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L’INVERNO DEI LEONI – LA SAGA DEI FLORIO II-  DI STEFANIA AUCI- NORD 2021

Attraverso l’alternanza di personaggi che ripropongono i nomi dei fondatori di Casa Florio, Vincenzo e Ignazio, continua la saga di questa famiglia, tra splendori e miserie: un affresco di un tempo e di una società ormai irrimediabilmente perduti.
Al termine del primo volume Ignazio rinunciava a un amore non adeguato agli interessi familiari, per sposare la baronessa Giovanna d’Ondes Trigona che, alla ricchezza dei Florio, aggiungeva la nobiltà.
Con lui, consapevole dell’importanza di intessere relazioni politiche mirate ai suoi interessi, Casa Florio perviene all’apice del suo splendore, introducendo altri campi di investimento a quelli che già avevano fatto la fortuna dei suoi predecessori.
Ancora giovane, Ignazio si trova alla guida di un impero economico finanziario al quale darà ulteriore impulso: la storia di Palermo e della Sicilia si intreccerà, infatti,  con quella dei Florio, che offriranno importanti opportunità occupazionali alle famiglie siciliane.
A lui subentrerà il secondogenito – suo omonimo- Ignazio, che non sarà in grado di tenere la rotta tracciata da lui.
L’inverno preannunciato dal titolo non giungerà inatteso, ma ampiamente anticipato da indizi che né Ignazio né la moglie Franca sono riusciti a capire.
Il romanzo interessante, ben costruito e ben documentato, permette di riscoprire storia, non solo della Sicilia ma dell’Italia intera, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e metà del Novecento.
Stefania Auci,  oltre a rileggere gli avvenimenti storicamente rilevanti, mostrandone pregi e limiti, ci parla anche degli artisti, politici, intellettuali, cantanti,  pittori …le cui vite si sono, in qualche misura, intrecciate con quelle dei Florio.
Molti i sapori descritti dall’autrice: il liquore marsala bevuto dal re Umberto, il cognac che dà il titolo a un intero capitolo, le aragoste e gli asparagi offerti a D’Annunzio, i gelati al gelsomino “specialità” della casa … gusti che però non riescono a stemperare l’amarezza  che pervade le ultime pagine del romanzo.
Amarezza che, in qualche misura, può essere forse attutita dai quei dolci alle mandorle, vera specialità siciliana, tanto graditi al Kaiser Guglielmo II.