SENI E UOVA DI MIEKO KAWAKAMI, E/O 2020

1 gennaio 2025

Cosa ci spinge a leggere un libro che arriva da un mondo profondamente differente, con un modo di raccontare tanto lontano dal nostro che a volte sembra essere senza capo né coda, con una logica organizzativa diversa? Forse il suo indugiare sull’attimo, sulla singola azione o sulla pietanza che si mangia e anche su come la si prepara, cogliendo in ogni gesto un pezzetto del grande puzzle che compone la vita? E’ uno stile narrativo non adatto a chi ha poca pazienza, a chi cerca una trama di grandi avvenimenti. Qui tutto è minimo, quasi frugale.

Il libro è diviso in due parti. La prima riguarda il rapporto fra due sorelle e la figlia adolescente della maggiore, che da mesi non rivolge più la parola alla madre, accusandola di non dirle la verità. Il confronto avanza lentissimo, ma giunge ad un epilogo in una grandissima scena di uova rotte e spiaccicate.

La seconda sezione riguarda solo la sorella minore e il suo desiderio di maternità che la spinge in varie direzioni impedendole di concentrarsi sul lavoro di scrittrice, la mette in contatto con persone nate dalla inseminazione artificiale che hanno sofferto questa scoperta, la conduce su strade a volte pericolose, la riporta al suo passato e al rapporto con la famiglia.

La narrazione sembra attorcigliarsi intorno all’interrogativo di cosa la spinge a voler “incontrare il suo bambino”, a volte in modo quasi insostenibile. Eppure si continua a leggere e a riflettere con la protagonista: che cos’è un figlio? Qual è il suo significato? E’ giusto metterlo al mondo fuori da una relazione di coppia, ricorrendo all’inseminazione artificiale ? Per chi lo si fa esattamente, per sé o per il bambino? E se, come è ovvio, è per sé, è giusto? E addirittura il parossismo:  è possibile fare una scelta giusta? O bisogna scegliere di sbagliare?

Anche questa seconda parte si conclude con una scena epica che sembra dare risposta a tutti gli interrogativi e sollievo al lettore che chiude il libro e ripiomba nel suo solido mondo occidentale, ma è oramai stato addentato dal tarlo del significato, il senso di ogni piccola cosa e di ogni piccolo gesto e non se ne libererà tanto facilmente.

 

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