L'INCANTO DEL PESCE LUNA DI ADE ZENO

BOLLATI BORINGHIERI 2020

Onirico, delirante, “L’incanto del pesce luna” ci mette di fronte ai nostri mostri e incubi più nascosti.
“Fame” potrebbe essere un titolo alternativo per questo testo: una fame che accumuna tutti, di cui non sempre siamo consapevoli; una fame che ci spinge a compiere azioni inconfessabili; un bisogno di oggetti del desiderio non sempre definiti, in nome dei quali potremmo compiere azioni nefande dagli esiti nefasti; una fame d’amore in nome della quale siamo disposti a dare voce ai nostri più nascosti deliri.
A noi del “Sapore di un libro” non può che piacere un testo che racconta, in qualche modo, di fame e di bisogno di “cibo”, sebbene gli alimenti di cui qui si tratta non abbiano niente a che vedere con quelli reali, ma mantengano un’aura metaforica. Tant’è che di cibo si parla pochissimo: l’unica immagine è quella del caffè, bevuto da Gonzalo insieme a Malaguti, controfigura di chi trascinerà il protagonista in un vortice infernale. Si tratta, per usare le stesse parole di Gonzalo, di “Sorseggiare il caffè con una delle meno avvincenti incarnazioni del diavolo”
Oppure, un’altra rara immagine di cibo è quella dei frutti di mare che Gonzalo sogna di poter gustare sull’Oceano con Inès, se mai tornerà alla vita.
I mostri che trapassano attraverso le immagini del romanzo, rigorosamente condotto in terza persona tranne la parte finale narrata da Gonzalo stesso, nascondono emblematicamente tutti gli incubi della nostra vita. In essi, tutti noi possiamo riconoscerci.
“Cosa sei disposto a fare per amore?” è una delle domande sottese alla narrazione; “Cosa rende una vita tale? Qual è il confine tra vita e morte? Che differenza esiste tra vivi morti e morti vivi?”
Il romanzo, condotto attraverso un gioco a incastro, parte in medias res per riscostruire attraverso frammenti di specchi la trama, che ruota attorno al tema: cosa resta di una vita?
La risposta sembra essere: “Rimangono i resti di povere vite; resti poveri di una vita.”
La trama è semplice: Gonzalo, colto laureato in Lettere, accetta di lavorare presso un Tempio crematorio. La sua vita scorre tranquilla con la moglie Gloria, conosciuta e amata sin dai tempi dell’Università, e la figlia Inès. Tutto sembra scorrere in maniera lineare, finché una strana malattia non colpirà Inès, conducendola ad uno stato di coma da cui sembrerà non poter più emergere.
Per garantire alla figlia cure adeguate, Gonzalo non esiterà a scendere a compromessi con la sua coscienza, accettando un misterioso lavoro alle dipendenze di un’anziana signorina, animata da una fame vorace nella quale non possiamo non individuare la fame insaziabile di potere nascosta in alcune dinastie, economicamente e politicamente influenti
Quali sono due buoni motivi per scegliere questo testo?
Le immagini oniriche rese attraverso scelte stilistiche mirate;
Le suggestioni e i vissuti che il testo suscita nel lettore.
Quali sono due buoni motivi per rifiutare questo testo?
L’eccessiva mancanza di riscontri reali;
La difficoltà a individuare una chiave di lettura certa e univoca.

 

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