LA QUATTRODICESIMA LETTERA DI CLAIRE EVANS, 2020 NERI POZZA

Il leit motiv dell’intera storia è costituito dalle parole di Savannah, uno dei personaggi chiave del romanzo: “Il nemico del mio nemico è mio amico.” Accompagnato da questo ritornello, William Lamb, il protagonista, riuscirà a venire a capo di un intrigo che segnerà anche l’inizio della sua maturazione.
Il thriller, denso di rimandi e riferimenti storici precisi e ben documentati, può essere considerato quasi un “romanzo di formazione”: William, ragazzo ingenuo e inesperto, che della vita sa solo quanto la zia Esther e Bridge, l’avvocato per cui lavora, gli permettono di conoscere, raggiungerà al termine della vicenda autoconsapevolezza e capacità di scegliere e decidere in autonomia e con coraggio.
La storia prende avvio dall’uccisione di Phoebe Stanbury, promessa sposa di Benjamin Raycraft, durante la festa di fidanzamento in una mite serata del giugno del 1881.
L’Ispettore incaricato delle indagini sarà Harry Treadway, noto per una meticolosità che lo ha portato, nel corso degli anni, a scontrarsi con gli altri colleghi: le strade sue e di William si incontreranno, incroceranno e porteranno a scoperte inimmaginabili. Attorno a loro una miriade di comprimari, aiutanti, nemici, antagonisti, oggetti del desiderio o di ripulsa…: il colonnello Silas Matlock, l’Ispettore Dolly Cunningham, Mildred, Adeline la Viscontessa di Bayeau, Pincott malvagio dal cuore tenero, JJ, Savannah … per una storia dalle tinte fosche e dagli esiti inaspettati.
Sullo sfondo possiamo riconoscere ipotesi filosofiche, biologiche, antropologiche … che da Platone, Aristotele arrivano a Darwin, passando attraverso l’utopia deformata dell’eugenetica.
La conclusione lascia un retrogusto amaro, appena compensato dal profumo gentile del gelsomino che accompagna le molte pagine del romanzo

 

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