UNA DONNA NORMALE DI ROBERTO COSTANTINI, LONGANESI

Un vero successo

Aba, una tranquilla e anonima madre di famiglia, vive a Roma con marito e due figli adolescenti e svolge un lavoro che tanto normale non è: con il nome di Ice lavora infatti per i servizi segreti e la freddezza è il tratto che caratterizza la gestione delle sue indagini, condotte all’insaputa di tutti. La sua capacità di autocontrollo e di mantenere una fredda lucidità nelle situazioni più pericolose e delicate le deriva dagli insegnamenti del padre, agente del controspionaggio.
Un personaggio cui la protagonista è molto legata è Pietro Ferrara, vecchio amico di famiglia, collega del padre prima e di Aba/Ice poi, assurto a ruolo di sostituto del padre stesso.
Tra le certezze di Ice : una volontà feroce anche su sé stessi alla fine prevale sempre;  negli adulti maturi il cervello comanda sul cuore.
Benché attenta ai bisogni della famiglia, cui fa fronte imponendosi ritmi massacranti, Aba non intuisce quello che qualunque lettore, anche disattento, percepisce fin da subito: l’inconcepibilità di una relazione all’interno della quale manca la conoscenza completa dell’altro; l’incredibilità di una situazione familiare priva del presupposto fondamentale: la sincerità. Aba/Ice continua a condurre la sua doppia vita, senza perdere colpi, finché un’indagine in Libia, per sventare un attentato suicida in Italia, non la porterà a stretto contatto con metodi di intervento razionalmente condannabili e con una cultura estranea alla sua mente razionale.
Sarà solo facendo i conti con la parte oscura di sé, il metaforico pozzo dal quale Ferrara l’ha già salvata una volta, e compiendo il parricidio cui rimandano i Karamazov, romanzo che uno strano personaggio incontrato ai giardini sta leggendo, che Aba e Ice potranno finalmente ricomporsi. Sarà allora che Aba potrà guardare nel fondo del pozzo delle contraddizioni e delle paure che non ha mai voluto vedere.
Il romanzo, scritto in prima e terza persona, alternate ma sempre focalizzate su Aba o Ice, è scorrevole, di facile lettura, si divora tutto di un fiato e lascia il lettore stupito di fronte a una realtà che non è mai come appare.
Che sapore e profumo rimangono, a lettura terminata?
Sicuramente quello del cous cous consumato dal misterioso JJ , del sidro e della shisha da lui fumata. Ma anche quello delle pizze nei cartoni, mangiate allegramente insieme ai figli, quasi a compensare i vuoti lasciati da Aba e a
colmare le paure e le incertezze dei figli adolescenti.

 

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