ESHKOL NEVO, L’ULTIMA INTERVISTA, NERI POZZA, 2019

Si presenta come un’intervista al narratore, ma di domanda in domanda prende forma il ritratto di un giovane uomo israeliano:  incastrato in una realtà complessa, è pieno di contraddizioni; è padre di tre figli e marito di una donna affascinante ma in crisi; di professione è uno scrittore dotato della capacità (o della maledizione) di trasformare in storie la realtà, come Re Mida trasformava in oro ciò che toccava, fino a morire di fame. Il suo rischia di essere un destino simile. Prosciuga la vita dei suoi familiari trasformandola in storie. Assorbe e divora quella di chi gli vive vicino fin quasi a smarrirsi in una verità che è diventata qualcosa di diverso.
E da dove esce un simile equilibrista, capace di dondolarsi sul confine fra verità e menzogna (che lo spaventoso dilatarsi del virtuale ha reso incerto per tutti),  in grado di raccontare scherzando ossessioni, peccati e desideri in cui tutti ci riconosciamo? Emerge come un prototipo dell’umano del terzo millennio dal cuore del Medio Oriente, il luogo più devastato dai conflitti, ma ancora il luogo dei luoghi, dove possono sempre nascere i cantastorie di cui abbiamo bisogno.
Bellissimo, ma va dosato e assaporato come un liquore forte e speziato.

 

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