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L'IMPERO DI MEZZO DI ANDREA COTTI, NERO RIZZOLI 2021

In uscita oggi,  ma da noi  letto in anteprima grazie alla casa Editrice Rizzoli che ci ha gentilmente fatto dono di una copia, il romanzo di Andrea Cotti si rivela una lettura piacevole, coinvolgente e mai banale.
“L’impero di mezzo”, noir ricco di colpi di scena e di passaggi coinvolgenti, spesso si tinge dei colori di altri generi letterari.
Innanzitutto, quelli del romanzo psicologico/esistenziale.
Il vicequestore Luca WU, trentaquattro anni, chiamato da tutti semplicemente WU, è un uomo diviso a metà: da un lato le sue radici cinesi, dall’altra la sua nascita e vita vissuta in Italia; da un lato l’amore per la moglie Anna e il figlio Giacomo, dall’altra una forte pulsione al tradimento.
Quindi, quelli della narrativa storico/sociale, con la descrizione della storia passata e presente della Cina, delle sue abitudini e tradizioni, delle arti marziali, delle Triadi e delle loro ramificazioni, della corsa verso un futuro ipertecnologico.
La vicenda prende avvio dall’arrivo del vicequestore in Cina. Reduce da un brutto scontro con un affiliato  alla Triade Luce Limpida, che gli ha lasciato una profonda ferita sul braccio, Wu  pensa di utilizzare i giorni di malattia  a sua disposizione per allontanarsi da Roma e da Torpignattara e accompagnare il nonno Forte Li e la nonna Bellissima Li a rivedere per l’ultima volta Caoping, il villaggio d’origine.
In realtà, il viaggio potrebbe rappresentare  l’occasione per sanare ben altre ferite: ritrovare le sue radici, fare pace con sé stesso e salvare, forse, il suo matrimonio.
Poco dopo aver messo piede in Cina,  Wu si trova però coinvolto nella soluzione di un nuovo caso: la morte di Carlo Grande, uomo d’affari italiano che ha sfidato i colossi della telefonia cinese, creando un vasto impero economico.
All’apparenza sembra trattarsi di una caduta  accidentale dal diciassettesimo piano di un parcheggio a Wenzhou, poi di un suicidio. Infine, Wu e i suoi colleghi cinesi, Tong e Yien, capiscono di trovarsi di fronte a un omicidio vero e proprio, sul quale sembra stendersi l’ ombra delle Triadi.
Niente, però, è come appare e il passato  emerge prepotentemente dal presente, spingendo Wu a rivalutare la figura paterna e a ripensare ai suoi errori.
Che sapori rimangono? Sicuramente quello del tè e del caffè: in una livida mattina, dopo una notte trascorsa a esaminare documenti e a valutare indizi, la collega Yien, cinese, porta per sé una tazza di tè e per Wu, cinese nato e cresciuto in Italia, una tazza di caffè.