LA PESTE A MILANO DI ALESSANDRO MANZONI, PREFAZIONE DI GIANVITTORIO SIGNOROTTO, PICCOLI GRANDI LIBRI GARZANTI, 2020

Il testo è tratto da I promessi sposi di Alessandro Manzoni (capitoli XXXI e XXXII). Nell’interessante premessa di Gianvittorio Signorotto, che ha lo sguardo dello storico, si sottolinea la particolarità dei due capitoli dedicati alla peste, dove sembra che l’interesse dello scrittore sulle vicende scatenate dall’epidemia prevalga sull’obbligo di accontentare i lettori portando a termine la vicenda di Renzo e Lucia.


C’è un tema che lo ossessiona e che risuona familiare alle nostre orecchie:

quello delle illusioni assimilate e largamente condivise a dispetto di ogni logica ed evidenza, suscitatrici di un’aggressività distruttiva:

[…] negli errori e massime negli errori di molti, ciò che è più interessante e più utile a osservarsi, mi pare che sia appunto la strada che hanno fatta l’apparenze, i modi con cui hanno potuto entrar nelle menti, e dominarle.

Parole che sembrano anticipare la Psicologia delle folle di Gustave Le Bon (1895), ma fanno pensare anche alle Riflessioni sulle false notizie di guerra di Marc Bloch (1921).


Per Manzoni il «terreno di coltura» della psicosi collettiva è il trauma vissuto da Milano nel 1630. I capitoli qui riproposti denunciano il colpevole ritardo delle autorità politiche nel far fronte al contagio, la loro tendenza ad assecondare gli umori della popolazione negando l’evidenza, la funesta decisione di confermare cerimonie e spettacoli pubblici e, in piena tragedia, la decisione di ricorrere a una processione generale con il corpo di san Carlo per placare l’ira divina, benché si sapesse che la peste «s’attaccava col contatto», provocando così un «salto» nel numero dei decessi che si sarebbe potuto evitare.


Nella sua visione della storia umana, il male è una presenza ineliminabile;

con la rappresentazione dei fatti occorsi a Milano egli ci avverte che una congiuntura disastrosa può far affiorare istinti primordiali che in tempi e contesti favorevoli sembrano sopiti sotto la sottile coltre della civiltà.


Insegnamento da rileggere, il cui sapore amaro ci riporta ai disinfettanti di allora: aceto e rosmarino.

 

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