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LA DISCESA INFINITA di Enrico Camanni, 2021 Mondadori

In questo bel romanzo, intenso e ben costruito, il protagonista Nanni Settembrini, guida alpina per scelta e per amore, si trova a indagare su di una morte avvenuta più di mezzo secolo prima.

Il passato si lega al presente attraverso vie imprevedibili e la vicenda porta in luce la storia di Nando e Teresa, aiutandoci a scorgere i vissuti più intimi di Nanni.

Attorno a Settembrini, amichevolmente chiamato “Torinese”, ruotano presenze vive, spesso ingombranti: Clara, la ex moglie, Olivier Gorret, il suocero, Camilla, la nuova compagna, le figlie, il nipote in arrivo, Beppe, l’amico di una vita, il compagno di classe che permetterà il riannodarsi di molti fili.

Cosa lega il passato al presente? Qual è il filo conduttore?

Sicuramente è possibile individuarlo in una semplice parola: amore.

È l’amore che percorre l’intero romanzo, allargandosi fino ad abbracciare e coinvolgere persone, oggetti, fino ad arrivare al vero protagonista: la montagna o, più precisamente, il Monte Bianco, “ che non è un monte unico, ma una catena di creste, guglie, ghiacciai lunghissimi di là sono fiumi e di qua cascate. Tranne uno che sembra l’Himalaya.”

Il Monte Bianco è la sfida, la pulsione alla conquista, la sete dell’infinito;

“L’infinito esiste, ma bisogna sporgersi”, dirà a Nanni il professore Cesare Leone, sottolineando anche che

“ il tempo non cambia le persone, l’amore e il dolore le cambiano, la poesia talvolta, ma gli anni sono solo acqua che scorre verso il mare.”

Ed è in quest’ottica che il passato si lega al presente, nonostante i cambiamenti di mode, di abitudini, di usanze e consuetudini che Camanni, attraverso gli occhi di Nanni, non esita a descrivere, criticare e infine a denunciare.

Il cuore del romanzo è però costituito dal Monte Bianco, dalla sua mole imponente, dalle sue nevi, i suoi ghiacci, il Miage messo in pericolo dal riscaldamento globale.

Le nevi e i ghiacci del Miage, ormai irrimediabilmente in pericolo a causa del riscaldamento globale, diventano il fulcro di quell’amore che spinge alla conquista del Bianco, che diviene il simbolo di ogni conquista, di ogni desiderio, di ogni tensione all’infinito.

Quale sapore può ben descrivere l’atmosfera del romanzo? Tra i molti ci piace ricordare quello della toma di capra che Nanni ama e porta con sé ogni volta che va a fare visita a qualcuno.

Un formaggio che contiene il sapore della montagna, dei suoi animali, quasi la loro essenza.



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