SEMBRAVA BELLEZZA DI TERESA CIABATTI, MONDADORI  2021

Spinta da una buriana interiore che soffia feroce, l’autrice ci presenta la protagonista come se stessa (è una storia vera, ribadisce più volte), una scrittrice che ha avuto successo ma sta declinando. Si rivolge direttamente ai suoi lettori, dipingendosi come una donna cattiva nel suo va e vieni dal presente alla propria adolescenza mai digerita.



In effetti è antipaticissima all’inizio, nel proseguo prende forma una donna fragile, complessata, rosa dall’invidia e trattenuta da un senso di inadeguatezza ben coltivato, incattivita ma non tanto quanto ci vuole far credere, sempre lì a misurarsi con la bellezza delle altre e degli altri. Incapace di amare anche la sua stessa figlia, la adora e la soffoca con il metro della perfezione con cui ha sfinito se stessa.



Nonostante la sua presunta cattiveria, si dedica alla sorella della sua unica amica, oggetto di invidia, misura della bellezza e della popolarità, poi abbandonata (insieme all’amica stessa) dopo che ha tentato il suicidio e ora riemersa, ma per sempre diciassettenne a causa del danno cerebrale che ne ha riportato, le si dedica come alla “ragazza trasversale, un’idea di ragazza, ombra spettro, il contrario di ideale, una creatura che passando il testimone abbiamo rappresentato tutte. L’obesa, la malformata, la rapita, la ritardata”.



Che cosa tiene incollati a questo ritratto repellente, allo scavare nel peggio da cui ognuna di noi è passata nell’adolescenza e per fortuna è riuscita a chiudere in una scatola da tenere in soffitta con molta naftalina? La scrittura, una scrittura beffarda, acuminata, spezzata con un uso irregolare della sintassi che la rende simile a un nugolo di frecce che ti piovono addosso inchiodandoti alla storia e ai suoi echi che rimbombano cupi in quella famosa scatola.



Il sapore che lascia è quello insipidino dei tramezzini consumati frugalmente in albergo al posto della cena dalla scrittrice e dalla sua amica, in un viaggio che dovrebbe essere di piacere: nulla si concede, nessun buon sapore rallegra questo romanzo nerissimo.

 

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