L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

LA FIOAIA DEL GIAMBELLINO: I DELITTI DEL CASELLO VOL.2

di Rosa Teruzzi, Marsilio 2020

Ecco di nuovo i deliziosi personaggi creati da Rosa Teruzzi: Libera, la fioraia che molto libera non è, piena di dubbi e di doveri che la ingarbugliano; Vittoria, la figlia poliziotta decisa a vendicare il padre, a sua volta poliziotto, caduto giovanissimo in un’imboscata ; Iole, la sua incredibile madre quasi settantenne dedita ancora all’amore libero, il credo della sua vita, il personaggio a cui è affidato il ruolo comico nella storia.

Libera alterna la preparazione dei suoi magnifici bouquet da sposa  con una piccola indagine artigianale che le viene affibbiata da una delle sue clienti, a cui non sa dire di no perché ha la pericolosa abitudine di immedesimarsi nella sofferenza altrui.

Nel dipanarsi delle investigazioni si inseriscono altre indagini parallele (la morte del marito, molti anni prima, rimasta avvolta dal mistero e il fidanzamento della figlia con un pregiudicato, contro ogni aspettativa) che restano aperte e promettono un prosieguo.

Ai profumi dei fiori si accompagnano quelli della cucina dove Libera ritrova la calma preparando cose buonissime. Ma è la fragranza particolare dei suoi bouquet  composti con erbe aromatiche, fiori di campo, bacche,  frutta, ortaggi, pigne e persino un melograno  che accompagna i lettori e rimane nel ricordo.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

IL FRATELLO di Joe Nesbø, Einaudi Stile libero,2020

Leit motiv del libro, ambientato in Norvegia ai nostri giorni, è: «Cosa sei disposto a fare per tuo fratello?» Nel cuore e nella mente dei due fratelli - Roy e Carl -risuonano le parole del padre, condivise anche da Shannon, moglie di Carl: «Siamo una famiglia e dobbiamo restare uniti perché non abbiamo nessun altro. Le altre amicizie e relazioni non valgono un cazzo il giorno in cui ti ritrovi veramente nel bisogno.» Nel finale, in maniera inaspettata, lo stesso monito risuonerà, ancora martellante, nei pensieri di Roy.
La morte dei genitori rappresenta per i due fratelli il trauma iniziale, da cui tutta la vicenda si dipana: anche quella morte, come molte altre – e saremo spinti a scoprirlo poco per volta - nasconde un segreto.
Benché la narrazione venga condotta in prima persona da Roy, il fratello maggiore che ben conosce lo sviluppo e i presupposti di quanto sta narrando, al lettore non viene anticipato niente di più, lasciandogli il tempo di metabolizzare e ricostruire la verità attraverso i molteplici indizi.
In questo modo, chi legge è spinto, passo dopo passo, a divenire detective e a formulare ipotesi.
Che sapore rimane? Nessuno in particolare perché, come ben spiega Shannon, originaria di Barbados: «Voi Norvegesi avete lo standard di vita più alto degli altri però mangiate come se foste poveri. E secondo me, il motivo per cui mangiate così in fretta, è che non siete abituati a cibi che sanno di qualcosa.»
Ecco allora   alcuni esempi dei menu che possiamo trovare tra le pagine del romanzo: spezzatino con patate, cavolo nero, würstel, hamburger, trote di montagna con patate … il tutto accompagnato da fiumi di vino, bourbon, birra, punch.

 

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QUESTIONE DI COSTANZA di Alessia Gazzola, Longanesi 2020

Dopo la fortunata serie de L’Allieva, Alessia Gazzola ne inaugura una nuova che ha come protagonista appunto Costanza Macallè, giovanissima anatomopatologa che si trova a dover accettare un incarico di paleopatologia e per di più a Verona, molto lontana dal sole di Messina, la sua città natale.

Porta con sé la sua bimba, Flora: tutta la sua vita. Sostenuta sostenuta dalla sorella Antonietta che già vive e lavora a Verona. affronta alcune questioni fondamentali nella sua esistenza, cercando di lucidare l’immagine  un po’ appannata che ha di sé.

Un romanzo lieve ma da cui ci si fa prendere perché è gustoso, perché tocca molte corde che vibrano nei cuori delle madri (come la giaculatoria “Montessori flagellami” che la protagonista pronuncia ogni volta che trasgredisce le regole della “mamma perfetta”) e anche perché è intervallato d raccontata dalle vecchie ossa che Costanza svogliatamente analizza: evocano una vicenda di amore contrastato che man mano coinvolge la riluttante anatomopatologa nella ricerca di una verità così lontana e sepolta ma capace di entusiasmare, finendo con l’integrarla nel gruppo di lavoro.

Però, c’è un però…il libro si interrompe e lascia spazio a una continuazione. Diventerà una serie che creerà dipendenza? Probabile,  è già in pubblicazione la continuazione. Intanto rallegriamoci con una buona tazza di tisana profumata, come fanno le due sorelle nei momenti critici.

 

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I DELITTI DELLA SALINA di Francesco Abate, Einaudi Stile Libero 2020

Clara Simon si muove in una Cagliari perennemente colpita da quella che Abate, con geniale intuizione sinestetica, definisce l’”afa gialla dello scirocco”; la città viene ripresa nei suoi scorci mozzafiato, nell’odore dei suoi vicoli, nella limpidezza del mare del Poetto, colto nei primi anni del ‘900.
Il dramma di Clara è quello di essere frutto dell’amore tra il padre, erede della ricca famiglia dei Simon, e la madre, cinese figlia della parte bassa della città, un amore che la parte alta non ha mai accettato. Questo fa sì che possa contare sulla complicità velata del Rione Porto, e sul disprezzo di tutti gli altri.
Le uniche persone su cui può veramente fare affidamento sono il nonno e l’amico di una vita, Ugo Fassberger, che lavora con lei all’Unione, il giornale cittadino.
È proprio a partire dal suo lavoro di cronista, e grazie all’aiuto di Ugo e di Rodolfo Saporito, giovane e ambizioso Tenente dei Carabinieri napoletano appeno sbarcato in Sardegna, che Clara arriverà a mettere il naso dove sarebbe stato meglio non metterlo mai.
Così tra rivendicazioni anarco-socialiste, cori della Madame Butterfly a lei dedicati, incontri con le sigaraie che chiedono il suo aiuto, scioperi, interventi di crumiri, sparizione dei “piciocus de crobi”, desideri di emancipazione femminile e riscatto sociale, volontà di sapere se il padre sia ancora vivo o morto … Clara scoprirà qualcosa che metterà in crisi le sue certezze. Rendendola consapevole che la verità non è mai assoluta ma relativa; obbligandola a scegliere tra un Male assoluto e un Bene relativo, scelta che nell’ottica pragmatica della società in cui vive appare inevitabile.
Il fascino della protagonista, unito a quello di una Cagliari ormai perduta e di fili della trama non ancora sciolti, ci fa ben sperare nel prosieguo della vicenda e nella nascita di una nuova simpatica detective in gonnella.
Quale odore o sapore ci rimane?
Sicuramente quello di frittura, che trasuda dai vicoli poveri di Cagliari.

 

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LA LOCANDA DEL GATTO NERO di Yokomizo Seishi, traduzione di Francesco Vitucci, Sellerio 2020

E’ un giallo che utilizza modalità diverse da quelle a cui ci hanno abituato i polizieschi italiani: non c’è spazio per la rappresentazione di un mondo o di una comunità, con le sue tipologie, a cui molto spesso è delegato un ruolo ironico.

Questo invece è fondamentalmente un giallo di ragionamento: il detective Kindaichi Kosuke (già comparso nell’ omonimo romanzo di Seishi) propone allo scrittore che riconosce come suo biografo ufficiale il resoconto del caso, attraverso la sua documentazione. Questa volta si tratta di un caso di cadavere senza volto, una tipologia di cui i due hanno discusso in teoria, dopo la precedente indagine assumibile al tipo della camera chiusa.

In questo genere di vicende si è portati a pensare che l’assassino abbia preso il posto della sua stessa preda, sparendo per sempre. Lo scrittore cerca una sfida: costruire un romanzo in cui si vada oltre il semplice scambio tra assassino e vittima.

Il romanzo si svolge nel marzo 1947 in un angolo remoto della città di G., un piccolo mondo in salita, un sobborgo della capitale che non è riuscito a evolvere ed è diventato ricettacolo di disordine e malsani costumi. Il tono crepuscolare domina e tutti i personaggi ne vengono avvolti, a partire dal giovane monaco che nella scena iniziale viene sorpreso a scavare furiosamente nel cortile della equivoca locanda del Gatto Nero.


Non c’è spazio per sapori, se non un buon sakè caldo, ricompensa finale degli uomini coinvolti nelle indagini.

 

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TROPPO FREDDO PER SETTEMBRE di Maurizio de Giovanni, Einaudi 2020

Gelsomina settembre detta Mina ha Due Problemi. Il Problema Numero Uno è una madre ingombrante e invadente con cui vive dopo il fallimento del suo matrimonio; il Problema Numero Due è un abbondante seno, che sta stretto in una quinta misura, che lei cerca, inutilmente, di mortificare sotto informi cappotti.
L’effetto da lei prodotto sugli uomini è, da sempre, dirompente, benché non faccia nulla per attirare la loro attenzione: “era come una fetta biscottata imburrata cosparsa di miele, posta al centro di un prato in un mezzogiorno estivo”.
Gli ideali di uguaglianza e il desiderio di combattere le ingiustizie sociali hanno condotto Mina a scegliere di lavorare come Assistente Sociale in un consultorio dei Quartieri Spagnoli Ovest, dove condivide spazi e visione della vita con un Ginecologo, Domenico Gammardella da Campobasso, detto Mimmo.
Le loro strade si incroceranno con quelle del Magistrato De Carolis che, insieme al Maresciallo Gargiulo, sta indagando sulla morte che, si presume, accidentale, del signor Gravela, un ex Professore di Lettere ormai avanti con l’età.
Le indagini parallele, condotte da Mina e Mimmo da una parte e da De Carolis e Gargiulo dall’altra, ci condurranno all’interno di una città, o per meglio dire di un quartiere, che sembra non lasciare via di fuga, o possibilità di scelte alternative, per chi ha avuto la sorte di nascervi.
Alla fine, le piste di indagine si ricongiungeranno in una conclusione, non immaginata e per niente scontata, che lascerà il lettore appagato, soddisfatto e divertito.
Il romanzo, ben condotto e calibrato, con capitoli a focalizzazione alternata sui vari protagonisti, va ben oltre il cliché del “giallo” per ampliare lo sguardo di indagine sulle persone, i loro desideri, le loro paure … all’interno di un sistema sociale che, a volta, sembra non lasciare spazio ai sogni e desideri dei singoli individui.

 

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CONOSCI L’ESTATE?

di Simona Tanzini, Sellerio, 2020

La vera protagonista del giallo è Palermo, vista con gli occhi curiosi di una “straniera” (in realtà Viola è di Roma, ma come dice lei “Palermo è quanto di più estero io abbia mai visto nella vita…E contemporaneamente è una specie di manuale di istruzioni sull’Italia. E’ un po’ difficile e un po’ ovvio. Palermo è un ossimoro. ) la città appare in tutta la sua bellezza e in tutta la sua disperazione: una città che usa il passato e il presente, non il futuro.
Anche Viola vive solo nel presente. Sul suo futuro grava il macigno di una malattia neurodegenerativa che però per il momento la rende singolarmente capace di acute intuizioni e di vedere i colori delle persone, che è il tocco di genio del libro. Intorno a lei il caleidoscopio della città in cui la giovane giornalista si trascina, nonostante lo scirocco e l’estate siciliana erodano le sue forze, appassionandosi a una vicenda tragica di cui è in realtà solo testimone e narratrice.
Scritto con una buona dose di autoironia e intorno a un’eroina post (post tutto), profuma delle colazioni lussuriose che Viola si concede ma soprattutto della carbonara con cui lei e un’amica romana celebrano la città eterna da cui provengono e la malinconia dell’esule.

 

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LA MEZZALUNA DI SABBIA di Fausto Vitaliano, romanzi Bompiani, Giunti 2020

suo aiutante, il giovane brigadiere Federico Costantino, timido ma promettente

investigatore che ha fatto di Gori Misticò il suo mito personale, si discosta dal cliché:

il male di capire dove passa il limite fra giusto e sbagliato lo ha contagiato,

nonostante le sue certezze giovanili.


Il paesino in cui si svolge la vicenda, San Telesforo Jonico, è un palcoscenico su cui

vanno in scena personaggi divertenti, personaggi drammatici, personaggi tragici.

Spesso sono quelli minori a dare un contributo “filosofico” alla storia: la gestrice del

centro di benessere cinese, l’ex galeotto a cui Misticò vuole chiedere scusa, il prete

entusiasta e intraprendente. A tutti comunque viene dedicata un’attenzione che

crea un racconto corale.


La bellissima mezzaluna di sabbia che dà il titolo al libro è un luogo del cuore di cui ci

si innamora anche se in Calabria non si è mai stati, forse perché è descritta con quel

tocco di malinconia di chi va via e seppellisce i suoi ricordi dove è stato spensierato.

La trama è quella di un poliziesco e quindi non ve la raccontiamo: diciamo solo che,

pezzettino dopo pezzettino, le tessere vanno a posto, ma non è tanto la soluzione

che cattura quanto il processo investigativo che scava la verità, anzi: che cerca un

equilibrio fra verità e giustizia.

 

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IL METODO DEL DOTTOR DE FONSECA di Andrea  Vitali, 2020 Einaudi

L’ultimo romanzo di Vitali è spumeggiante e riesce a incantare il lettore pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, benché non sia uno dei migliori di questo prolifico autore.
L’ironia pungente e un sottile umorismo ci tengono incollati al libro e le atmosfere, di una qualunque delle nostre province del Nord, sono magicamente ricostruite; la scrittura è, come al solito, fluida e ben calibrata per una narrazione di livello, ma la vicenda contiene troppi elementi che la rendono poco credibile.
Il protagonista, che non è il dottor de Fonseca di cui faremo conoscenza solo nelle ultime pagine, è un ispettore che, dopo un periodo di punizione per un uso troppo “disinvolto” della sua “arma da fuoco”, viene ripescato dal suo capo, soprannominato “Maiale”, per un’improbabile indagine sulla morte di una giovane ragazza, di cui viene sin da subito sospettato il fratello affetto da disabilità mentale.
Quello del maiale è uno strano filo conduttore che trascorre per tutto il romanzo: Maiale è il soprannome del capo del protagonista, un maiale viene trovato morto sulla scena del delitto, con la testa infilata a forza in un secchio, il dito del dottor de Fonseca suggerisce l’immagine di un maiale, prodotti di maiali locali sono, infine,  gli affettati che vengono serviti a cena alla locanda di Spatz, dove il protagonista condivide il tavolo con un altro personaggio chiave: Ermini.
Sarà proprio grazie a Ermini, e al feeling che si crea tra lui e il protagonista, che la storia troverà la risposta a tutti i perché lasciati in sospeso.
Sullo sfondo troviamo una natura incontaminata, magnifica nella sua tenebrosa lontananza: un contesto che stimola la paura dell’ignoto e la consapevolezza dell’esistenza di un male assoluto.

 

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LA SPOSA SCOMPARSA di ROSA TERUZZI, SONZOGNO 2016

Il primo racconto della serie “I delitti del casello” ha un’andatura leggera: uno alla volta entrano in scena i personaggi che ci terranno compagnia nei gialli successivi, descritti con cura e piacevolezza: la stravagante madre Iole, ultrasessantenne, ex sessantottina, capace di divertirsi in ogni contesto; la giovane figlia Vittoria entrata in polizia come il padre, scomparso quando era piccolissima. E poi Libera, la protagonista, che da questa perdita non si è ancora riavuta completamente e che soprattutto è una donna più che normale, sempre strattonata da opposti doveri: non è una condizione propria di tutte le madri-mogli-lavoratrici?

Ci sono poi gli aspiranti fidanzati di Libera e i fidanzati all’attivo della madre, che creano un certo movimento nella storia.

La vicenda si svolge tra l’ex-casello ferroviario del Giambellino trasformato da Libera in atelier per le sue celebri composizioni floreali e la riva occidentale del lago di Como, che è un altro degli sfondi utilizzati in seguito.

Non c’è nessuna ansia poliziesca, anzi: avviene tutto quasi per caso e quasi per caso Libera arriva alla soluzione, tuttavia la scrittura scorre e il libro si divora in quattro e quattr’otto. E verrebbe voglia di visitare l’atelier per immergersi nell’atmosfera del libro e nel profumo di fiori che vi aleggia.

 

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LA QUATTRODICESIMA LETTERA di Claire Evans, 2020 Neri Pozza

Il leit motiv dell’intera storia è costituito dalle parole di Savannah, uno dei personaggi chiave del romanzo: “Il nemico del mio nemico è mio amico.” Accompagnato da questo ritornello, William Lamb, il protagonista, riuscirà a venire a capo di un intrigo che segnerà anche l’inizio della sua maturazione.
Il thriller, denso di rimandi e riferimenti storici precisi e ben documentati, può essere considerato quasi un “romanzo di formazione”: William, ragazzo ingenuo e inesperto, che della vita sa solo quanto la zia Esther e Bridge, l’avvocato per cui lavora, gli permettono di conoscere, raggiungerà al termine della vicenda autoconsapevolezza e capacità di scegliere e decidere in autonomia e con coraggio.
La storia prende avvio dall’uccisione di Phoebe Stanbury, promessa sposa di Benjamin Raycraft, durante la festa di fidanzamento in una mite serata del giugno del 1881.
L’Ispettore incaricato delle indagini sarà Harry Treadway, noto per una meticolosità che lo ha portato, nel corso degli anni, a scontrarsi con gli altri colleghi: le strade sue e di William si incontreranno, incroceranno e porteranno a scoperte inimmaginabili. Attorno a loro una miriade di comprimari, aiutanti, nemici, antagonisti, oggetti del desiderio o di ripulsa…: il colonnello Silas Matlock, l’Ispettore Dolly Cunningham, Mildred, Adeline la Viscontessa di Bayeau, Pincott malvagio dal cuore tenero, JJ, Savannah … per una storia dalle tinte fosche e dagli esiti inaspettati.
Sullo sfondo possiamo riconoscere ipotesi filosofiche, biologiche, antropologiche … che da Platone, Aristotele arrivano a Darwin, passando attraverso l’utopia deformata dell’eugenetica.
La conclusione lascia un retrogusto amaro, appena compensato dal profumo gentile del gelsomino che accompagna le molte pagine del romanzo.

 

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L’ASSASSINO CI VEDE BENISSIMO di Christian Frascella, Einaudi 2020

Un poliziesco ambientato a Torino, nel quartiere Barriera di Milano, dove si mescolano integrazione e razzismo, delinquenza e buona volontà.
Il protagonista è l’ispettore Contrera che sarebbe anche simpatico se non passasse una lunghissima prefazione a cercare di convincere il lettore che invece lui è un paria. Superata questa esasperante descrizione delle sue malefatte, la storia decolla e prende un buon ritmo.
In sole 24 ore (il sottotitolo è appunto “La lunga notte di Contrera), il nostro investigatore autodistruttivo riesce a trovare l’omicida che ha sparato a due persone e per un pelo ha mancato pure lui, muovendosi fra personaggi “gustosi” e ideologicamente divergenti, con cui comunque trova una lingua comune: dal barista propugnatore delle ronde al suo amico nigeriano, grande grosso e innamorato; dalla PM con i tacchi a spillo al poliziotto con la mascella squadrata; dalla sua ex moglie nevrotica all’attuale seducente fidanzata dai capelli rossi; dalla figlia riottosa al figlio geniale della fidanzata. Anzi: la presenza di vari adolescenti, più o meno incasinati, porta un tocco di humor particolare, quasi che l’autore si ricordasse bene dello spirito graffiante di quell’età. In fondo il protagonista è ancora immerso nel complesso di Edipo!
Anche la Torino inedita che esce da questa storia ha un fascino particolare. Il sapore speziato del kebab: cumino, curry, curcuma e soprattutto peperoncino (che in uno strano modo salva la vita del protagonista) è un ottimo condimento di questa miscellanea di umanità, che indipendentemente dalla provenienza lotta per farcela, per sopravvivere al dolore, alle difficoltà, ai ricordi.

 

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L’INCENDIARIO  di Jan Carson - Giulio Perrone Editore 2020

Jan Carson, vincitrice dello European Union Prize for Literature 2019, re interpreta, in maniera anticonvenzionale, il tema delle “colpe dei padri che ricadono sui figli” e quello della “diversità.
Così, Jonathan e Samuel, che vivono in una Belfast infiammata dal calore della stagione estiva e dai fuochi che divampano in gran parte della zona Est, si ritrovano a dover fare i conti con i fantasmi del proprio passato, che non sono riusciti a elaborare e che vedono, drammaticamente, rivivere nei propri figli.
Per Jonathan, che viene da un’agiata famiglia anaffettiva, l’attrazione ha il sapore dell’incanto di una sirena, malia che ha paura di veder rivivere negli occhi della figlia Sophie.
Samuel, di più bassa estrazione sociale, temendo di scoprire nel figlio Mark gli stessi germi che hanno inquinato la sua giovinezza, cerca affannosamente di trovare una via d’uscita che lo “preservi” senza conseguenze irreparabili.
La vicenda, che assume il tono di un giallo e lascia spesso il lettore con il fiato sospeso, è attraversata dalle gesta spavalde dell’Incendiario, la  cui l’identità è “parzialmente” nota, e dalle vicende dei “ragazzi sventurati”, giovani la cui diversità - ali al centro della schiena, ruote al posto dei piedi, corpo che galleggia come un battello…-  rappresenta una denuncia alle ipocrisie familiari e sociali; il finale, dopo un crescendo di vicende e incontri, si schiude su di uno scenario per molti aspetti imprevisto e imprevedibile.
Che sapore rimane a lettura ultimata? Sicuramente quello dell’alcool, vino rosso in primis, con cui i protagonisti cercano di esorcizzare problemi e procrastinare scelte difficili.

 

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I SUPERSTITI DEL TELEMAQUE

di George Simenon, Adelphi ebook 2020

Un porto spazzato dal vento, su cui grava costantemente l’odore delle aringhe portate dai pescherecci, un piccolo caffè in cui scorre l’acquavite: ecco lo sfondo ideale per un giallo drammatico, sulla cui scena si muovono i personaggi cari a Simenon: uomini e donne colpiti da una manata distratta del caso, costretti in una vita di cui portano il peso ogni giorno.

Charles, il protagonista è proprio uno di questi uomini; il dramma lo imprigiona da quando è nato in una rete di sofferenza che affronta con un misto fra rassegnazione e timore, ma improvvisamente le maglie in cui è legato si aggrovigliano in un nodo. Charles cerca di sbrogliarle e di colpo vede con chiarezza il grigiore in cui si dibatte, le piccole cose di ogni giorno gli vanno strette. E’ tentato di scrollarsi di dosso tutto ma alla fine rientra nel suo personaggio, indossa la sua divisa da ferroviere e affronta la vita che gli è stata data, senza quasi accorgersi di aver risolto il caso di omicidio in cui si è trovato e di aver rimesso le cose a posto per tutti.

Particolare in questo romanzo è il tema del doppio: Charles è la coscienza, il suo gemello Pierre l’azione, il fisico, la forza e su di lui si punta il riflettore.


Come spesso accade, i libri di Simenon profumano di mare, ma questa volta lo vogliamo associare al sapore fragrante di una torta di mele di cui Charles è molto goloso e che si divora affamato in un mattino che segna la svolta della storia.

 

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UNA MUTEVOLE VERITA’

di Gianrico Carofiglio- Einaudi

Un’indagine non diversa da altre per il Maresciallo Fenoglio che, come ripete più volte, non è parente dello scrittore.
Nonostante ciò, non è insolito che il nostro carabiniere ripeta il leit motiv che “l’investigatore è come lo scrittore: elabora storie credibili, l’investigatore è un costruttore di storie…un vero scrittore è seduto su di una catasta di libri altrui” … insomma, il nostro Pietro non è poi così lontano dal più famoso Beppe.
Già dall’incipit ci imbattiamo in profumi e sapori: sulla scena del delitto di Sabino Freddosio, Fenoglio è attratto, forse meglio dire quasi stordito, da un profumo che ci lascerà in sospeso fino alla fine, quando scopriremo che si tratta di Poison di Dior, sciogliendo tutti i dubbi che, insieme al Maresciallo, ci hanno fino a quel punto avvinti. A Poison è mischiato l’odore acre e amaro del caffè: la vittima è stata   quasi sicuramente uccisa mentre sorseggiava una tazzina di caffè, probabilmente proprio insieme all’assassino, che aveva esagerato con il profumo di cui sopra.
Il colpevole viene subito identificato, benché privo di movente credibile: Nicola Fornelli, individuato sulla scena del delitto da un testimone attendibile, non nega, né ritratta. Debole risulta subito il suo alibi: si trovava a casa della fidanzata, Maria Colella, in un orario poco significativo e coerente con l’ora della morte di Sabino Fraddosio.
“Non bisogna però mai innamorarsi delle proprie ipotesi”, filosofeggia Fenoglio, bisogna elaborare delle contro ipotesi perché, prendendo a prestito una frase tratta dallo Zen e l’arte della manutenzione della bicicletta, “alcune cose ci sfuggono perché sono così impercettibili che le trascuriamo. Ma altre non le vediamo proprio perché sono enormi”.
Così il Maresciallo, tra un panino e una birra bevuta al volo, una tazzina di caffè con i colleghi e una preparata per la moglie, con la cremina come piace a lei, per farsi perdonare, tra l’Eroica di Chopin e la terza di Beethoven, arriva a identificare la persona che utilizza Poison, poco prima però che si auto confessi colpevole della morte di Fraddosio. Che tanto vittima non è, se sono vere le voci e le notizie che nel frattempo Fenoglio, andando a cercare nei bar da lui frequentati, è riuscito a raccogliere.
Cosa resta di questa indagine nella coscienza, nel palato e nelle narici del lettore?
Il sapore amaro di un caffè … e la scia di Poison, sulle note di classiche sinfonie.

 

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GLI SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE NON ESISTONO di Filippo Venturi, 2020 Mondadori

Nulla è come sembra, in questo simpatico giallo di Filippo Venturi. A partire dagli spaghetti alla bolognese, che non esistono.

 Come ripete sempre Emilio Zucchini, detto Zucca, proprietario del ristorante “La vecchia Bologna”: «Non esistono gli spaghetti alla bolognese, ma solo le tagliatelle al ragù.»

Il ragù è talmente radicato nel suo DNA di ristoratore da fargli dire: «Se recidi l’albero genealogico degli Zucchini, invece della resina esce il ragù.»

Accanto a lui si muove una multiforme folla di personaggi, maggiori, minori, semplici comparse, ben caratterizzati nei loro tic, pregi e difetti: Mirko detto il Grande Gandhi, Maggie la sua ragazza, Ada la mamma, il Commissario Iodice, il Questore Ferretti, Quaglia l’arcivescovo napoletano che cerca di svecchiare la curia bolognese e di mettersi dalla parte degli ultimi.

A partire dal momento in cui prende avvio il romanzo, cioè quando una ragazza viene colta da shock anafilattico all’interno del ristorante “La vecchia Bologna”, veniamo catapultati in un mondo che appare il contrario di quello che in realtà è: commissari e ispettori terribili colti nei loro punti deboli, la religiosità bolognese che sfiora talvolta la superstizione, delinquenti di periferia che aspirano al riscatto.

Al centro della vicenda, il furto della Madonna di San Luca, annualmente portata in processione al Santuario di San Pietro e da lì misteriosamente sparita.

Sarà proprio Zucca, che prima di ogni “sciagura” viene preavvertito da qualche “disastro culinario”, a sciogliere la matassa e a tirare le fila della morale a chiusura della storia.

Ovviamente, il sapore dominate è quello di …un buon piatto di spaghetti alla bolognese, ovvero … tagliatelle al ragù.

 

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IL BORGHESE PELLEGRINO di Marco Malvaldi, Sellerio 2020

Con la sua penna intinta nell’ironia, Malvaldi ci regala un giallo divertente e…saporito! Il protagonista infatti è di nuovo Pellegrino Artusi, autore de La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il libro con cui nel 1891 e nelle successive edizioni codificava la cucina italiana e divertiva i lettori con gustosi aneddoti di accompagnamento alle ricette.

Invitato in un castello in Toscana, di origine nobiliare ma rilevato da un intraprendente imprenditore dell’epoca portato all’innovazione, Artusi si trova di nuovo ad essere sul luogo di un delitto inspiegabile. Di nuovo fa in modo che ad intervenire sia l’ispettore Artistico, che incarna l’occhio ironico e disincantato dello scrittore.

Insieme i due arriveranno alla soluzione del rebus anche aiutandosi con i sapori e le ricette, che non mancano nel testo. Ne resta in mente una incompiuta: i due cuochi non riescono a portarla a termine, ma lascia un profumo di peperoni e di Oriente nella cucina del libro. Mescolata e insaporita, l’indagine presenta diversi personaggi tutti ben caratterizzati e alla fine, cotta a puntino, la soluzione a sorpresa. Insomma un libro da portare in valigia. 

 

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MERCATO NERO di Gian Mauro Costa, Sellerio 2020

Finalmente un’investigatrice donna del tutto normale, una poliziotta giovane e carina e che per di più non se la tira: non deve né salvare il mondo né vendicare le vittime della falsa morale, pur avendo un occhio solidale con le donne coinvolte nella storia. Fa il suo mestiere con una certa dose di fantasia e risolve due casi in uno.

Ambientato in una Palermo a vari strati, dall’alta società agli immigrati di Ballarò, non indulge sulle colpe della società, pur affrontando temi attuali come l’integrazione e la collusione fra la mafia storica e le nuove mafie di importazione.

Quello che manca è un po’ di brio: è fin troppo realistico, fin troppo preciso nella descrizione delle indagini, fin troppo piano il linguaggio, con molte virgole e poche metafore. Speriamo in un futuro miglioramento stilistico, perché ci è piaciuto l’impianto generale e… il sapore di pasta con le vongole con cui si conclude.

 

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IO SONO IL CASTIGO di Giancarlo de Cataldo, 2020 Einaudi

Manrico Spinori, detto il contino, è un PM che si trova a dover sbrogliare la matassa della morte di Mario Brans, detto Ciuffo d’oro, un cantante famoso qualche decennio prima.

All’apparenza, si tratta di un incidente: l’auto guidata dall’autista Mangili, uomo di fiducia, sbanda per un’avaria ai freni. Nell’impatto Brans muore e Mangili sopravvive.

Ben presto si farà luce su quanto avvenuto e si scoprirà che i freni erano stati manomessi e si è trattato perciò di un delitto.

Manrico, detto anche Rick o Richè, con la sua squadra di ispettrici tutta al femminile, inizia a indagare. Accanto alle sue collaboratrici storiche, Orru e Vitale, abbiamo una new entry, Cianchetti, subentrata all’amico fidato Scognamiglio che “aveva lasciato improvvisamente questa valle di lacrime”. I rapporti del team con Deborah Cianchetti non saranno inizialmente facili: solo poco per volta la ragazza riuscirà a limare gli aspetti più spigolosi del carattere e a capire la logica e visione con cui Manrico gestisce le indagini e la propria vita.

Passo dopo passo si farà luce sulla vita di Brans, scoprendo intrighi, livori, motivi di astio e vendetta: nessuno, dei parenti e amici più stretti, sembra essere innocente; tutti, nessuno escluso, potrebbe aver ordito il piano.

Il nostro PM, però, melomane accanito, ritiene che non ci sia delitto che non sia stato descritto in un’opera lirica. Così Spinori, benché impegnato nella gestione di una madre ludopatica che si è giocata i beni di famiglia, di un figlio adolescente che lo mette costantemente alla prova, di una nuova fiamma che lo fa sospirare, riuscirà a trovare il bandolo della matassa. L’opera che spiegherà il delitto di Ciuffo d’oro è il Rigoletto: “Egli è delitto punizione son io.”

Che sapore rimane, una volta terminata questa lettura? Sicuramente quello del cioccolato fondente, gustato insieme a un buon bicchiere di whisky torbato, con cui il nostro PM, nelle serate solitarie dopo una giornata di lavoro, trova un’oasi di pace e consolazione.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

USCITI DI SENNA di Michel Bussi,  E/O Edizioni 2020

Bello e avvincente, il romanzo scorre tutto d’un fiato, accompagnando il lettore in un mondo di fantasie e avventure che risalgono a oltre mille anni fa.
Al centro della storia troviamo  la Rouen di oggi, con la sua cattedrale, i suoi vicoli, i suoi scorci medievali e la Senna, sulle cui acque ogni cinque anni si svolge l’Armada, raduno di velieri provenienti da tutto le parti del mondo; troviamo pure la Rouen del passato remoto, quella che nasconde i misteri del Re normanno Rollone e che cela nelle acque della Senna un tesoro di inestimabile valore; quella, cioè,  che ha accolto i Pirati normanni, che ispiravano la loro vita a ideali di libertà e uguaglianza, svenduti proprio da Rollone per un “pezzo” di terra; troviamo la Rouen del passato più prossimo,  legata  alle  avventure/disavventure dei Conquistadores del Cinquecento e a Cuauhtémoc ultimo imperatore azteco.
Memorabili le vicende e  i personaggi che animano il romanzo: l’antefatto, un incidente che risale a 25 anni prima; Maline, bella e affascinante giornalista che si troverà al centro dell’intrigo;  il Commissario Paturel, diviso tra il caso da risolvere e la gestione dei figli;  i due Ispettori Cadinot e Stepanu, suoi stretti  collaboratori; il bellissimo e conturbante Olivier, con due occhi verdi che stregheranno Maline; tre marinai uccisi, legati da disegni rituali tatuati sui loro corpi e da un patto segreto; Ramphastos, bizzarro pirata reduce da un passato ricco di sogni e illusioni; il locale Libertalia, centro di incontri e intrighi.
Sicuramente, il gusto che rimane è quello del rum, bevanda piratesca per eccellenza, ma anche quello del caffè, con croissant o pane fresco, che accompagna i nostri personaggi fino all’ultimo atto: quello della risoluzione dell’enigma.
Ma il filo che tiene uniti tutti questi sapori è sicuramente il misterioso aroma che spira dalle  strade, dai portoni, dalle botteghe … che popolano la Rouen di oggi, gloriosa erede di quella del passato.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

AL GIAMBELLINO NON SI UCCIDE

di Matteo Lunardini, Piemme, 2020

L’improbabile detective Zappa, condannato per reati pseudopolitici degli anni ’70, conduttore della trasmissione Krimlania dedicata alla storia della malavita milanese  ( questo sì un colpo di genio narrativo), si imbatte in un caso di omicidio e, pur trasgredendo a tutte le regole della prudenza e della sensatezza, riesce rocambolescamente a risolverlo, muovendosi fluidamente nella periferia milanese, nel mondo della prostituzione descritto come un girone infernale popolato da personaggi grotteschi.

Se si riducesse la “salsa politica sinistrorsa”- troppo indigesta per chi se l'è già sorbita, ma troppo insulsa per chi non ha dovuto mandarla giù, per questioni generazionali - il racconto ne guadagnerebbe parecchio. Prova ne sia che le parti più divertenti, come ad esempio l’esilarante descrizione del clan degli zarri, sono quelle più vicine temporalmente all’autore e senz’altro più frequentate.

Interessante la competente ricostruzione della mala milanese, passata dai “lingera” e dalle figure mitiche come Luciano Lutring, il solista del mitra,  all’ organizzazione criminale di stampo malavitoso.

Che sapore lascia? Risotto alla milanese, che cosa se no!

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

UNA LETTERA PER SARA  di Maurizio de Giovanni, Rizzoli 2020

La differenza tra sfamarsi e cucinare è l’amore, riflette Sara, che considera il cibo metafora della sua vita.  Massimiliano, l’uomo da lei profondamente amato, giocava con lei a indovinare gli ingredienti usati per una certa pietanza, ma ora che lui non c’è più, Sara mangia per sopravvivere.
È proprio per salvare il ricordo di Massimiliano, e per fare definitivamente i conti con un episodio oscuro del suo passato, che Sara è pronta a rimettersi in gioco.
Sara, soprannominata Mora, è una donna che passa inosservata, sembra quasi invisibile, ma è dotata di una capacità che nel campo delle investigazioni risulta preziosissima: legge sguardi, movimenti del corpo, dettagli del viso o della bocca, riuscendo a capire ciò che non si può o non si vuole far sapere.
Insieme a Pardo, l’ispettore amico di sempre, e a Viola, madre dell’amato nipotino, si avvierà alla ricerca della chiave per risolvere un omicidio che risale a più di 30 anni prima, al quale sono legate storie di mafia, droga, malavita, servizi segreti e movimenti politici di segno opposto. Omicidio di cui l’unica debole traccia è appunto una lettera caduta, anni prima, in mani sbagliate e oggi in possesso di qualcuno che vorrebbe venderla a caro prezzo.
Insieme a lei troviamo ex colleghi come Fusco, Catapano, la Bionda, o nuovi personaggi figli di quel passato, che qualcuno aveva inutilmente cercato di insabbiare.
Che sapore rimane? Sicuramente quello del buon caffè, caldo e profumato, che Pardo ogni giorno, alle 11 in punto, prende in un bar vicino al Commissariato, rito che nella mattina da cui si dipana la storia … viene turbato da qualcosa. Anzi: da qualcuno.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VEERDI'

LA MISURA DELL'UOMO di Marco Malvaldi, Giunti 2020

Benvenuti nel Rinascimento… con la sua lieve ironia, Malvaldi imbastisce un giallo ambientato alla corte di Ludovico il Moro, alla vigilia della discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, che capovolse la storia della penisola per secoli.

L’investigatore è nientepopodimeno che Leonardo da Vinci, occupato part time a realizzare il famoso cavallo che mai venne portato a termine, ma con la mano sinistra capace di sventare una crisi terribile che incombe sulla fiorente Milano del XV secolo, una minaccia oscura che si presenta come la collera divina o una possibile pestilenza o peggio ancora una malattia che ancora non si conosce: profetiche parole, avveratesi cinquecento anni dopo!

Una chicca è il discorso sull’errore con cui Malvaldi fa concludere il racconto a Leonardo: “solo chi nulla fa, nulla erra.” e “sanza errore, sanza cognizione dell’error suo, l’homo non può imparare giammai da sua esperienzia.” Frasi che andrebbero incise nel profilo di molti social o talk show che ci tediano mortalmente, appunto.

Che sapore lascia? Erbe odorose che sostituiscono la pesantezza delle carni arrostite nella dieta vegetariana leonardesca.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

TRE di Dror Mishani Edizioni E7O 2020

Romanzo ben costruito intorno a Ghil, enigmatico personaggio intorno al quale ruota la storia di tre donne: Orna, Emilia, Ella.
Lo sfondo è costituito da Tel Aviv, con i suoi quartieri, i bar, la vita animata, con incursioni in una misteriosa Bucarest notturna.
Nella terza parte l’autore interagisce e interloquisce con i lettori, coinvolgendoli nel disvelamento dell’enigma che fino a quel punto ha tenuto la loro attenzione sospesa, ammiccando ad abitudini, tic e comportamenti di Ghil già incontrati nel corso della vicenda.
La chiave di lettura di questo giallo, che non rivela completamente tutti i perché sottesi, sta sicuramente nelle parole pronunciate da Ella. Per spiegare a Ghil i motivi che l’avrebbero spinta, ormai non più giovane, a iscriversi all’Università e a progettare una tesi sulla Shoah, confessa che: “I morti di lassù ci chiedono di non dimenticarli.”
Ben altro significato assumerà, alla luce del finale, l’espressione “i morti di lassù”.
Il gusto che ci rimane a lettura ultimata, e a mistero risolto, è quello dolce e consolante del thè, con zucchero e limone, che Ghil prepara per sé e per Ella nella cucina del loro ultimo incontro.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

LA MISURA DEL TEMPO di Gianrico Carofiglio, Einaudi- CANDIDATO PREMIA STREGA 2020

Anche in questo romanzo di Carofiglio, che ricostruisce un processo in cui l’avvocato Guerrieri è impegnato a difendere Jacopo, figlio di un’ex amica/ amante, accusato di omicidio, il lettore riesce a immedesimarsi e a trovare tic e abitudini nelle quali rispecchiarsi.
Nella ricostruzione puntigliosa di pranzi, cene, pasti consumati e bibite bevute, si riconoscono gusti e passioni condivise dalla maggior parte dei lettori: indimenticabili sono le descrizioni di spaghetti ai frutti di mare, fritture, spigole, tiella con patate riso e cozze, calici di buon vino o bicchierini di rum.
Pure nell’indicazione di aromi o profumi pungenti il lettore riconosce consuetudini e sensazioni familiari: indimenticabile rimane l’odore di nicotina che Lorenza emana oppure l’eccessivo profumo che il PM  Gastoni diffonde intorno a sé.
Geniale la descrizione dei gesti scaramantici ossessivi di Guerrieri prima della sentenza: annodare la cravatta in un certo modo, contare i ciottoli in strada, toccare gli specchietti retrovisori di auto rosse…azioni che strappano ai lettori un sorriso di bonaria comprensione.
Così, la ricostruzione di un processo, l’organizzazione di un’indagine per rilevare nuovi indizi, la lettura delle arringhe finali, che potrebbero risultare lontane ed estranee per un lettore di media se non nulla cultura forense, vengono riportate su di un piano di disarmante normalità quotidiana.
L’avvocato Guerrieri non è poi molto diverso da noi e, come lui, anche noi possiamo riconoscere che il tempo non scorre mai in maniera lineare, la vita è fatta di certezze che crollano e la verità non è mai un concetto univoco, ma rivestito di una certa dose di eventualità.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

I CERCHI NELL'ACQUA di Alessandro Robecchi, Sellerio 2020

Questa volta i protagonisti sono due poliziotti stanchi, ma lucidi e pronti a tutto, anche troppo.  Il poliziotto-giustiziere è diventato una figura inevitabile dei gialli. Ma qui è qualcosa di più a motivare i due, il primo è ispirato da un déjà-vu, come Proust dalla madeleinette, che lo riporta a trent’anni prima, al suo inizio e alle sue speranze. L’altro è parte dei cerchi nell’acqua: “Il delitto (…) crea una scia di dolore che non è possibile calcolare. Il sassolino nell’acqua ferma produce un cerchio, poi un altro, poi un altro, i cerchi si allargano. (…) Tutti quei cerchi di privazione, di lutto, possono essere infiniti e chi ci restava dentro era segnato, forse per sempre. Era un’altra vittima.”
Cosa rende particolarmente gradevole il libro? La prosa e il frizzante registro lessicale e quel tocco di umanità dolente che qua e là condisce la storia, come sempre ben architettata. E che sapore lascia? Quello leggermente aspro dei molti caffè che i due si scolano in continuazione.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDI'

LA VERSIONE DI FENOGLI di Gianrico Carofiglio, Einaudi

Cosa rende un investigatore mediocre un bravo investigatore? La risposta è semplice: lo stesso ingrediente che serve per far nascere un bravo scrittore, ossia la capacità di inventare storie, legata a una buona dose di fortuna e inventiva.
“Le indagini non sono mai lineari” spiega Fenoglio al giovane Giulio, “serve capacità di leggere gli errori, tanta improvvisazione e fortuna.”
Per rendere ancor meglio il concetto, Fenoglio interpreta Nietzsche: “La filologia è l’arte di leggere lentamente” ed Einstein: “E’ follia credere che facendo sempre le stesse cose si raggiungano risultati differenti”. L’osservanza di un unico criterio può, infatti, creare una sorta di cecità selettiva.
Così Fenoglio attinge al suo passato, per raccontare la scelta di entrare nell’Arma, legata alla prematura morte del padre, e diverse sue avventure: il suo primo ingresso sulla scena del delitto, da cui ha imparato cosa non fare per non inquinare le prove; la collaborazione con Carosio Vice Brigadiere quasi prestigiatore, che ha saputo risolvere situazioni che potevano finire in tragedia.
Il giovane Giulio lo ascolta e quasi si nutre delle sue parole, cercando di capire cosa fare della sua vita.
Quali sapori ci rimangono a lettura ultimata? Sicuramente quelli del pranzo da “Tarzan” una vecchia conoscenza di Fenoglio, che ha cambiato vita, scoprendo in sé la vocazione alla ristorazione: vino bianco, pizzette, panini, minuscole quiche, olive e taralli… profumi di quei cibi genuini che Carofiglio, da bravo pugliese, ama descrivere, e farci sognare.

 

L'ANGOLO GIALLO DEL VENERDÌ

NOZZE di MAURIZIO DE GIOVANNI, GIULIO EINAUDI EDITORE

Forse perché oramai li conosciamo, forse perché si introduce una nuova affascinante poliziotta, in questo libro della serie Bastardi di Pizzofalcone i personaggi appaiono più sfaccettati e la loro interazione meno prevedibile.

 E forse perché parte da un evento melodrammatico, la morte di una ragazza il giorno precedente alle nozze, con l’abito da sposa abbandonato fra le onde del mare, la trama risulta molto appassionante. Quindi un bel giallo da regalarsi in queste serate.

Che sapore lascia? Quello dei confetti  preparati per un matrimonio che non si farà.

 

GIUDA DI AMOS OZ, FELTRINELLI

Non è un giallo ma ruota intorno ad un enigma: la figura di Giuda o il traditore; ma il traditore è tale dal punto di vista di chi difende la sua verità, mentre può essere un innovatore che gioca la sua sfida. Giuda tradisce o è il migliore degli apostoli, il più fedele e il più convinto dell’immortalità di Gesù?

Su questo dubbio medita  Shemuel, il protagonista, a sua volta irretito da una storia di tradimento all’interno della casa dove si trova a vivere.  

La vicenda quindi si svolge su due piani temporali diversi, ma intrecciati così come l le tematiche che in ciascuno emergono, formando un affresco che ha a che fare con la dell’intera umanità.

Un libro geniale, che rovescia i punti di vista e come sempre dipinge un mondo dove ognuno ha la sua verità, intricato e complesso, di cui è possibile disvelare solo una piccola parte.

Che sapore lascia?Il leggero profumo di violetta che accompagna la donna misteriosa di cui Shemuel si innamora.

 

LA SIGNORA DEL MARTEDI'

MASSIMO CARLOTTO- Edizioni e/o 2020

Il romanzo, ricco di colpi di scena, ruota attorno a personaggi stravaganti: Alfredo, proprietario dell’hotel Lisbona, è un travestito dal cuore d’oro; Bonamente attore di film porno, gigolo a tempo perso avviato al tramonto, risiede da anni all’hotel; la signora del martedì, la sua misteriosa amante, viene così chiamata perché si reca agli appuntamenti con lui sempre in quella giornata, rigorosamente dalle ore 15.00 alle ore 16.00.
Il racconto procede attraverso rivelazioni insospettate e scoperte mozzafiato che gettano una luce inquietante non solo sull’esistenza dei vari personaggi, ma su un’intera società e un’intera epoca. La morale, o immorale, sottesa sembra essere che il destino non lascia scampo e non esiste spazio per l’agir onesto e la verità. Anzi: la verità ci appare come merce cara, da tenere accuratamente nascosta.
Il thriller, ben organizzato e costruito con maestria lascia, insieme al sapore dei distillati che Nanà offre per lenire ogni tipo di dolore, un retrogusto di sconsolante amarezza.

 

IL SIGNOR CARDINAUD 

di GEORGES SIMENON, Adelphi, 2020

Pubblicato in Italia quest’anno, sembra all’inizio uno dei racconti tristi di Simenon: la fuga della moglie del signor Cardinaud manda in frantumi la vita rispettabile di una famigliola tranquilla e benestante, costruita e lucidata come la vetrina di una pasticceria.
Man mano che l’indagine  del marito si dipana, ci si appassiona alla ricerca che è anche un viaggio compiuto da Cardinaud dentro di sé e soprattutto alla scrittura “impressionista” di Simenon che. pennellata dopo pennellata, crea una delle sue atmosfere inimitabili.
Che sapore evoca? Il dolce della domenica, comprato all’uscita da messa, con il vestito buono.

 

L'INVERNO PIU' NERO

Carlo  Lucarelli- Einaudi 2020

Gli scrittori di romanzi storici, dice Lucarelli, rubano alla Storia, che ha sempre la S maiuscola anche quando è la storia di uno solo. Ma non solo alla storia: alla gente, alla vita, ai ricordi.
Così, in quest’ultimo noir – in tutti i sensi- di Lucarelli c’è tutto questo: la storia, la vita, la cronaca… l’ultimo atto di un regime ormai allo sfascio, nella cornice di una Bologna sfinita, allo stremo, confusa in uno scenario quasi apocalittico.
Con De Luca, il protagonista, l’autore dice di non essere stato troppo tenero… in realtà questo mezzo sbirro e mezzo poliziotto rappresenta bene lo stato d’animo disorientato dei molti che, in quel finire del 1944, non avevano ancora compiuto una scelta decisa o definitiva.
Così De Luca, che si sente alle spalle i fallimenti di una vita che striscia su binari forse non voluti, si rianima solo quando sente dentro di sé l’adrenalina del caso da risolvere. Caso triplice: sono infatti tre gli omicidi che il nostro protagonista deve risolvere, tirato per il bavero dalle milizie fasciste, dalle SS e dagli uomini di Giustizia e Libertà.
Così, in questo inverno nero e freddo, De Luca scoprirà quanto sarebbe stato meglio non aver risolto questo rompicapo e si troverà a dover, forse finalmente, fare i conti con sé stesso.
Che sapore rimane al termine di questa lettura?
Sicuramente quello di una pantagruelica mangiata di lasagne, quasi vere, che il Dentista, losco personaggio, ingurgita con foga, parlando e coprendosi la bocca col palmo della mano per fare tutte e due le cose insieme.
Su tutti spicca però il buon odore gustoso  di un vero caffè, merce ormai cara nella città devastata.

 
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AH L'AMORE L'AMORE DI ANTONIO MANZINI, SELLERIO

una donna normale di Roberto Costantini, Longanesi

Benché steso in un letto di ospedale perché colpito da fuoco amico in uno scontro armato, benché si nutra solo di caffè e panettone per dribblare il cibo della mensa interna, Rocco Schiavone non può non indagare e naturalmente anche lì, nel suo stesso ospedale, trova una pista da annusare e seguire rocambolescamente, vagando per i meandri segreti dell’istituto, descritti magistralmente.
Nel corso dell’indagine si incrociano diverse storie d’amore: la malinconica ininterrotta conversazione  di Rocco con la moglie Marina che compare e scompare nelle infinite notti ospedaliere; poi i fidanzamenti di diversi ispettori, fra cui un funambolo che riesce a stare contemporaneamente con due sorelle e una cugina all’insaputa di ciascuna di loro; infine una passione segreta  che dà origine all’intera vicenda. Ognuno il suo modo di amare, in un intreccio ben costruito.
Come sempre dei libri che hanno Rocco Schiavone come protagonista resta più che un sapore, un retrogusto di caffè un po’ amaro.

 
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UNA DONNA NORMALE DI ROBERTO COSTANTINI, LONGANESI

Aba, una tranquilla e anonima madre di famiglia, vive a Roma con marito e due figli adolescenti e svolge un lavoro che tanto normale non è

 

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