VITA, MORTE E MIRACOLI DI BONFIGLIO LIBORIO DI REMO RAPINO, 2019 MINIMUM FAX

Il romanzo, candidato alla 58° edizione del Premio Campiello, la cui cerimonia conclusiva con relativa premiazione si terrà a Venezia il prossimo 5 settembre, potrebbe anche essere sottotitolato “Il Novecento narrato da Bonfiglio Liborio”.
Attraverso lo sguardo straniato del protagonista, infatti,  passano le molteplici vicende del cosiddetto “secolo breve”, che tanto breve qui non ci appare,  a partire dai postumi della I guerra Mondiale, dai primi bagliori del Fascismo, dal consolidamento del Regime, dalla II Guerra Mondiale con gli esiti devastanti dell’8 settembre e allo scontro tra truppe tedesche e anglo-americane, fino ad arrivare alla ricostruzione del Dopoguerra, al Boom economico, agli anni della Contestazione, a quelli di Piombo e della Recessione, alle riforme apportate dalla Legge Basaglia … all’attacco alle Torri Gemelle fino quasi ai nostri giorni.
La narrazione è un lungo monologo interiore di Liborio, che racconta il mondo con la sua lingua, abilmente riplasmata da Rapino, attraverso metafore che richiamano prepotentemente lo stile di Verga e l’effetto straniante da lui ricreato in molti suoi scritti.
Tra le tante immagini che dipingono la realtà colta dagli occhi e dalla mente di Liborio piace ricordare quelle che ci descrivono don Vincenzo, che li sfratta, come uno che ha la “pancia piena di maccheroni”, il Duce che ha “una coccia di provolone” e che l’appressarsi dell’8 settembre è simile a nuvole basse che sembrano “melanzane allungate”.
Liborio è un “Cocciamatte”, ovvero una “Testa Matta”, privo del padre, di cui sa solo di aver ereditato occhi e sguardo: alla morte del nonno prima e della madre poi sarà costretto ad affrontare fuori dal suo paese, ancora arcaico e rurale, una realtà complessa che rischierà di stritolarlo; tornerà infine nel luogo in cui è nato, dove non troverà più nulla e nessuno di quel passato da lui spesso idealizzato e rimpianto.
Attraverso lo sguardo di Liborio ci troviamo immersi in una realtà che ci strappa sorrisi amari e ci invita a riflettere sulla società, gli stili di vita, i valori e disvalori che hanno animato e animano la nostra storia passata e recente.
Che gusto rimane? Sicuramente quello dell’uva che da piccolo Liborio rubava dalle vigne, per sfamarsi e inventarsi momenti di felice libertà.
Quali due buoni motivi per scegliere questo libro?
L’originalità della narrazione;
L’invenzione di una lingua mimetica spesso intuitiva.
Quali due buoni motivi per escludere questo libro?
La difficoltà a seguire la narrazione fatta attraverso lo sguardo di Liborio;
La lingua non sempre facilmente traducibile, nonostante il Glossario allegato

 

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