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LA RECENSIONE DEL MERCOLEDI'

IL POSTO di Annie Ernaux, 2014 L’Orma Editore

Pubblicato per la prima volta nel 1993 dalle Éditions Gallimard di Parigi, il romanzo rappresenta il faticoso recupero che Annie Ernaux, premio Nobel per la Letteratura del 2022, cerca di operare sulla sua infanzia e i suoi genitori.

Ricostruita in maniera asciutta e sobria, la storia non indulge a rimpianti o nostalgie, ma racconta in maniera essenziale la vita dei genitori prima e dopo la nascita di Annie, andando avanti e indietro sulla linea del tempo.

In maniera quasi speculare, il romanzo si apre e si chiude sulla stessa immagine di morte e sulle stesse parole: « è finita» che oltre a riferirsi all’esistenza del padre ormai conclusa, implica altro: il negozio di alimentari, la loro esistenza proletaria, l’operazione di riportare alla luce l’eredità che, «entrata nel mondo borghese e colto, avevo dovuto posare sulla soglia.»

Il racconto inizia con Ernaux alle prese con la commissione che deve giudicarla idonea all’insegnamento: deve spiegare 25 righe –non una di più o di meno -di Papà Goriot di Balzac, davanti a una classe quarta dello scientifico.

Suo padre, ci informa poco dopo, era morto esattamente due mesi dopo e, aspetto interessante che fornisce una chiave di lettura dell’intero romanzo, spesso le capitava « di non sapere più se la scena al Liceo di Lione ha avuto luogo prima o dopo, se quell’aprile ventoso in cui mi vedo aspettare un autobus sia precedente o successivo al giugno soffocante della sua morte.»

Che sapore rimane? Quello del melone, meglio se maturo. È la stessa Annie a dirci «… nell’odore del melone troppo maturo ritrovo solo me stessa e le mie estati in vacanza a Y*»


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