contendendo il pane ai cani randagi e un’altra storia di cui non vogliamo anticipare niente se non che è una questione di furbizia e impunità da ricchezza, un tema caro a questo scrittore.


Tutto è raccontato da una misteriosa narratrice ed è cucito dall’immagine della Sirena che compare in diverse forme ed interpretazioni e che, per De Giovanni, è un simbolo della città cui è tanto legato.


Si legge con vero piacere, con il profumo di un cornetto per colazione che unisce Mina a Susy, la sua presunta rivale, in una coppia di vendicatrici davanti alla quale niente potrà resistere.

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LE LACRIME DEL COMMISSARIO di Sergio Cova, Morellini 2021

Caterina Sala, giovane giornalista intelligente scompare. Le indagini condotte dal commissario Scalabrin, di cui la ragazza è innamorata, si dipanano con colpi di scena e conflitti con sottoposti neghittosi e superiori poco vogliosi di scoprire pentole pericolose per la loro posizione. 

Si intrecciano ad un’altra storia che coinvolge un giovane ed intemperante poliziotto  e finalmente approdano ad una soluzione imprevista, ma non troppo. Il tutto sullo sfondo del lago Maggiore nella sua versione invernale, nebbiosa e oscura.

Tutto è come deve essere: la trama, i personaggi, le indagini, i buoni e i cattivi, il commissario con la sua missione e anche il finale… però forse ci siamo abituati a sapori più amari, a investigatori tarlati dal dubbio, questo invece è perfetto nelle scelte e nei gesti e persino nei gusti musicali, ma non dubitiamo che crescerà.

Nel frattempo un ottimo vino rosso riscalda i cuori nei momenti difficili. Brindiamo alla nebbia del lago e alla malinconia che aleggia su questa vicenda.

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L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

TUTTI SI MUORE SOLI di Diego Lama- la prima indagine del Commissario Veneruso- 2021 Mondadori

In un caldo luglio napoletano, nel giro di un’unica giornata, sulle cui ore  vengono scanditi i singoli capitoli, il Commissario Veneruso si trova a dover risolvere ben tre casi di omicidio.
Non più ragazzino, non più tanto magro, neanche tanto alto e nemmeno più tonico…” non era più tanto niente, a dire la verità,” il Commissario, affiancato dai suoi fedeli uomini, Serra, Rocco, Polverino, Cuomo e Girardi, si muove in una labirintica  Napoli ottocentesca per disbrogliare la matassa di tre omicidi: quello della baronessa Salomè, una nobildonna dedita alla beneficenza, quello di Patrizia, una prostituta bambina del quartiere della Carità, quello di Bordò Armand, un noto studioso morto accoltellato all’interno della Biblioteca Nazionale.
Veneruso, tra un potente mal di piedi causato da un paio di scarpe di vitello nuove, i ripetuti e sfiancanti interrogatori ai frequentatori della Biblioteca, tra cui Croce, Scarfoglio, Mastriani, la Serao e Di Giacomo, tra epici pranzi  e spuntini veloci, tra  passeggiate nei vicoli, chiacchiere e beneficenza ai vagabondi che popolano le piazze, una veloce visita al bordello dove lavora la sua amata Annarella la Sorrentina, una potente scossa di terremoto,  riesce a intuire il filo che lega tutte e tre le persone uccise.
Infatti,  “era la carne a risolvere gli omicidi, non la testa: stimolato da Annarella e scossa dal sisma fu la sua carne e registrare un’emozione (…) perché arrivava sempre alla verità non per logica ma per chimica.”
Il sapore che rimane? Ce lo suggerisce Diego Lama stesso: quello delle parole in lingua napoletana, quasi una sonorità saporita che rappresenta il tema principale del romanzo; quelle parole che dalle antiche civiltà, passando attraverso apporti storicamente più recenti, descrivono lo spirito della città e dei suoi abitanti.

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FIGLIA DELLA CENERE di Ilaria Tuti, Longanesi 2021

Questa nuova avventura di Teresa Battaglia unisce il suo passato - un’indagine di 26 anni prima e la sua storia personale in quel momento cruciale - a un’indagine presente e lascia una porta aperta a qualcosa che ci racconterà, speriamo molto presto.

Il serial killer che Teresa ha catturato 26 anni prima, nonostante gli sgambetti della sua squadra di allora nei confronti di una delle prime donne in polizia, è fuggito dal carcere e ha colpito ancora. 

Le indagini la portano ad Aquileia, a leggere i mosaici e ritrovare una storia di redenzione che ha conquistato anche l’assassino. Ma la portano anche a ricordare i suoi esordi, il suo matrimonio con un uomo patologico tanto quanto il serial killer cui dava allora la caccia, l’amicizia nascente con il medico legale, momenti difficili e dolorosi che l’hanno segnata e anche forgiata. Da lì è nata la donna che è ora, capace di tenere testa, di non farsi imporre più nulla: una donna che ha conquistato la sicurezza passando attraverso la debolezza e non lo ha dimenticato, anzi, ne ha fatto la sua forza principale, trasformandola in capacità di comprensione.

Come sempre è lei il fulcro dell’indagine, con la sua capacità di sentire e capire. Intorno le si muove una squadra che oramai conosciamo, divenuta capace di legami forti come una famiglia.

Bellissimo giallo, intriso di simboli e riferimenti a miti misteriosi. Lascia il sapore dell’affetto che circonda Teresa, spingendo i suoi amici a predisporre monoporzioni surgelate perchè non si affatichi troppo.

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IL GIORNO DEL BIANCONIGLIO di Alessandro Curioni, 2021 Chiarelettere editore

È un cyber thriller molto interessante questo romanzo appena uscito dalla penna di Alessandro Curioni:

esperto di cybersecurity, fondatore di un’azienda specializzata nella formazione e sicurezza informatica, divulgatore, docente universitario,  con il “Giorno del Bianconiglio” dà l’avvio a quella che, sicuramente, sarà una fortunata serie.

Il protagonista Leo Artico, che già nel nome racchiude il suo destino di uomo di “ghiaccio”, è un esperto di cybersecurity che deve fronteggiare una minaccia ai danni di un’azienda, la “4 ForEner”, di cui è consulente.

Accanto a lui troviamo Roberto, il suo assistente, e Teresa, una giornalista che deve scrivere un articolo su probabili futuri attacchi  informatici  e che, su suggerimento di De Giorgi, direttore del giornale presso il quale lavora,  viene inviata da lui per scoprire i segreti del web.

Pagina dopo pagina veniamo condotti all’interno di luoghi misteriosi del dark web, nel mondo degli hacker che viene ribadito più volte “ non sono delinquenti, criminali, trasandati ma geni o, comunque, persone molto brillanti”, tra bitcoin e Honeypot, virus malefici o benefici come, appunto, Bianconiglio.

“Lo abbiamo chiamato Bianconiglio, “ spiega Artico a Teresa, ”perché in fondo non è cattivo e il punto in cui scava la sua tana potrebbe diventare la porta del nostro paese delle meraviglie.”

Quale sapore ci fa venire in mente questo romanzo?

 Sicuramente   quello della frittata ci sembra “metaforicamente” il più appropriato.

Perché? Perché sono molti i passaggi in cui si dice: “Non cercare di girare la frittata”, oppure:” non ti ho più chiesto della frittata che ho combinato… ormai la frittata era fatta”.

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L'UOMO DEL PORTO di Cristina Cassar Scalia, Einaudi 2021

Profumi e sapori della Sicilia orientale scorrono in questo libro fino a far venire un’irresistibile acquolina in bocca. E’ il punto forte del racconto: un’indagine ben condotta dal vicequestore aggiunto Vannina, ma con un procedere un po’ piatto, nonostante le sue pene d’amore e quelle degli uomini che devono farle da scorta dopo una minaccia di morte.


Forse il clima di chiusura forzata in cui si trova Vannina, e in cui ci siamo ritrovati tutti, ha influenzato la narrazione.


Bella l’ambientazione, che si apre con un assassinio nella grotta in cui scorre l’Amenano, il fiume sotterraneo di Catania. Anche i personaggi portano alla lue storie rimaste sotterranee, la cui origine va ricercata pazientemente in fatti risalenti a trentacinque anni fa.


Vannina deve riandare indietro nel tempo, coadiuvata dal suo “collaboratore”, il commissario Patanè che, benché pensionato, non resiste a dare una mano all’allieva e amica.

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IL SUO FREDDO PIANTO di Massimo De Cataldo, Einaudi 2021

Vi capita di imbattervi in parole sconosciute leggendo un libro? A me succede sempre con i libri di De Cataldo ed è una cosa che mi piace molto, così come la raffinatezza di questo scrittore e, ovviamente, del suo personaggio, il Contino, un PM di aristocratiche origini e di ottime maniere nonchè di gusti musicali sofisticati che regalano spesso una scoperta anche ai lettori.

Questa volta il Contino riapre una vecchia indagine, spinto dalla soffiata di un pentito e dal rimorso che gli causa il sapere di non avere individuato il vero colpevole.

Aiutato dalle sue Valchirie, le energiche donne della sua squadra, si muove in un mondo di traffichini  con la consueta gentilezza che  è, per lui, un atteggiamento esistenziale, una consapevolezza dei propri limiti e una chicca per i lettori.

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L’ULTIMO OSPITE di Paola Barbato, 2021 Piemme

L’ ultimo thriller scritto da Paola Barbato è un romanzo appassionante, che riesce a tenere l’attenzione del lettore costantemente vigile, spingendolo a formulare ipotesi interpretative sempre nuove, a immedesimarsi ora nell’uno, ora nell’altro dei due protagonisti e a cambiare la propria prospettiva.
La narrazione viene condotta in terza persona, con focalizzazione mobile: ora su uno, ora sull’altro, perfino sul cane Zora, che diviene testimone di fatti altrimenti privi di spiegazione.
Flavio è un notaio famoso che alla morte di Adalgisa Grisenti, anziana signora ricca priva di discendenti diretti,  viene chiamato a  stimare  Villa Olimpia D’Arsia, non lontano da Faenza, con quanto in essa contenuto.
Gli eredi sono nipoti di due rami diversi della famiglia, i Grisenti seduti a destra nell’ufficio notarile, i Riboldi a sinistra: ovviamente non vanno d’accordo ed è per questo  che l’incarico è stato affidato a lui.
In questo lavoro, che si rivelerà più difficile e insidioso del  previsto, Flavio sarà coadiuvato da Letizia, la sua assistente, che si sposta  sempre accompagnata dalla sua cagnolona Zora, ormai troppo vecchia per essere lasciata da sola.
Letizia è tutt’altro che bella e affascinante, ma è dotata di una mente acuta e di una duplice personalità. Se da un lato queste sue caratteristiche  le hanno procurato, nel passato,  grossi guai, dall’altro l’aiutano da sempre a leggere la realtà nelle sue molteplici sfumature e sfaccettature.
Ex ghost writer di romanzi noir e thriller, l’assistente di Flavio è abitata da una doppia personalità:  Letizia, donna comune un po’ sciatta, Medina, donna  dall’intuito acuto e infallibile.
Il compito si rivelerà più complesso del previsto e si scoprirà che Villa Olimpia D’Arsia conserva tracce di un passato non ancora svelato.
Quale sapore rimane a lettura ultimata? Sicuramente quello del caffè, abbondantemente usato per rimanere svegli nelle lunghe notti di inventario, ma soprattutto dello zucchero, bianco e sottile. Il motivo? Non possiamo rivelarlo, pena il disvelamento del finale.
Forse però la fotografia da noi pubblicata potrà aiutarvi a intuirlo.

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VECCHIE CONOSCENZE di Antonio Manzini, Sellerio 2021

“Nonostante Rocco fosse un uomo abituato alla perdita, le armi che usava per reagire, per non sprofondare nel pozzo dei ricordi, erano spuntate. Ci ricascava sempre, bastava un profumo, una frase, uno sguardo o una somiglianza per ritrovarsi in un luogo fuori dal tempo, in uno spazio vago e sbiadito dove giacevano frammenti della sua vita.”

E quindi ci risiamo:  questo è il racconto di un ulteriore passo di Rocco nella solitudine e nella tristezza, tanto che alla fine è indotto a pensare che quelli che gli restano sono solo gli uomini della sua squadra, che a loro modo gli vogliono bene.

Le solite atmosfere grigie e nevose, le solite struggenti apparizioni di Marina…Due casi, rotture di decimo livello, che mettono alla prova l’abilità investigativa di Rocco, uno però lo riporta al passato, alla sua eterna ossessione. 

Si divora d’un fiato come sempre, per fortuna è lungo, ben articolato, con molti rivoli secondari sempre gustosi. Ci si aggrappa all’unico profumo di buono che trascorre nella cupezza delle pagine: quello del forno di Deruta, rinato a nuova vita, almeno lui.

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LA DISCESA INFINITA  di Enrico Camanni, 2021 Mondadori

In questo bel romanzo, intenso e ben costruito, il protagonista Nanni Settembrini, guida alpina per scelta e per amore, si trova a indagare su di una morte avvenuta più di mezzo secolo prima.

Il passato si lega al presente attraverso vie imprevedibili e la vicenda porta in luce la storia di Nando e  Teresa,  aiutandoci a scorgere i vissuti più intimi di Nanni.

Attorno a Settembrini, amichevolmente chiamato “Torinese”, ruotano presenze vive, spesso ingombranti: Clara,  la ex moglie, Olivier Gorret, il suocero, Camilla, la nuova compagna, le figlie, il nipote in arrivo, Beppe, l’amico di una vita, il compagno di classe che permetterà il riannodarsi di molti fili.

Cosa lega il passato al presente? Qual è il filo conduttore?

Sicuramente  è possibile individuarlo in una semplice parola: amore.

È l’amore che  percorre l’intero romanzo, allargandosi fino ad abbracciare e coinvolgere persone, oggetti, fino ad arrivare al vero protagonista: la montagna o, più precisamente, il Monte Bianco, “ che non è un monte unico, ma una catena di creste, guglie, ghiacciai lunghissimi di là sono fiumi e di qua cascate. Tranne uno che sembra l’Himalaya.”

Il Monte Bianco è la sfida, la pulsione alla conquista, la sete dell’infinito;

“L’infinito esiste, ma bisogna sporgersi”, dirà a Nanni il professore Cesare Leone, sottolineando anche che

“ il tempo non cambia le persone, l’amore e il dolore le cambiano, la poesia talvolta, ma gli anni sono solo acqua che scorre verso il mare.”

Ed è in quest’ottica che il passato si lega al presente, nonostante i cambiamenti di  mode, di abitudini, di usanze e consuetudini che Camanni, attraverso gli occhi di Nanni, non esita a descrivere, criticare e infine a denunciare.

Il cuore del romanzo è però costituito dal Monte Bianco, dalla sua mole imponente, dalle sue nevi, i suoi ghiacci, il Miage messo in pericolo dal riscaldamento globale.

Le  nevi e i  ghiacci del Miage, ormai irrimediabilmente in pericolo a causa del riscaldamento globale, diventano il fulcro di quell’amore che spinge alla conquista del Bianco, che diviene il simbolo di ogni conquista, di ogni desiderio, di ogni tensione all’infinito.

Quale sapore può ben descrivere l’atmosfera del romanzo? Tra i molti ci piace ricordare quello della toma di capra che Nanni ama e porta con sé  ogni volta  che va a fare visita a qualcuno.

Un formaggio che contiene il sapore della montagna,  dei suoi animali, quasi la loro essenza.


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LA SABBIA BRUCIA. LE ULTIME INDAGINI DI GORI MISCO' di Fausto Vitaliano, Giunti Bompiani 2021

Un inno d’amore alla Calabria…tanto che profumi, sapori e paesaggi, con tutti i ricordi che evocano, tendono a prevalere sulla vicenda del protagonista, il maresciallo dei carabinieri Gori Misticò, rispedito al paesello natio su sua stessa richiesta, dopo essere finito in un brutto pasticcio a Milano.

E lì, a San Telesforo Jonico,  ammalato e solo, ironico e brusco, intuitivo e testardissimissimo, arriva quasi sull’orlo del perdersi. Per fortuna le letture meditate di Topolino lo aiutano a riconquistare la sua saggezza meridionale, ognuno è quello che è, e lo riportano sulla retta via.

Le vicende qui narrate sono anteriori a quelle del libro che ce l’ha fatto conoscere, La mezzaluna di sabbia. Se il romanzo precedente era già un po’ più di un giallo, qui l’indagine è quasi marginale rispetto alla storia di Gori Misticò che, con tutto il suo portato di amarezza, prende una buona parte del libro. L’altra parte è dedicata ad un’indagine che Gori conduce contro se stesso!

 Denominatore comune è la malinconia, il senso di abbandono e la ricerca di un “genitore” capace di indicare un senso nel vivere. E’ proprio vero che, come dice l’autore (guardate il video!) il sapore del libro è agrodolce, ma un po’ più agro che dolce!

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LA CONFRATERNITA DELLE OSSA di Paolo Roversi,Marsilio 2016

Sarà un effetto secondario della pandemia… ci è venuta la strana voglia di ripercorrere i gialli a base di Peste Nera! E questo lo è, il bacillo della peste, trasformato nel virus Namtar (nome dell’antico demone della mitologia babilonese associato alla malattia, che significa “porta via presto”), ricompare come arma dello sterminio progettato dalla rinata setta dei Disciplinati, che si muove nei luoghi più segreti di Milano.


Questo è il bello del libro: un’esplorazione di quel tantino di medioevo che è rimasto a Milano e che unisce la metropoli moderna a un passato intenso e a volte oscuro, il tutto a bordo una vespa ridipinta di giallo, il Giallone, mezzo di locomozione del protagonista, il giovane aspirante giornalista Enrico Radeschi, alla sua prima indagine. Squattrinato e sveglio, impone al racconto il ritmo dei suoi 27 anni, lanciatissimo e determinato a costruirsi un futuro nella metropoli.


Capace di mirabolanti avventure, trascina il lettore nei guai in cui si ficca a ritmo sostenuto. L’autore sostiene che tutte le sue gesta siano fattibili benché un po’ sopra le righe, tuttavia che un laureato in lettere riesca in un paio di mesi a trasformarsi in un hacker capace di bucare ogni sito… be’, onestamente ci piacerebbe, però sposta il racconto sul piano della totale irrealtà, il che poi va bene lo stesso.


Che sapore lascia? Verrebbe da dire quello delle pizze surgelate di cui Enrico e il suo coinquilino nerd si nutrono fino alla svolta culinaria del giovane freelance quando – e questa è altrettanto fantastica della sua trasformazione tecnologicamente avanzata – decide di imparare a scodellare piatti deliziosi per ottenere ciò che vuole dal suo amico informatico e anche dal commissario con cui ha a che fare nel corso dell’indagine, diventando un esperto di gricia, nonostante la sua provenienza padana DOC.


Quali altri gialli “pestiferi” ci suggerite?

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UNA DONNA IN GUERRA di Roberto Costantini- Longanesi 2021

In questo secondo capitolo, che riprende le vicende di Aba/Ice, si scoprono i perché dei molti dubbi e misteri volutamente lasciati irrisolti nel primo volume, “Una donna Normale”.
Aba, la donna normale dalla duplice identità – da un lato madre amorevole di due figli, moglie attenta ai desideri del marito, dall’altro spia inflessibile, donna di ghiaccio da cui il nome Ice – deve fare ora i conti con l’inconciliabilità di questi due mondi.
La crisi coniugale di Aba si intreccia con la crisi professionale di Ice che si radica in vicende passate, che esigono ora il pagamento di un conto lasciato in sospeso.
La sovrapposizione dei piani temporali e il passaggio della narrazione dalla prima alla terza persona, e viceversa,  favoriscono lo svolgersi di una vicenda che riesce a  ricreare pure in noi lo straniamento vissuto dalla protagonista.
Ritroviamo anche in questa seconda puntata i molti personaggi  conosciuti e amati nella prima: Cordero, Bonan, Tony, Leyla, JJ, il Generale… legati al mondo di Ice, Paolo, Tiziana, Cristina, Francesco … legati al mondo di Aba.
Finalmente si chiariscono gli aspetti ancora in sospeso: chi è lo spacciatore di biscotti Baulucy che aiutano Killer, la cockerina,  a sopportare i dolori all’anca? Cos’è successo nel pozzo in fondo al giardino e cosa rappresenta per Aba?
Altrettanti però restano oscuri: fin dove è disposta ad arrivare Aba, fino a dove Ice? Cosa rappresenta la sigla 9999? Che fine ha fatto Bonan? Che fine farà Ice?
Sicuramente dovremo attendere il prossimo volume, per poter assistere al disvelamento di questi “misteri” e per vederne nascere altri … che stuzzicheranno ancora di più la nostra fantasia.
Che sapore rimane?
Tra i molti, sicuramente quello del tè, consumato in abbondanza da Aba/Ice, sia in Italia, sia nelle trasferte mediorientali.

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FLORA di Alessandro Robecchi, Sellerio 2021

Meglio che in un trattato di McLuhan, Robecchi alza un angolino del sipario et voilà, li dietro il re è nudo, anzi: la regina, trattandosi in questo caso di Flora De Pisis, la star indiscussa della televisione, capace di sette milioni di ascolti.

Flora è stata rapita da una banda di surrealisti: sì, surrealisti, avete capito bene, ispirati a Robert Desnos, poeta francese morto nel campo di concentramento di  Theresienstadt, dopo una vita di genio e sregolatezza, di ricerca della totale libertà.

Carlo Monterossi Flora l’ha inventata, progettando il suo programma e poi pentendosene quando è diventato il luogo della spazzatura (la Grande Fabbrica della Merda, dice lui) in cui si mette in scena la miseria umana. 

Viene coinvolto nelle ricerche e, con i suoi tre amici del cuore e delle indagini, assiste all’escalation parossistica della caccia ai rapitori di Flora ma intanto analizza spietato i meccanismi utilizzati dalla conduttrice, la costruzione cinica con cui le tragiche storie e i loro ancor più tragici protagonisti vengono rappresentati (pettinati, dice lui) ad uso del grande pubblico. 

Ecco: a questo punto ci saremmo aspettati un finale un tantino più surrealista. Ma forse non poteva che essere così, a ognuno il suo.

Il sapore che lascia è quello delle colazioni pantagrueliche preparate da Katrina, la fata moldava che veglia su Carlo e i suoi amici, nutrendoli di squisitezze. Sapore di buono, contrapposto al sapore amaro come l’assenzio che circola abbondante nel libro. 

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OMBRE SUL NAVIGLIO di Rosa Teruzzi 2021 Sonzogno

In quest’ultimo capitolo della saga delle miss Marple del Giambellino  ritroviamo  i vecchi amici  che abbiamo incontrato nei romanzi precedenti: nonna Iole, che nonostante l’età continua con il suo stile di vita femminista, sua figlia Libera,  inguaribile romantica che non  osa dichiarare nemmeno a se stessa il suo amore segreto, Vittoria la nipote, rigorosa poliziotta tutta d’un pezzo, Gabriele il suo capo, di cui Libera è segretamente  innamorata, Furio il cuoco che  tenta timide avances, il Cagnaccio Dog, capocronista de La Città, quotidiano del pomeriggio,  la sua collaboratrice Irene detta la Smilza, acuta interprete di indizi e infine Idra, il pittoresco cane  di Libera.
Il caso, su cui questa volta le tre donne  indagano, vede coinvolti tre strani criminali/giustizieri, travestiti da Gatto con gli stivali, Fata e Zorro, che mettono a segno rapine ai danni di negozi, studi, agenzie  di vario tipo, ricavandone, all’apparenza, miseri guadagni. 
Anche questa volta l’intuito delle investigatrici riuscirà a gettare uno sguardo oltre il velo d’omertà con cui si cerca  di coprire vizi e colpe  e forse, finalmente,  i dubbi amorosi ed esistenziali di Libera  potranno trovare una soluzione.
In realtà, le risposte che soprattutto Libera cerca sono rimandate ad altra data,  forse al prossimo volume della fortunata serie: per ora, dobbiamo accontentarci di una promessa di collaborazione da parte di Irene la Smilza e di una porta che si schiude su uno scenario sentimentale ancora “magmatico”.
Che sapore rimane? Questa volta il sapore è “ metaforico” ed è  quello di una frittata perché, come riflette Libera, sua madre Iole è “ una vera maestra nel  saperla rigirare”.

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E VERRA’ UN ALTRO INVERNO  di Massimo Carlotto, Rizzoli 2021

In questo suo ultimo noir in uscita martedì 27 aprile, Massimo Carlotto sovverte la logica del poliziesco per mostrarci la ferocia e l’insana morale della “brava gente”, mettendoci di fronte al vero mistero: chi siamo noi?
La storia ruota attorno a Bruno Manera e Federica Pesenti, all’apparenza una coppia felice: cinquanta anni lui, trentacinque lei, erede di una dinastia di imprenditori del Settentrione, in attività in un operoso distretto dove dominano i maggiorenti.
Una volta trasferitosi nel paese di Federica, Manera si troverà a dover subire atti intimidatori e a scoprire i misteri di un mondo marcio, nascosto tra le pieghe di un perbenismo di facciata.
Attraverso i colpi di scena di cui Carlotto è maestro, saremo condotti a capire ciò che si nasconde dietro la maschera: il vero nemico è chi ritenevi amico, l’amore una speculazione, il matrimonio un campo di battaglia, la solidarietà tra conterranei un patto d’omertà e la famiglia una connection criminale.
Che sapore ci rimane, a lettura ultimata?
Quello di un liquore, all’apparenza dolce ma, non appena accostato alle labbra, aspro e amaro

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GLI OCCHI DI SARA di Maurizio De Giovanni, Rizzoli 2021

Un gruppetto di ingenui studenti rumeni medita di fermare l’avanzata del capitalismo nel loro paese e nel mondo con un clamoroso attentato e si offre così in pasto a mestatori che hanno abbondantemente invelenito la vita politica italiana.

Su di loro indaga l’unità operativa di cui fa parte Sara, personaggio oramai caro ai lettori di De Giovanni, capace di “leggere” il non verbale e proprio per questo in grado di intuire cosa stanno combinando questi ragazzi malati di idealismo. 

E’ un episodio degli anni ’90, che Sara è costretta a rivangare - e a far rivangare ai suoi ex colleghi – perché aveva coinvolto un medico dotato di portentoso talento e Sara, oramai nonna, vorrebbe che operasse il suo nipotino, condannato da un tumore incurabile.

I due piani temporali si mescolano: i ricordi del passato ritornano. Del resto è proprio il cuore del racconto il passato e il suo allungare ombre sul presente. “A vederla così, sembra che ci sia stato chi era in grado di prevedere il futuro. E invece no, è l’esatto contrario: è il futuro che è scritto e pianificato dagli eventi del passato. Il destino esiste…, ma è all’indietro. Chissà perché nessun filosofo l’ha mai detto.”

Scritto con la consueta perizia, il libro si divora, nonostante il pesante velo di tristezza e malinconia. Nel ricordo si collega all’immagine di un lago, le cui profondità, i cui profumi, i cui misteriosi abitanti sono paragonati alla vita silenziosa e misteriosa condotta da Sara e dai suoi colleghi.

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AUTOBIOGRAFIA DI PEDRA DELICADO di Alicia Giménez-Bartlett, Sellerio 2021

Certo che per scrivere l’autobiografia del proprio personaggio bisogna che questo abbia oramai una vita autonoma e che lo scrittore lo conosca come un intimo amico. Un’idea divertente ma le elucubrazioni di Pedra, che nei libri gialli in cui agisce e non si racconta è molto simpatica, in questo romanzo la rendono quasi insopportabile.

Si rappresenta come una donna completamente immersa nel flusso dei suoi pensieri,  analizzare ogni aspetto della vita certamente la aiuta a scrostare i residuati della cultura cattolica opprimente e borghese in cui è cresciuta, in epoca franchista, l’ideale a cui tende è una donna che non debba fare il minimo compromesso con se stessa.

Colleziona inevitabilmente delusioni d’amore infilandosi in due matrimoni in cui ben presto non si riconosce. Non contenta si sposa ancora (non c’è due senza tre), questa volta con l’uomo ideale, già provvisto di prole opportunamente affidata alle madri, anche lui è al suo terzo tentativo.

Peccato, a noi piaceva più il secondo marito, con le sue pietanze esotiche dal sapore magrebino e la sua deliziosa sventatezza. Del resto è lui quello che meglio la definisce “”Tu sei pazza, Pedra, tu e le donne della tua generazione siete tutte pazze, in fondo l’ho sempre pensato! Analisi su analisi, teorie, ideologie, Freud, Marx e compagnia bella!”

A voi quale marito piacerebbe di più fra i tre esemplari proposti?

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GLI SCIACALLI – un grande giallo italiano- di Alessandro Carlini, 2021 Newton Compton Editori

Non è un caso che il sottotitolo sia “un grande giallo italiano”, perché proprio di questo si tratta.
Molto spesso la realtà supera, infatti, le nostre peggiori fantasie e, altrettanto spesso, attraverso la letteratura cosiddetta “gialla”, si vogliono affrontare temi e problematiche sociali e denunciare mali e malcostumi passati e presenti.
Gli “Sciacalli” appartengono proprio a questa categoria: Aldo Marano, Sostituto Procuratore di Ferrara, deve fare i conti con una serie di omicidi, perpetrati da una banda che si muove con una 1100 nera, saccheggiando, derubando, uccidendo, compiendo sommarie vendette nei confronti di chi, in qualche misura, è stato colluso con il Regime Fascista e la RSI.
Le vicende ricalcano fedelmente, grazie a una ricerca storica accurata e precisa, fatti realmente occorsi nella provincia di Ferrara nella primavera-estate del ’45. Ad essere realmente impegnato allora nell’ intenso lavoro istruttorio fu il giudice Antonio Buono, su cui viene ricostruita la figura del protagonista del romanzo, Aldo Marano.
Marano, affiancato dal tenente dei Carabinieri Ferla e dal tenente americano Crago, nel feroce periodo che segue l’immediata Liberazione dell’Italia dall’occupazione Nazi Fascista, vorrebbe porre la parola fine ad una guerra civile che ha posto gli Italiani gli uni contro gli altri.
Forte è in lui la consapevolezza che, se questo conflitto fratricida non dovesse essere superato da una giustizia veramente giusta, si rischierebbe di inquinare da subito l’Italia che stava per ricostituirsi.
Sperandio, ex fascista, ex Repubblichino, ufficiale in congedo saltato sul carro della Resistenza per salvare la pelle, insieme a Tito, rigido e fiero comandante partigiano, si rifiuta di consegnare le armi all’indomani della Liberazione e organizza una banda di disperati che, come altre bande nel Nord dell’Italia, seminano terrore e morte, contando sull’omertà dei politici, che in qualche misura hanno qualcosa da difendere. La motivazione “politica” viene accampata per nascondere meri interessi e ruberie personali e desiderio di benessere e facile arricchimento.
Marano, venuto a capo di questo “enigma”, individuando mandanti, talpe e assassini, sfuggendo per un pelo alla morte, sarà il PM che dovrà proporre la pena per quanti si sono macchiati di orribili delitti.
Purtroppo, come rifletterà amaramente nel finale, la parola amnistia, che verrà concessa ai principali artefici, in nome di una difficile quanto improbabile “pacificazione”, condivide la sua “radice” con la parola amnesia, che significa appunto dimenticanza, oblio.
Ed è quello che puntualmente succederà, anzi: diventerà il paradigma degli insabbiamenti e delle rimozioni che caratterizzeranno la storia futura del nostro Paese.
Che sapore ci rimane? Quello delle minestre fredde consumate in solitudine da Marano la sera, dopo una giornata di lavoro, accompagnate da un bicchiere di vino rosso.

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L'angolo giallo del venerdì: Chi sono

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

LA PAZIENZA DEL DIAVOLO di Roberto Cimpanelli, Marsilio 2021

In un’innumerevole scia di morti  si muovono tre investigatori:  un ex poliziotto che non si perdona molte cose e che si avventura nella ricerca della distinzione fra bene e male come Achab (del resto si chiama Herman come Melville ed è nato a Nantucket, da cui salpa il mitico Pequod); poi un poliziotto che segue la sua missione nonostante i sensi di colpa gli abbiano roso lo stomaco;  infine  il loro superiore, un uomo disilluso, sull’orlo della pensione, ma appassionato al suo lavoro e ancora capace di sorprendere.
Incontrano altri personaggi che si muovono sul filo del Bene e del Male, ognuno disegnando  liberamente il confine a seconda di cosa sceglie come Bene.
A un certo punto entrano in scena addirittura i Servizi Segreti con la loro ombra piena di buio e le cose si complicano, colpi di scena su colpi di scena.
Scritto bene, con molti riferimenti letterari, è …troppo! Troppo irreale, troppo pieno di morti, troppo giocato sulla crudeltà che prevale sul più interessante filone della riflessione.
Lo accostiamo al sapore dell’orzata, la bibita preferita di Herman, unico sorso di fresco in questo quadro foschissimo.

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UNA RABBIA SEMPLICE  di Davide Longo, 2021 Einaudi Stile Libero

Perché Davide Longo definisce semplice questa rabbia, che di semplice e facile da capire non ha niente?
Forse perché si tratta di rabbia allo stato puro, colta alle radici del suo essere, priva di motivazioni razionalmente intuibili?
Comunque sia, la storia, bella e coinvolgente, diviene metafora e affresco della nostra società. Uno specchio nel quale ritroviamo il meglio e il peggio di ciascuno di noi: la pesantezza amara di Arcadipane che non si scioglie mangiando sucai; la leggerezza aerea di Ariel, che forse deve il suo nome allo spiritello di Skakespeare, forse al satellite di Urano, forse alla levità soave dell’aria; le contraddizioni di Luca Apostolo che in qualche misura, come indica il suo cognome, ci appare un “inviato” per mettere Arcadipane sulla strada giusta; Clara, che malgrado il nome e l’aspetto esile ed elegante, nasconde un segreto oscuro dentro di sé; Normandia che compare e scompare, parla per enigmi e nutre un sogno che solo fino a un certo punto coincide con quello di Arcadipane; Grendel e Beowulf, che si affacciano sullo sfondo di un’epica nordica che potrebbe svelare il mistero; Bramard, destinato per sempre a essere padre: di chi non c’è più, di chi un padre  non lo ha più, di chi ancora deve nascere.
I colpevoli vengono individuati, una ventina di casi riaperti, il magistrato che li  aveva seguiti  si complimenta con Arcadipane «riuescendo  però a stento a nascondere l’incazzatura   ..  del resto a un magistrato gli puoi scopare la moglie ma non fargli uscire qualcuno che ha messo dentro!»
L’enigma, però, tale rimane: si è solo sollevato un velo che ha mostrato quali mostri può generare il sonno degli affetti.
Che sapore rimane? Sicuramente quello insipido  del brodino che Bramard,  gran mangiatore di salsicce e bistecche nella sua vita precedente, ora – debole e malato- deglutisce a piccole cucchiaiate.

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LA FATTORIADEL COUP DE VAGUE. GeorgeS Simenon, Adelphi 2021

Ebbene sì, abbiamo abboccato alla tentazione di Adelphi che sforna periodicamente qualche testo di Simenon, attirando come una sirena gli orfani di questo grande scrittore…e mal ce ne incolse!


Non perché questo lungo racconto pubblicato nel 1939 non abbia tutte le caratteristiche “simenoniane”; il protagonista è un ragazzone quasi un po’ ottuso che cresce raccogliendo mitili nella fattoria gestista da due zie-megere, che gestiscono pure lui: gli hanno costruito tutta una vita ben organizzata e cercano di tenerlo in questo nido ovattato. Ma lui, Jean, con un vero coup de vague, rischia di disfare tutto, mettendo incinta una ragazza che alle zie non va giù.

Anche l’ambiente, il paesino sulla costa atlantica, dove tutto resta sommerso sotto il pelo del perbenismo, è tipico di Simenon.


E così la progressiva presa di coscienza di Jean, che improvvisamente inizia a guardare e a vedere con altri occhi la realtà in cui era innocentemente immerso fino a poco prima e a farsi molte domande.

Perché allora mal ce ne incolse?


Perché è un brevissimo assaggio, che fa solo aumentare la voglia delle sue atmosfere, del suo lento disvelarsi del dramma, del suo pennellare dettagli che creano il crescendo del racconto. E quindi non ci resta che consolarci con un piatto di quelle capesante che Jean raccoglie alla fattoria…

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LA REGOLA DI SANTA CROCE di Gabriella Genisi, Rizzoli 2021

Chicca Lopez, maresciallo dei Carabinieri del nucleo di Lecce, nasconde dolorosi segreti, cicatrici create da abbandoni mai risolti che la rendono pericolosamente borderline e insubordinata. Pur avendo già risolto brillantemente il caso della “Pizzica nera”, viene in qualche modo punita per le sue intemperanze: dal nucleo operativo viene relegata a quello informativo. Con un nuovo ruolo: tutela dei beni culturali e dell’ambiente, “che riguardano ambiti e competenze ben diverse,” come da lei acutamente sottolineato, non senza una punta di amara ironia.
Anche Chicca è una donna forte, come tutte quelle cui Gabriella Genisi ci ha abituato: caparbia, energica sebbene minuta, quasi uno scricciolo, fluid gender ma pericolosamente attratta da Carmine, riesce a sbrogliare i fili di un segreto che risale a 20 anni prima. Un mistero che forse nasconde un duplice omicidio. Su cui nessuno ha ormai più interesse a indagare.
Invitata da Carmine ad ammirare da vicino i particolari della facciata della Cattedrale di Santa Croce, al cui restauro lui sta lavorando, Chicca scopre delle scritte che danneggiano i fregi e le suscitano domande cui cercherà di dare una risposta.
Chi ha deturpato questo gioiello del Barocco incidendovi le parole: Eva, Renzo, Cesare, 499? Quale enigma nascondono?
La storia scorre avvincendo il lettore pagina dopo pagina: la prosa della Genisi è ormai matura e condotta con mano esperta. I dialoghi serrati sono arricchiti da descrizioni e informazioni storiche e artistiche di grande pregio: dal Barocco, alle leggende salentine fino alla ricostruzione della Sacra Corona Unita e ai suoi rituali. Le personalità vengono tratteggiate a “tutto tondo” e ricondotte alla loro umanità da una mano ormai esperta nella ricostruzione di profili psicologici non più tipizzati ma ormai reali e ben contestualizzati.
Anche in questo romanzo il cibo ha un ruolo centrale, mirato alla descrizione della psicologia dei personaggi.
Così, mentre il colonnello Manin mangia tristemente bietole e merluzzo bollito preparato dalla moglie, Chicca può scatenarsi con pasta alle vongole, bruschette al pomodoro, pitte calde, pizzette … abbondantemente annaffiate da birre ghiacciate, bicchieri di vino, spritz e cocktail di ogni gusto e tipo.

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LA DISCIPLINA DI PENELOPE, G.Carofiglio, Mondadori 2021

Penelope, ex procuratore, per qualche guaio pregresso si è ridotta a fare piccole investigazioni su casi di stalking o relativi a donne maltrattate. È contenta? No, è infelice e si butta via. È un disprezzo verso se stessa di lungo corso, cui è abituata, ma al lettore ricorda il clichè dell’investigatore depresso.

Per fortuna le capita per le mani un caso di omicidio mai risolto, su cui il marito della vittima vuole fare piena luce e cacciare l’ombra rimasta su di lui. Si ritrova così di nuovo a caccia, ricuce alcuni contatti, riprende a vivere, a darsi una “disciplina senza sottomissione”. Insomma rialza la testa. E trascina anche il lettore in questa avventura.

La presenza di alcuni tocchi di raffinatezza, citazioni illustri come una bellissima poesia di Anna Achmatova, un verso di Shakespeare, oppure mondane come la masalah di pollo, non basta a dare corpo alla protagonista, che raggiunge un suo spessore solo alla fine, nel confronto con Olivia, che non vi diciamo chi è per non spoilerare.

Vino e caffè scorrono abbondanti in questo libro, ma il sapore che rimane è quello del caffè americano corretto con Jack Daniel’s che apre la prima colazione al tempo dell’indagine e inquadra il personaggio.

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SPAGHETTI ALL’ASSASSINA  di Gabriella Genisi, Universale Economica Feltrinelli

Anche in questo simpatico romanzo che fonde mirabilmente giallo, rosa e sapori dei cibi della nostra migliore tradizione, troviamo Il Commissario Lolita Lobosco.
A pochi giorni dall’uscita della fiction televisiva che vedrà Luisa Ranieri interpretare la Commissaria più famosa d’Italia, vogliamo presentare “Spaghetti all’assassina”, forse uno tra i più conosciuti e apprezzati romanzi della Genisi.
Questa volta si tratta di un omicidio, efferato e costruito secondo un ben riconoscibile codice mafioso, che condurrà Lolita nei recessi più reconditi di Bari Vecchia, dei rioni portuali, delle strade di una Bari notturna con le sue conturbanti frequentazioni.
Così, tra un assaggio di spaghetti all’assassina, una preparazione di terrine arraganate, di cous cous all’arancia, di sporcamussi e spuntini con focacce baresi e paste e cavoli a modo mio, tra un tradimento di Giovannimio e le pene d’amore dell’amica Marietta, anche questa volta Lolita riuscirà a venire a capo di quello che sembrava un rebus irrisolvibile.
In che modo si muove Lolita, famosa anche per la misura quinta del suo reggiseno, i suoi abbigliamenti provocanti e le famose scarpe Louboutin? Con il tipico intuito femminile legato a una forte dose di empatia, che conduce i colpevoli, passo dopo passo, a confidarsi con lei, che sembra quasi condividerne le pene.
Inutile dire che il sapore che rimane è quello degli spaghetti, conditi secondo la fantasia mediterranea … purché saltati in padella.

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LUCE  NELLA NOTTE di Ilaria Tuti, Longanesi, 2021

Per noi è il primo libro edito nel 2021 e iniziamo bene, un bel poliziesco con il commissario Teresa Battaglia, una donna che si percepisce come “fallibile”, benché abbia appena risolto una vicenda drammaticissima e avanzi con estrema determinazione nel caso che le si presenta.

A dire il vero non è proprio un caso: è un sogno, o forse un’intuizione o magari un ricordo riferito da Chiara, una bimba costretta a vivere nell’ombra a causa di una malattia genetica rara che le impedisce di sopportare il sole. “Allevata nella notte e dalla Notte, che non è solo buio ma costellazioni splendenti, Chiara era il frammento lucente di un grande, magnifico mistero.”

Molto bello è anche il rapporto di Teresa con il suo vice, l’ispettore, Marini, molto più giovane ed inesperto, ma altrettanto empatico, attratto dal mistero, abbacinato dalla personalità della sua capa. Bellissimo il loro dialogo in una cantina, davanti a un bicchiere di Pinot Grigio, d’altra parte la vicenda è ambientata fra il Collio e Trieste, dove le vigne profumano il mondo.

Non è trascurabile il fatto che i proventi del libro saranno destinati al centro di riferimento oncologico di Aviano, a favore della ricerca sul sarcoma di Ewing.

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L’OMBRELLO DELL’IMPERATORE di Tommaso Scotti, Longanesi 2020

L’ispettore protagonista di questo romanzo è Nishida, un mezzo sangue, un” gaijin -un hafu”, di padre giapponese e madre americana

La sua stazza, la sua corporatura, il suo modo di fare gli derivano direttamente dalla madre e, pur parlando fluentemente il giapponese e conoscendo e condividendo le tradizioni del Giappone, viene da sempre guardato con sospetto, da colleghi e, soprattutto, superiori.

Il caso di cui si occupa è legato a un ombrello, banalissimo, di plastica, acquistabile a poco prezzo, con cui è stato ucciso un uomo.

Ciò che provoca stupore nell’ispettore Nishida e in Mimura, il medico legale che si è occupato dell’autopsia, è la presenza, sul manico dell’ombrello, di un’impronta che appartiene all’Imperatore. È, questo, un dettaglio che non può essere divulgato, su cui Nishida manterrà riserbo assoluto, finché non arriverà a svelarne il motivo.

Così, per scoprire l’itinerario percorso dall’ombrello, partito da lontano fino ad arrivare sulla scena del delitto, Nishida inizierà un’indagine che lo porterà a contatto con uomini e donne colti nella loro quotidianità, nei loro amori, disillusioni, paure, amicizie … fino a giungere a capire dove si annidi l’orrore e, ovviamente, come l’impronta dell’Imperatore sia arrivata sul manico dell’ombrello.

Il romanzo, condotto con pudore e delicatezza, ci accompagna attraverso le strade, i vicoli, le piccole strade di una Tokio poco conosciuta, che ci incanta con i suoi quartieri, il suo cibo e i suoi abitanti, le sue tradizioni, i suoi vizi e le sue virtù.

Così la storia si rivela per quello che è: un canto d’amore per una cultura e una città in cui l’autore è lungamente vissuto; un canto d’amore per una lingua che l’autore vede troppo spesso soffocata dai neologismi mutuati dalla lingua inglese.

Che sapore rimane a lettura ultimata?

Sicuramente quello del riso che, in ogni gusto, preparazione, cottura, sia sushi o sia una semplice ciotola… è una presenza costante nella vita di questa città.

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L’OMICIDIO E’ DENARO di Petros Markaris, La Nave di Teseo 2020

Ambientato ad Atene, racconta una nuova indagine del commissario Kostas Charitos, un commissario dal volto umano che ha per amico un vecchio militante del partito comunista greco, Lambros Zisis, deluso dalla sinistra ma irrimediabilmente votato a suscitare movimenti di protesta; questa volta ha individuato il suo target nei nuovi poveri: immigrati dai paesi ex-socialisti, profughi, gente che ha perso la propria occupazione a causa della trasformazione del lavoro o della speculazione finanziaria.

I due raccontano a turno una storia che si incentra proprio sulla ribellione alla povertà, condotta fino all’estremo, fino all’assassinio.

Sarà che si muovono su uno scenario che a noi riporta alle vacanze, sarà che la narrazione ha un ritmo fin troppo pacato, sarà che i protagonisti sono agée… il romanzo sembra uscire da un mondo migliore di quello a cui siamo abituati, dotato di solidi valori che neanche la globalizzazione ha scalfitto.

Persino i cattivi, gli energumeni che vorrebbero picchiare gli immigrati partecipanti al movimento dei poveri, si fermano, tentennano e alla fine giungono a più miti consigli davanti a un piatto di zuppa di fagioli, il piatto povero per eccellenza offerto in una singolare manifestazione a sostegno degli indigenti.

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IO SONO L’ABISSO di Donato Carrisi, Longanesi 2020

Anche in questa moderna tragedia, come già nell’Edipo Re, le colpe dei padri ricadono sui figli.
Con l’unica differenza che, mentre le antiche vicende riguardavano personaggi in qualche misura “mitologici”, le storie narrate in questo romanzo, come avverte lo stesso Carrisi nelle note dell’autore a fine libro, “sono ispirate a fatti realmente accaduti.”
A partire dall’antefatto- quasi la preistoria da cui derivano gli eventi narrati - si dipanano molteplici fili che, nel finale, si ricongiungeranno quasi magicamente, trovando la loro ragion d’essere.
La narrazione, in terza persona, viene focalizzata sui diversi personaggi di volta in volta posti al centro della scena - Vera, Martina, Micky, la cacciatrice di mosche, la ragazzina dai capelli viola, l’uomo che pulisce - con un effetto di coralità quasi straniante, di cui poco per volta si intuiscono le ragioni.
Il romanzo tiene avvinto il lettore fino all’ultima riga, coinvolgendolo in una lettura appassionata e guidandolo, passo dopo passo, a percepire i legami e i moventi che tengono i diversi personaggi strettamente avvinti gli uni agli altri.
L’abisso, di cui al titolo, è dentro ciascuno di noi, anche se cerchiamo di esorcizzarlo liberandoci da tutta la sporcizia che, sia metaforicamente che materialmente, produciamo. Dice infatti dice l’uomo che pulisce:
“La spazzatura racconta la vera storia di una persona, perché a differenza di una persona, essa non mente.”
Quale sapore rimane associato a questa lettura? Sicuramento quello del caffè: che sia quello lasciato, dall’uomo che pulisce, nel fondo di una lurida tazzina nel bar della stazione, oppure quello sorseggiato dal padre della ragazzina dai capelli viola, su di un vassoio d’argento… purché rigorosamente amaro.

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GENTE SBAGLIATA- La prima indagine di jacopo Ravecca, di Alessio Piras, AltreVoci Edizioni 2020

Il Commissario Jacopo Ravecca è un genovese trapiantato a Milano, città che ha imparato ad amare ma di cui mal sopporta la “scighera”, la nebbia. Genova, ma soprattutto l’odore e la percezione del mare che pervade la città, rimangono nel suo cuore.

Insieme a Mirko Rapisarda, Ispettore siciliano sempre elegantemente vestito, entrato in polizia dopo l’uccisione del padre, indaga sulla morte di Francesco Ricciardi.

Il caso rivelerà scenari non immaginati e ogni indizio riporterà ad un altro, come in un gioco di scatole cinesi.

Molte saranno le persone interrogate, incontrate e intercettate: Giancarlo Cattaneo, Margerita Basso, Gianluca, Ahmed…gente sbagliata che permetterà anche a Rapisarda e Ravecca di riflettere sul loro passato e il loro presente. Sarà proprio Ahmed, giovane immigrato clandestino, a fare percepire di essere anche loro “esuli, alla ricerca della felicità”.

La narrazione si snoda attraverso capitoli alternati: alcuni condotti in prima persona da Jacopo, altri in terza, altri tratti da pagine di diario, altri ancora narrati da un personaggio che si rivelerà nel corso della storia; i differenti caratteri tipografici ci aiutano a individuare il narratore.

Quale sapore rimane? Moltissimi sono i profumi che pervadono il romanzo: il caffè mattutino che Jacopo condivide con l’amata moglie Dafne; il panino con la cotoletta mangiato al bar Magenta insieme all’Ispettore Rapisarda; gli ziti a