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LA SCOMPARSA DI MAJORANA  DI LEONARDO SCIASCIA, 2004 ADELPHI

Ettore Majorana, giovane e promettente fisico, nato a Catania nel 1906, sparisce senza lasciare tracce di sé, nel marzo del 1938.
Sciascia, lavorando su documenti, ricordi, testimonianze e atti burocratici della polizia, cerca di ricostruire la vita del giovane fisico, i momenti salienti della sua esistenza, le amicizie, le paure, gli ultimi giorni prima della sua strana uscita di scena.
Il dramma di Majorana non è quello di chi intende suicidarsi, il cui corpo viene, prima o poi, ritrovato, ma quello di un uomo intelligente che intende sparire.
Dove è finito il giovane scienziato? Dove si è interrotto il suo viaggio di andata e ritorno Napoli- Palermo? È mai più sbarcato nel porto di Napoli? Dove ha trovato rifugio in quella disperata fuga con cui ha tagliato i ponti con il suo mondo? Con il mondo intero?
Per cercare di far luce su questo mistero, bisogna fare un passo indietro.
Inizialmente iscritto alla Facoltà di ingegnera, successivamente passato a quella di Fisica, Majorana era un ricercatore all’interno del gruppo definito “I ragazzi di via Panisperna” a Roma, sotto la guida di Fermi.
Erano gli altri a spingerlo, inutilmente, a rendere pubbliche le sue riflessioni perché lui, oscuramente, percepiva che, in ogni cosa che scopriva, in ogni cosa che rivelava, si stava avvicinando alla morte.
Per Majorana la scienza era un fatto naturale: mentre i suoi colleghi ricercavano, lui semplicemente trovava. In questo modo, anticipò addirittura le scoperte di Heisenberg, annotando numeri e calcoli su fogli raccolti qui e là, che poi gettava come giochi di ragazzi, rifiutandosi di parlarne, di portarli alla luce.
Forse aveva visto nella scienza che maneggiava un’immagine della morte?
La sorella Maria ricorda che spesso il fratello diceva: “I Fisici sono su di una strada sbagliata”.
A chi si riferiva in particolare? Forse a Otto Hahn, un suo collega tedesco che, quando si era cominciato a parlare della liberazione dell’energia atomica, aveva esclamato: “Ma Dio non può volerlo!”
Majorana sapeva benissimo che alcuni scienziati, senza essersene accorti, avevano scoperto il protone. Ed era anche consapevole, così come lo siamo noi oggi, che Fermi e i suoi collaboratori avevano ottenuto, senza rendersene conto, la fissione del nucleo d’uranio nel 1934. Sicuramente Majorana ne era cosciente e aveva scorto quello che i Fisici dell’istituto romano non erano riusciti a vedere: morte e distruzione.
«In una manciata di polvere ti mostrerò lo spavento» dice un poeta. E questo spavento crediamo abbia visto Majorana in una manciata di atomi: fino al punto di voler rappresentare, con la sua sparizione, un mito in anticipo sui tempi. Quello del rifiuto della scienza.
Che sapore rimane a lettura ultimata? Sicuramente quello della sabbia che ci scivola tra le dita, una manciata di atomi di cui avere paura.