COSE CHE SI PORTANO IN VIAGGIO di Aroa Moreno Duran, Guanda 2020

Nel bel romanzo “Cose che si portano in viaggio”, la valigia diviene il contenitore simbolo di ricordi, frammenti di un passato, o di più passati, di fughe e ritorni cui si cerca di trovare un senso.

Katia vive con la famiglia, esule dalla Spagna franchista, a Berlino Est, dopo che la fine della Guerra ha sancito la suddivisione della città in settori e la Guerra fredda l’ha cristallizzata in due zone, fisicamente separate dal muro che crollerà solo nel 1989.

Il padre, comunista convinto, racchiude tutto il suo passato in una valigia, nascosta sotto il letto: proibito alle figlie, Martina e Katia, aprirla.  Sarà difficile per loro resistere alla curiosità. Aprendola scopriranno parenti, fotografie, storie, frammenti di quel passato da cui i genitori sono fuggiti.

Il sogno d’amore rappresentato da Johannes, tedesco dell’Ovest, condurrà Katia fuori da un confine troppo stretto, facendole compiere all’inverso il viaggio dei suoi genitori.

Senza più identità, né spagnola, né tedesca, non più cittadina dell’Est, non completamente cittadina dell’Ovest, moglie e madre non priva di rimpianti, si chiederà cosa sia rimasto dell’altra donna, se dentro quella frontiera lei non abbia una famiglia. Non può “risvegliare un’altra verità, un altro grido, se la guerra è fredda lei si sente congelata”.

Tornata a Berlino est a visitare la sua casa e quello che rimane della sua famiglia d’origine, dopo la caduta del muro, scoprirà il frammento mancante alla sua storia, contenuto in un’altra valigia dove la sorella Martina, incardinata per sempre nello stesso luogo, ha raccolto documenti che svelano segreti familiari mai prima rivelati o immaginati.

Il destino della fuga, della mancanza di patria, di una propria identità culturale, politica e storica, la condanna a vivere senza una propria terra, saranno narrati in terza persona nell’ultima parte del romanzo, intitolata Vaterland - la terra di mio padre. Nella quale Katia scoprirà il prezzo della sua fuga.

Quale sapore rimane delle molteplici patrie di Katia? Sicuramente quello di uovo: alimento razionato nella Berlino est post-bellica, ingrediente base delle opulente colazioni del ricco Ovest.

 

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