GLI EXTRA DEL VENERDI': HEIDI di Francesco Muzzopappa, Fazi editore, 2018

Perchè Heidi? E’ il nome con cui un anziano padre smemorato chiama la figlia, ricordando gli unici momenti di tenerezza fra di loro, trascorsi a guardare il famoso cartone a base di caprette. Ed è anche appunto la trasposizione in un mondo semplice ed incantato, in cui i rapporti sono chiari.


Nella realtà invece Chiara/Heidi si barcamena fra il fastidio per l’anziano genitore svitato e il senso del dovere che la spinge ad accudirlo, dopo che è stato espulso da una costosa RSA per aver tirato un po’ troppe cose al personale, con ottima mira.


La vita di Chiara è complicata: nessuna meraviglia che Chiara la sera si spari intrugli sospetti per poter prendere sonno e sfuggire agli incubi diurni. Oltre al padre, deve sopportare un insopportabile capo, detto lo Yeti, reale divoratore di uomini, che la tiene sotto tiro e la inchioda in ufficio dodici ore al giorno, secondo la peggiore tradizione milanese.

E poi c’è il suo lavoro: provinare (neologismo a sentire il quale il padre potrebbe tirarle qualcosa) un’armata brancaleone di ventriloqui, ballerine, saltimbanchi, tutti ansiosa di approdare in qualche programma a dare prova delle proprie incredibili capacità.


Qui Muzzopappa dà il meglio di se stesso, tracciando con un lessico acuminato macchiette irresistibili che aggiungono quel tocco surreale al romanzo e permettono che ci stia una conclusione felice, ad opera di Peter, il quale atterra direttamente dal cartone animato: sorride, sa dare valore alle cose e riporta padre e figlia se non proprio alla realtà almeno ad una vita accettabile e divertente, anche nel territorio dell’Alzheimer.


Che sapore lascia? Quello di un prato con un laghetto, in un giorno di sole in cui Chiara scopre che si può essere felici, se ci si guarda intorno con occhi aperti alla vita.




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