LA STRADA DEL MARE DI ANTONIO PENNACCHI, MONDADORI 2020

Pennacchi riprende, con questo suo nuovo romanzo, la saga familiare iniziata con “Canale Mussolini”.
Il ramo preso ora in considerazione è quello dei Benassi - Peruzzi, condotto con mano ferrea dalla zia Santapace, detta Pace, e dallo zio Benassi che, in quanto umbro in una famiglia veneta, viene considerato un “marocchino”.
Il narratore, come già in “Canale Mussolini,” è il figlio prete che Armida, la moglie di Pericle, aveva concepito dopo che il marito era stato dato per disperso in Africa. Il ragazzo, strappato alla madre dai parenti del marito e affidato al ramo dei Peruzzi Benassi, si trova nella posizione di osservatore privilegiato dei fatti che viene rracontando.
Il ritmo e la struttura del romanzo sono colloquiali: il racconto è infatti immaginato durante un filò, la veglia che tradizionalmente veniva fatta dai contadini veneti nella stalla.
La storia narrata si dipana dagli ultimi anni della Seconda guerra mondiale fino ad arrivare ben oltre la metà degli anni Sessanta.
Proprio come durante un filò, i fatti vengono spesso raccontati in veneto, secondo il punto di vista del narratore, attraverso il quale Pennacchi non esita a proporci la sua versione dei principali avvenimenti che hanno fatto la storia di quegli anni.
Come esempio, valga per tutti la simpatica traduzione del “ich bin berliner” di Kennedy in “mi son berlinese anca mi”.
Il romanzo, ironico e coinvolgente in molti passaggi, risente però in altri della tensione ideologico/interpretativa di Pennacchi, che vuole raccontarci la Storia dal suo punto di vista,  un punto di vista spesso “divergente”.
Che sapore ci rimane? Tanti i sapori che accompagnano il romanzo: pasta fatta a mano con fagioli, il Ferrochina Bisleri o il Marsala che i più grandi facevano bere ai più piccoli, i calamari procurati da Accio e mangiati dal resto della famiglia senza aspettarlo, la cena a pane e frittata oppure con un semplice uovo sodo.
Tra tutti, ci piace ricordare le colazioni che ci riportano alle atmosfere di quegli anni: zuppa di pane, latte e caffè d’orzo.

 

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