LA MATTINA DOPO DI MARIO CALABRESI, MONDADORI

“Sono anni che  mi interrogo sul giorno dopo, tutti sappiamo di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale ma subito dopo viene aggredito dal dolore.”

Ci passiamo tutti dal giorno dopo, magari non ci soffermiamo ma ce ne resta un ricordo che, quando se ne parla come in questo caso, si attiva immediatamente: è vero, diciamo, è un momento terribile in un passaggio terribile.

Proseguendo la lettura, capita di riconoscere come significative altre riflessioni che Calabresi fa nel ripercorrere l’improvviso traumatico licenziamento da direttore de La Repubblica  e la faticosa strada per rialzarsi, farsene una ragione e andare avanti.

Non è un romanzo e per di più è scritto in uno stile giornalistico molto asciutto, però ha la capacità di accompagnare e consolare in una giornata nera (e in quelle seguenti) che prima o poi tocca, come sperimentiamo tutti in questo durissimo periodo.

En passant ci dà notizie di una persona, Mario Calabresi, a cui siamo affezionati perché riassume nella sua storia personale i drammi degli anni di piombo italiani e lo sforzo di uscirne che forse ci ha lasciato un antidoto al settarismo.

Che sapore evoca? Quello delle cipolle ripiene alla piemontese, di cui l’autore dà la ricetta. Con il loro profumo di vecchia trattoria proletaria, riportano alla tradizione contadina e alla forza vitale che ha chi sa affrontare i rovesci di fortuna  rimboccandosi le maniche.

 

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