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LEGGERMENTE DISTOPICO DI PAOLO PAJER, TORRE DEI VENTI 2021

Parla in due lingue questa storia: quella surreale dell'incredibile vicenda di Giuseppe Rossi, che riesce ad ottenere dall’Istituto pensionistico ANPS un prepensionamento anticipato provvisorio di dieci anni (dai 55 ai 65), per poi rientrare al lavoro come proprietà diretta dell’istituto stesso. E quella dell’uomo normale alla ricerca di un po’ di libertà, di amore, di felicità. Davide contro Golia, ma qui Golia vince. O no?

All’inizio l’aspetto distopico risulta un filo disturbante, ma poi si viene connotando come molto sardonico con la descrizione di personaggi grotteschi, simili agli incubi di Don Chisciotte. Dichiarato il gioco surreale, si apprezza sempre più lo sforzo di questo omino, un qualunque Giuseppe Rossi, per resistere allo stritolamento delle istituzioni che lo circondano e per trovare un senso alla sua vita partendo dalla ricerca della pura evasione e approdando al bisogno di essere utile.

Armato di un saggio scudiero e di una cavalcatura mitica, il camper Merlino, mezzo di locomozione simbolo di libertà, tenta di liberarsi da varie schiavitù: il figlio viziato, il nipote off limits, il lavoro noioso e insensato, il senso del dovere…Tanto che ciascuno ha modo di riconoscersi in lui e in questa lotta estrema.

Forse solo nella morte esiste la libertà? In fondo su questo quanti grandi scrittori si sono interrogati?

“C’è un momento, immediatamente alla soglia della fine, che ci libera da tutto. Stranamente, assocerei questo momento alla felicità.” scrive Pajero.

Lascia il profumo dei cibi generosi della trattoria La Tana dell’Orso, dove Giuseppe celebra i suoi momenti più significativi, accompagnato dal profumo delle lasagne, delle patate arrosto, della selvaggina, degli affettati.