UN'ODISSEA. UN PADRE, UN FIGLIO, UN'EPOPEA, DANIEL MENDELSOHN, EINAUDI 2019

Benché si apra con una dedica “a mia madre”, il libro ripercorre il rapporto con il padre Jay, un padre autorevole, come nella tradizione, uno che “nella vita ha imparato qualcosa” , è dotato di certezze, o meglio, è in lotta assoluta con l’incertezza. 

Questo è anche il suo lavoro: estrarre una qualche certezza da dati casuali. Un ritratto marcatissimo, che viene confrontato con un altro genitore celebre: Odisseo, a sua volta padre e figlio. 

Il libro infatti segue un doppio binario, da una parte la rilettura dell’Odissea svolta dal narratore all’interno di un seminario universitario, con tutte le interessanti riflessioni che i suoi studenti fanno sull’eroe e sul suo ritorno a casa. Dall’altra i conti con l’ingombrante figura paterna, tanto onnipresente che ha ottenuto di partecipare al seminario e non si tira indietro nelle discussioni. 

Alla fine padre e figlio si regalano una crociera nel Mediterraneo, sui luoghi omerici. Il viaggio non può terminare a Itaca come sarebbe previsto dal programma, che rimane una meta agognata e metaforica. 

E’ una scrittura densa, piena di riferimenti: va affrontata se si ha il gusto di ripercorrere l’intera Odissea e di rileggerla con un occhio diverso, potremmo dire americano perché libero dalla sovrastruttura con cui si studia a scuola il poema. E, altra condizione importante, se si ha il tempo per seguire i va e vieni temporali che riportano il figlio all’infanzia e al ruolo del padre nella sua crescita. Tuttavia l’analisi è molto approfondita, succosa, piena di spunti.

Che sapore rimane? Citiamo le profetiche parole di Jay ai figli riguardo alla sua morte ed all’eventuale infermità: “Staccate la spina e poi andate a farvi un giro di biirre!” Poter brindare ad un padre capace di lasciare il campo con onore, come un eroe greco, è una bella fortuna.

 

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