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LE GRATITUDINI

DI DI DELPHINE DE VIGAN, EINAUDI 2020

Quel che conta, alla fine di una vita, è aver amato. Ed essere stati amati. L’amore e il bene dati e ricevuti ritornano, sempre e comunque, attraverso strade mai immaginate. E nemmeno sospettate. Questo sembra il messaggio di Gratitudini, romanzo di Delphine de Vigan fresco di stampa.
“Gratis”, dice Michka, quando l’alzheimer comincerà a confonderle le parole, “Gratis”, per dire grazie, ed è tutta qui l’etimologia stessa della parola gratitudine. Questo è ciò che alla fine legherà i personaggi, questo è il sentimento per mezzo del quale Jérôme riuscirà in un’impresa già tentata da Michka e Marie e a loro mai riuscita; impresa che lui, in maniera forse un po’ troppo incredibile, realizzerà.
La storia viene raccontata e ricostruita a tre voci: in prima persona da Marie, giovane amica di Michka, quasi la figlia da lei mai avuta, e da Jérôme, il suo ortofonista; in terza persona dal narratore per descrivere gli incubi di Michka, non più autosufficiente e avviata a un declino lento ma irreversibile.
E alla fine i conti tornano: la gratitudine di Michka nei confronti di Nicole e Henry, che avevano salvato la vita a lei, bambina ebrea destinata alla morte, trapassa su Marie e Jerôme, che sapranno raccogliere il testimone di quell’amore da Michka appreso. Creando così una serie di gratitudini che sfoceranno l’una nell’altra.
Che sapore rimane a fine lettura? Sicuramente un buon sapore dolce e pieno, come quello dei cioccolatini di cui Michka era golosa

 

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